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Repubbliche Baltiche - III

Diario di viaggio in Lituania, Lettonia ed Estonia

 

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8° giorno

Terminata colazione è tempo di saluti, foto ricordo e conto da saldare (Hellen non ci fa pagare il servizio guida un po’ perché è stata più con gli inglesi che con noi un po’ perché loro potevano mettere tutto in nota spese…oltre ad offrirci la cena), poi partiamo verso Saatse e da qui lungo la 178, tagliando 2 volte in territorio russo (non c’è frontiera, è solo richiesto da un cartello di non fermarsi e non percorrere la strada a piedi) raggiungiamo Värska dove facciamo tappa al museo Seto Tsäimaja. Il bel museo, metà all’aria aperta, metà al chiuso sorge nei dintorni della parte terminale del Värska lahe, poi ci inoltriamo al punto terminale della strada nel minuscolo villaggio di Podmosta, in un’insenatura che di fronte ci regala la vista della chiesa ortodossa di Kukje in territorio russo, come una torre di guardia ancora più elevata ci fa ben capire. Il nostro obiettivo ora è più distante anche perché il fiume Emajõgi taglia la zona soprastante e la via corretta ci porterebbe lontano fino a Tartu. Ma il navigatore dice che un passaggio interno si può fare, ci propone solo strade non asfaltate e lasciato il minuscolo villaggio di Kastre una svolta sul fiume ci fa dubitare. In realtà una chiatta che si sposta a manovella c’è, un vecchio lupo di mare la conduce sudando sette camicie avanti ed indietro, entriamo così a Kavastu via traghetto (parv) e da lì raggiungere Kolkja è un attimo. Circondati da cipolle in vendita in ogni dove raggiungiamo il cuore dell’area dove vive una minoranza più religiosa che etnica, i Vecchi Credenti russi, un gruppo non particolarmente nutrito di russi che mai accettò il conformarsi della chiesa ortodossa russa a quella greca nel lontano 1652. Le differenze sono molto esigue (tra le principali il fare il segno della croce con 2 dita invece che 3), ma qui rappresentano la maggioranza della popolazione avendo eletto il luogo a loro casa. Avevamo fissato un appuntamento con la guida locale ed addetta al museo Lily Tarakanov, ma qualche giorno prima ci ha inviato una mail dicendo che sarebbe partita in vacanza e che ci saremmo potuti rivolgere a Kairi Gunssum, senza però lasciarci nessun riferimento della suddetta. Al museo facciamo un rapido passaggio, c’è una comitiva lettone in visita, l’addetta parla solo russo e tedesco (noi zero di entrambi gli idiomi se non tre parole io di russo e Bosforo di tedesco, da buon romagnolo…), fortuna che la figlia di una delle visitanti parla uno splendido inglese (come splendida è lei, se va fatto un commento…) e ci fa da traduttrice. Riusciamo a capire dove Kairi è al momento, il centrale Peipsimaa külastuskeskus, una specie di caffetteria, museo, art gallery circondato da vendita di cipolle e nidi di cicogne. Kairi è colta di sorpresa, parla un po’ di inglese ma non può abbandonare il posto di lavoro per portarci a visitare abitazioni e luoghi tipici, prova a contattare un’amica che però poco sa della cultura tradizionale dei Vecchi Credenti, così abbandoniamo l’idea di contatto con questa popolazione per farci un giro in autonomia tra i piccoli villaggi sul lago Peipsi. Andiamo a sud fino a Varnja, le abitazioni sono tutte agghindate da cipolle, la popolazione però risulta molto più chiusa e circospetta in confronto ai Setu, al nostro passaggio ci guardano strano anche se va detto che ben poca gente s’incontra se non alle prese col tentativo di vendere cipolle. Ma poi a chi, poiché il passaggio è praticamente inesistente e la quantità incredibile? In serata a Varnja ci sarà il festival delle saune, sono esposte tutte le tipologie di sauna, da quella che altro non è che una specie di serra a quella smoke identica a quanto abbiamo fatto la sera precedente, peccato che è ancora molto presto e non ci sia un avventore che sia uno. Lasciamo quindi Varnja per dirigerci al vicino castello di Alatskivi (Alatskivi loss), l’incantato castello bianco nel prato verde che pare uscito dalla favola di Cenerentola. Proseguiamo la visita verso Kallaste, altro villaggio di Vecchi Credenti dove pranziamo con qualcosa recuperato al market visto che i pochi bar-ristoranti nel pomeriggio non lavorano, prezzi veramente bassi per qualsiasi prodotto. Terminata la perlustrazione di Kallaste lasciamo definitivamente l’area per puntare su Tallinn, la capitale, luogo che prevedibilmente sarà traboccante di turisti. Andiamo a nord lungo la statale 21 per poi prendere nei dintorni di Rakvere l’autostrada n. 5. Raggiungiamo facilmente Tallinn, più complesso trovare una sistemazione, ci riusciamo non prima delle 21 presso il grande e splendido hotel St. Barbara, dovendo cambiare camera durante le 3 notti in cui stazioniamo. Splendido hotel di fronte alla grande Vabaduse väljak, in questi giorni agghindata con una gigantesca bandiera estone, dotato di parcheggio interno, wi-fi, colazione a buffet, caffè o the in camera e servizi di ogni genere a ripagare i circa 40€ di media a notte, per noi uno sproposito ma non qui in una città stracolma di turisti. Partiamo subito a passare la serata in città, illuminata in modo splendido, la presenza di turisti scema un po’ di sera quando la maggior parte ritorna sulle grandi navi da crociera che approdano nel porto vicinissimo alla città vecchia, ceniamo alla Schnitzel Haus dove il cibo è a buon mercato mentre un bicchiere d’acqua è proposto a 2€ cadauno, poco di più di una pinta di birra. Ci godiamo la vista della città che irraggia in ogni modo il suo fascino al termine di una giornata con aspetti particolarmente diversi gli uni dagli altri, percorsi 416 km su strade di ogni tipo, ben conservate anche quelle sterrate.

