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CILE: Tra i vigneti del Cile - I
Pillole di viaggio
13 Giugno 2020
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Se pensiamo al Cile, non possono non venirci in mente il deserto di Atacama, il Parco di Torres del Paine, la selvaggia Patagonia cilena o la misteriosa Isola di Pasqua. Forse non distese di verdi vigneti incastonati tra valli e canyon. Eppure, un motivo forse meno conosciuto, ma altrettanto affascinante per partire alla volta del Cile, è quello di andare a scoprire le sue regioni vitivinicole e ovviamente a degustarne gli eccellenti vini.

 

Un vigneto cileno ai piedi delle Ande

 

Con i suoi 215.000 ettari di vitigno impiantato e i 1.010 milioni di litri prodotti all’anno, il Cile è oggi all’ottavo posto nella produzione mondiale di vino, diventando così una delle mete più desiderate dagli appassionati di vino che, solo nel 2015, sono stati più di 600.000. L’estensione dei suoi vigneti è oggi poco più grande di quelli del bordolese e solo negli ultimi dieci anni si è espansa addirittura del 40%. Una crescita incredibile e che non accenna ad arrestarsi grazie all'eccezionale territorio, fatto di microclimi che favoriscono la coltivazione della vite. In un paese che si estende per circa 4.500 chilometri da nord a sud, si incontra la coltivazione nella fascia compresa tra i 27° e i 39° di latitudine sud, la stessa di altre regioni vitivinicole eccellenti, tra le quali Nuova Zelanda, Sudafrica e Argentina. Grande soleggiamento e forti escursioni termiche, determinate principalmente dall’aria fredda andina e dalla corrente che soffia dall’Oceano Pacifico, ne favoriscono la concentrazione fenolica, quella che consente al vino di avere struttura, ricchezza di tannini e un colore pieno e compatto.

 

I vitigni a bacca nera sono quelli predominanti in Cile

 

Le barriere naturali del Cile - deserto di Atacama a nord, Cordigliera delle Ande a est,Terra dal Fuoco a sud e Oceano Pacifico a ovest - consentono inoltre un isolamento tale da rendere il vigneto cileno non soggetto al parassita della fillossera. Come in tutto il Sud America, i vitigni maggiormente coltivati sono quelli a bacca nera, principalmente Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Pinot Nero e Carménère, vitigno rappresentativo del paese, anche se non autoctono ma di origine francese, in passato confuso con il Merlot e che fino a poco tempo fa si reputava estinto. Tra i bianchi invece spiccano Sauvignon Blanc e Chardonnay. Sempre meno coltivato invece il Paìs, vecchio vitigno indigeno, destinato principalmente al consumo locale.

 

Pendenza di un vigneto cileno

 

Ma come ci è arrivata la vite in Cile? Qualcuno sostiene che sia stata introdotta nel paese da Cortez nel 1523, altri dal prete Francisco de Carabantes nel 1548; quel che è certo è che già nel 1554 risultano documentate le prime viti ad uso commerciale nell’area limitrofa alla capitale Santiago. Come ovunque, si rendeva indispensabile la vite per produrre il vino necessario per officiare la messa, rendendo monaci e sacerdoti i veri diffusori delle coltivazioni e degli allevamenti. Nel 1818 il paese ottenne l’indipendenza, favorendo così i viaggi intercontinentali degli enologi francesi, molti dei quali rimasti senza lavoro in patria a causa della fillossera. Nel 1987, in seguito alla caduta della dittatura di Pinochet, si è assistito a una fortissima spinta del settore, soprattutto sui mercati internazionali, grazie all’ottimo rapporto qualità-prezzo e un dinamismo interno molto attento al gusto internazionale. Non è un caso che alcune delle più grandi famiglie del vino – fra cui Margaux, Lafite-Rothschild, Mouton-Rothschild o gli italiani Antinori - abbiano fatto ingenti investimenti proprio in Cile.

 

continua...

 

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ANNA (Blogger)

Sarda di nascita, toscana d'adozione, giramondo per vocazione. Da bambina si addormenta ogni sera guardando il mappamondo sul comodino e sognando di visitare tutti quei paesi colorati. Laureata in Storia dell'Arte è anche sommelier e le piace unire i piaceri della buon vino i viaggi per il mondo.

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