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Il jet lag è uno di quei problemi che tutti pensano di conoscere… finché non lo sperimentano davvero. Arrivi a destinazione, magari in un luogo che sognavi da mesi, e invece di essere carico ed entusiasta ti senti stanco, confuso, affamato a orari improbabili e con il sonno completamente sballato. Il risultato? Giorni preziosi del viaggio vissuti a metà.
La buona notizia è che il jet lag non è una condanna inevitabile. Capire cos’è davvero, perché colpisce in modo diverso da persona a persona e quali strategie funzionano davvero può fare una differenza enorme. E spesso basta iniziare prima ancora di salire sull’aereo.
In questo articolo vediamo come affrontare il jet lag in modo intelligente, pratico e realistico, senza soluzioni miracolose ma con accorgimenti che funzionano davvero.
Il jet lag è un disturbo temporaneo legato allo sfasamento tra il ritmo circadiano interno e il nuovo fuso orario. Il nostro corpo è programmato per seguire un ciclo di circa 24 ore che regola sonno, veglia, fame, digestione, temperatura corporea e produzione di ormoni come la melatonina.
Quando attraversiamo rapidamente più fusi orari, soprattutto in aereo, questo orologio interno non fa in tempo ad adattarsi. Il risultato è una sorta di “disallineamento” tra ciò che il corpo si aspetta e ciò che l’ambiente richiede.
Non è il volo in sé a causare il jet lag, ma il cambio di orario. Ed è per questo che più fusi attraversi, più i sintomi tendono a essere intensi.
Il jet lag non si manifesta sempre allo stesso modo, ma alcuni segnali sono molto frequenti. I più comuni includono una stanchezza persistente che non passa nemmeno dormendo, difficoltà ad addormentarsi o risvegli troppo precoci, senso di confusione mentale e scarsa concentrazione.
Molte persone notano anche alterazioni dell’appetito, fame a orari insoliti o disturbi digestivi. A questi si possono aggiungere irritabilità, mal di testa, calo dell’energia e, nei casi più intensi, una sensazione generale di “non essere mai davvero presenti”.
La durata del jet lag varia: in genere serve circa un giorno di adattamento per ogni fuso orario attraversato, ma età, stile di vita, qualità del sonno e direzione del viaggio fanno una grande differenza.
Uno degli aspetti più sottovalutati del jet lag è la direzione del viaggio. Volare verso est, ad esempio quando dall’Europa si viaggia verso l’Asia, è in genere più difficile rispetto a volare verso ovest.
Il motivo è semplice: andare verso est significa anticipare l’orologio biologico, costringendo il corpo ad addormentarsi prima del solito. Al contrario, viaggiare verso ovest allunga la giornata, cosa che per il nostro organismo è leggermente più naturale.
Ecco perché molte persone trovano più faticoso adattarsi a un viaggio verso Tokyo rispetto a uno verso New York, anche se i fusi orari sono simili.
La gestione del jet lag inizia prima del viaggio, non dopo l’atterraggio. Anche pochi giorni di preparazione possono ridurre notevolmente l’impatto.
Nei giorni precedenti alla partenza, è utile iniziare a spostare gradualmente gli orari di sonno e dei pasti in direzione del fuso di destinazione. Anche solo 30–60 minuti al giorno possono aiutare il corpo ad abituarsi in modo progressivo.
Un altro aspetto importante è arrivare al viaggio ripostati. Partire già stanchi, magari dopo settimane di lavoro intenso, rende il jet lag più aggressivo e più lungo da smaltire.
Il tempo passato in aereo è spesso visto come una parentesi passiva, ma in realtà è un momento strategico per iniziare l’adattamento.
Una delle prime cose da fare è impostare l’orologio sull’orario di destinazione appena si sale a bordo. È un gesto semplice, ma aiuta il cervello a iniziare il cambio di prospettiva.
Dormire in aereo può essere utile, ma solo se coerente con l’orario di arrivo. Forzarsi a dormire quando a destinazione è giorno pieno può peggiorare la situazione. Meglio fare brevi sonnellini, evitando il sonno profondo se non è il momento giusto.
L’idratazione è fondamentale: l’aria secca della cabina favorisce la disidratazione, che accentua stanchezza e mal di testa. Al contrario, alcol e caffeina andrebbero limitati, perché interferiscono con il sonno e il ritmo circadiano.
Muoversi ogni tanto, anche solo camminando nel corridoio o facendo piccoli esercizi, aiuta la circolazione e riduce quella sensazione di torpore tipica dei voli lunghi.
Le prime 24–48 ore sono decisive. Qui si gioca gran parte della partita contro il jet lag.
La regola d’oro è una: adattarsi subito agli orari locali, anche se il corpo protesta. Mangiare quando mangiano tutti, andare a letto a un orario ragionevole e svegliarsi con la luce del mattino aiuta l’orologio biologico a riallinearsi.
La luce naturale è uno strumento potentissimo. Esporsi al sole, soprattutto al mattino, stimola la regolazione della melatonina e accelera l’adattamento. Al contrario, stare chiusi in hotel con le tende oscurate può prolungare il jet lag.
Se la stanchezza è eccessiva, un breve riposino può aiutare, ma dovrebbe essere limitato a 20–30 minuti. Dormire a lungo durante il giorno rischia di compromettere la notte successiva.
Sì, e spesso viene sottovalutato. L’apparato digerente segue anch’esso un ritmo circadiano e risente molto del cambio di fuso.
Nei primi giorni è meglio privilegiare pasti leggeri, facilmente digeribili, evitando eccessi di zuccheri, alcol o cibi molto grassi. Anche mangiare in modo regolare, rispettando gli orari locali, aiuta il corpo a “capire” che è cambiato il contesto.
Alcune persone trovano beneficio nel fare una colazione abbondante e una cena più leggera nei primi giorni, favorendo così la veglia diurna e il sonno notturno.
Una delle domande più comuni riguarda la durata del jet lag. Non esiste una risposta unica, ma in media il corpo impiega da pochi giorni a una settimana per adattarsi completamente, a seconda del numero di fusi orari attraversati.
Viaggi brevi ma con molti fusi orari possono essere più difficili di viaggi lunghi con uno scopo rilassato. Anche l’età influisce: con il passare degli anni, l’adattamento tende a essere più lento.
La buona notizia è che, seguendo strategie corrette, i sintomi più fastidiosi possono ridursi già dopo le prime 48 ore.
PIANETA GAIA