 

Il Castello di Alatskivi, Estonia

 

9° giorno

La colazione a buffet di un grande albergo è un invito irrinunciabile, e come sentenzia da sempre Sam (ora a distanze siderali nel suo viaggio lungo quanto ne avrà voglia) al buffet bisogna guadagnarci. E noi assecondiamo l’assioma, rinunciando solo a farci i panini da portarci appresso. In una splendida giornata di sole partiamo ovviamente a piedi a visitare Tallinn entrando in città vecchia da Vabaduse väljak e da lì salendo verso la collina di Toompea. La città è invasa di turisti, di fronte alla Aleksander Nevski katedraal c’è una fila interminabile solo per fare una foto, decisamente diverso da quando passai di qua nel ’94, sulle scale della chiesa sgarrupata si trovava solo qualche anziana a vendere calze di lana grezza e alcolici non identificati. Ma i tempi cambiano, giusto così, proseguiamo nella visita raggiungendo i due belvedere principali, il Paktul (Patkuli Vaateplatvorm) e quello di Court Square (Kohtuotsa vaateplatvorm), a mio avviso preferibile. In questa giornata per arrivare a posizionarsi e godere della meravigliosa vista sulla città occorre sgomitare, ma ne vale la pena. Da qui si scende verso le mura della città bassa per arrivare in una zona meno battuta ma altrettanto interessante fatta da una sequenza di case non perfettamente ristrutturate e dal fascino maggiore lungo Laboratooriumi e Lai. Non lontano da qui si trova la chiesa di Sant’Olaf (Oleviste kogudus) dal cui campanile si ammira la migliore vista su Toompea. Per arrivare in cima occorre salire i circa 260 gradini, alcuni passaggi strettissimi e dato che non c’è un’altra scala va data la precedenza tra chi scende e sale facendo tappa stampati al muro o nei pochi angoli con spazio. Ma è una fatica irrinunciabile, quello che si gode da qui non lo si ha da nessun altro punto della città, si gira attorno al campanile in senso orario, qualche “semplice” ogni tanto non lo capisce e gli incroci non sono agevoli. Ridiscesi prendiamo la via del centro, non necessitiamo di un pranzo, giusto una tappa al market Rami per bevande con prezzi popolarissimi, mentre tra bar e ristoranti il bere costa più del cibo. Lungo le mura di Müürivahe ora sorgono ampie bancarelle dove si possono comprare manufatti di lana (tutti uguali, una sensazione cinese li avvolge…) e di fronte gioiellerie con esposta ambra, mi sovviene come 22 anni fa lungo le mura si trovavano pure qui anziane che vendevano maglioni (ovviamente nessuna possibilità di scegliere la taglia, quello avevano ma non se ne trovava uno uguale all’altro) e di fronte case con meretrici ad attendere i marinai appena sbarcati, anche qui qualcosa è cambiato, giudicate voi se in meglio o peggio. Giusto per prendere uno stop sosta in un caffé e poi è tempo di passare per la piazza centrale della città, Raekoja Plats, celebre per il municipio e la sua torre, le case colorate che la attorniano, la più antica farmacia del Baltico e così via, inondata di gente in ogni dove. Saliamo sulla torre del municipio, scala stretta ma non come la precedente, bella vista ma non come quella di Sant’Olaf, anche se si osserva al meglio la piazza che dal basso coperta dai gazebo dei ristoranti, dai palchi e dalla gente non sempre regala una vista soddisfacente. Continuiamo a vagare tra le piccole strade della città raggiungendo la fortezza e scendendo da dietro dove si trovano alcuni campi da basket con scenario molto evocativo. Qui su più campi si gioca a vari livelli, da professionisti a coppie che in una giornata di sole si godono quest’angolo di città vecchia per pomeriggio sportivo, qualche avventore ci starebbe benissimo in squadre di alto livello, su tutti però fa la differenza un ceffo di rosso vestito cui nessuno darebbe credito ma capace di ubriacare di finte chiunque come nemmeno il miglior Zoran ?utura dei tempi d’oro del Cibona sapeva fare. Dalla zona sul retro della fortezza raggiungere il nostro hotel è questione di pochi minuti, ne approfittiamo per un doppio passaggio televisivo olimpico previsto per oggi, la finale di pallavolo tra Brasile ed Italia (splendida, anche se i sudamericani hanno sempre la partita in controllo) e quella di basket, dove gli U.S.A. asfaltano una Serbia arrivata in finale già contenta per quello ottenuto e non così motivata a far la differenza ma sazia nel suo orgoglio di aver battuto rivali storiche, Croazia su tutti. Nel mezzo ceniamo al ristorante dell’hotel per poterci vedere le partite, unico spazio concesso alle Olimpiadi durante tutto il viaggio. I prezzi del ristorante Baieri Kelder non sono propriamente popolari, ma come ospiti dell’hotel usufruiamo di uno sconto e così diventa sopportabile. Conclusa la brutta finale di basket, visto l’orario e il tanto scarpinare della giornata non abbiamo più voglia e forza di uscire, così terminiamo la giornata, senza aver percorso un solo kilometro in auto ma esserci vissuti al meglio una Tallinn veramente bella, sarà il tempo splendido ma la differenza con Riga pare notevole.

 

Cipolle ovunque nella terra dei Vecchi Credenti, Kolkja, Estonia

 

10° giorno

Stesso hotel e stessa colazione abbondante in una mattina uggiosa, raggiungiamo a piedi il limitrofo Museo delle Occupazioni (Eesti okupatsioonide muuseum) che come in altri luoghi sorvola velocemente sulle centinaia di migliaia di morti e rastrellamenti verso i campi di concentramento nazisti. All’apertura delle ore 10 siamo i soli avventori, si visita quindi in assoluta tranquillità il museo, dove i filmati oltre alle indicazioni scritte sono proposti anche in inglese. Visita interessante, più di quella di Riga. Recuperiamo l’auto per alcune visite fuori dalla città vecchia, partendo dal Castello di Maarjamäe attualmente in ristrutturazione per diventare uno dei tanti contenitori del museo della città di Tallinn. Da qui si raggiunge a piedi un controverso, per gli estoni, Monumento ai Caduti per la Libertà della Prima Guerra Mondiale, rappresentato da un imponente obelisco su di una gigantesca struttura in cemento armato. Realizzato dai sovietici si capisce che piaccia poco visto che la liberazione sarebbe dagli estoni, strano che sia ancora in piedi anche se non del tutto visitabile, una parte è in pessime condizioni e transennata, vien difficile pensare che venga sistemato. Appena dietro, meglio conservato, sorge un cimitero di guerra tedesco, da qui la visuale sulla città (lo skyline direbbero i più posh…) sarebbe notevole, peccato che oggi le nuvole la facciano da padrone. Rientriamo in città con sosta nella zona di Kadriorg dove sorgono parchi e imponenti palazzi barocchi costruiti al tempo degli zar, uno dei palazzi funge anche da residenza del Presidente della Repubblica ed è costantemente vigilato dal picchetto armato. Ha ripreso a piovere e quindi goderci gli splendidi giardini ci è impossibile, prima di lasciare la zona passiamo per il gigantesco Stadio della Musica (Tallinna Lauluväljak) perfettamente conservato quando lo ricordo tanti anni fa in pessime condizioni, all’epoca utilizzato solo come punto di ritrovo per le manifestazioni pro indipendenza, come la partenza della gigantesca catena umana che unì Tallinn a Vilnius passando per Riga del 1989, oltre 600 km presidiati in ogni punto dalle popolazioni locali. Dopo aver ospitato grandi star internazionali, ora lo spazio è mantenuto in ottimo stato, una specie di monumento nazionale anche quando non si svolgono manifestazioni, come identificato dalla presenza di punti vendita di souvenir. Sempre in zona sorge la parte sovietica della città (Lasnamäe), ma di vecchi casermoni decadenti non c’è grande traccia, condomini tutti uguali ma non propriamente caratteristici. Ribaltiamo il lato visita, e dopo aver attraversato Roterman (ora sede dei ristoranti più mondani e dei locali di tendenza) giungiamo a nord ovest della città vecchia per un passaggio al Linnahall, gigantesca struttura voluta al tempo delle Olimpiadi di Mosca del 1980 ma di fatto mai utilizzata (qui si disputarono le regate e una parte delle competizioni tipo canottaggio, kayak e similari, nonostante i circa 1.000 km a separare le città). Ora questo ecomostro oltre a ospitare in un piccolo lato la biglietteria degli aliscafi per Helsinki altro non fa, non c’è più la dogana dove passai dopo lunghi controlli 22 anni orsono e le lunghe scalinate sono piste di prova per skaters, mentre dal tetto si può ammirare una veduta industriale di Tallinn. Da qui passiamo per l’area di Kalamaja, dove si concentrano le antiche case costruite in legno (ben rappresentata da Aki Kaurismaki nel film Tatjana), in effetti la zona è ancora interamente piena di queste abitazioni, non solo un vezzo per richiamare il passato in modo evocativo ma un quartiere sempre più in ascesa, poi ci spingiamo appena fuori città per l’appuntamento cestistico della giornata. Poco oltre verso ovest sorge la Saku Arena dove hanno sede sia la federazione estone di basket che il BC Kalev/Cramo Tallinn. Ad attenderci c’è Anneliis Annus, addetta alle leghe (oltre a quella nazionale qui giocano anche quella Baltica) che conosce bene Bologna e la Virtus poiché ci ha giocato una gloria cestistica della nazione come Kristian Kangur oltre al fatto che prima era l’addetta stampa del Tartu Rock quando ci giocò Victor Sanikidze, poi esploso in Italia proprio alla Virtus. Annellis gentile e cordiale ma non proprio la bellezza estone che si scorge ad ogni angolo a queste latitudini ci racconta del basket locale, di come qui fatichi e non regga il confronto con la Lituania, e di come le contrapposizioni tra squadre locali non siano così sentite come altrove per far massa critica comune verso la nazionale. Ci porta alla bacheca dei trofei del BC Kalev, e quando le rammento dello scontro nei preliminari di Euroclub tra la “sua“ squadra (in realtà lei mai si sbilancia ma se deve raccontare qualche aneddoto lo fa sempre a proposito del Tartu Rock) e la Virtus nel settembre 1990 rimane senza fiato, probabilmente nemmeno nata (a sua discolpa si potrebbe dire che quel Kalev non è proprio l’attuale Kalev/Cramo, ma parliamo di quisquilie)… L’arena di circa 7.000 posti è già di quelle moderne con box riservati ai vip e agli sponsor, anche se qui il basket non è certo il primo sport, viene dopo il calcio in forte ascesa e l’hockey su ghiaccio, arena usata per gli incontri casalinghi del BC Kalev in campionato e coppa, per concerti e ovviamente per le sentitissime partite della nazionale, come quasi ogni immagine tende a rappresentare. Giriamo in lungo e largo la struttura che è reduce da un concerto ma il parquet ha già ripreso possesso dell’arena, all’uscita approfittando di una Statoil per il rifornimento, pranziamo pure visto che qui le stazioni di rifornimento hanno più spazio dedicato al cibo e al market che alle pompe di benzina. Rientriamo in città vecchia lasciando l’auto al parcheggio dell’hotel per ritornare nel cuore di Tallinn, goderci la bellezza del luogo facendo tappa all’antica farmacia, Raeapteek Revali Raeapteek, che oltre ad essere monumento nazionale è una farmacia vera e propria. Chissà cosa diranno gli inservienti nel vedersi passare in ogni istante orde di turisti, che entrano scattano foto all’impazzata e poi escono. Proprio nel momento della chiusura, senza nessuno a infastidire la visita, mi godo la vista spettacolare sulla piazza attraverso le grandi finestre, ognuna delle quali con piccoli vetri che tendono a deformare parzialmente i palazzi circostanti. Per gli interessati, sullo stesso pianerottolo sorge un negozietto di memorabilia sovietico-nazista che esibisce pezzi pregevoli, i prezzi in questo caso sono molto alti. Dopo aver girato in lungo e largo da nord a sud la città vecchia ceniamo al pub Drink che da fuori pare far parte di una catena dozzinale mentre dentro si rivela caratteristico, oltre che frequentato da ragazze estoni ben diverse dall’addetta stampa della federazione di basket. Rientriamo in hotel dopo aver percorso in auto 44 km, che si sembrano tanti pure a noi, ma il contachilometri così narra.

 

Veduta di Tallinn dal campanile di St. Olaf

 

continua...

 

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