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Repubbliche Baltiche - I

Diario di viaggio in Lituania, Lettonia ed Estonia
26 Ottobre 2019

 

1° giorno

Partiamo da Bologna a bordo di una storica Peugeot 106 con cui abbiamo a suo tempo girammo in lungo e largo i Balcani destinazione Orio al Serio, che raggiungiamo con un’escursione fuori A22 causa coda per incidente. Lasciamo la fida auto in un parcheggio a 2 km dall’aeroporto dove siamo sbarcati velocemente. Il volo Wizz Air per Vilnius è un’alternativa leggermente più economica di Ryanair e ha pure un orario di partenza migliore, la coda per imbarcare il bagaglio non è proprio corta, ma abbiamo tempo e non è un problema. Veloci le pratiche di controllo e ingresso al gate, volo puntuale, devo dire che Wizz ha un servizio migliore di Ryanair, poltrone meno rigide, reticella per depositare oggetti e non funge sa centro commerciale volante come il concorrente. Atterriamo in perfetto orario nel piccolo aeroporto della capitale lituana dopo 2:30 di volo, ritirato il bagaglio nemmeno il tempo di cercare il desk dell’autonoleggio perché un’addetta ci sta attendendo con un grande cartello e il nostro nome. Giusto che sia così, il nostro nolo, non proprio il più costoso a disposizione, si trova in un ufficio dell’hotel in fronte al terminal gestito in maniera approssimativa (ed al ritorno dopo qualche tempo capiremo il perché), pratiche veloci, prezzi economici confermati con la sola aggiunta della differenza per espatriare in Lettonia ed Estonia, 30€ in tutto. La Dacia Sandero a nostra disposizione non gode di particolari optional tecnologici, magari la chiusura centralizzata avrebbe fatto comodo, forse meno i vetri elettrici, il navigatore fornito con mappe di FinlandiaNorvegiaSveziaDanimarca e Islanda insomma, ma si rivelano ben più importanti i pregi, dal tanto spazio rispetto alle pari categoria e un assetto alto che nei vari tratti di fuoristrada ci farà molto comodo. Spiegato e controllato il tutto, senza balzelli strani sul rifornimento, carichiamo gli zaini e partiamo con destinazione una guest house (in pratica un albergo senza reception) prenotata con leggero anticipo in centro alla capitale, ottimo posto dotato di cucina comune oltre che di wi-fi. Parcheggiata l’auto nei dintorni in un posto dove non si paga di sera ed alla domenica (fate attenzione, sono severi nei controlli, si paga alle colonnine lungo la strada solo con carta di credito o con apposita app), scendiamo subito in città col clima che pare novembre. Una leggera pioggia ci accompagna al Campanile, uno dei simboli della città che dista 50 metri da noi, i tanti bar e ristoranti non hanno paura a ospitare clienti all’aperto sotto i tendoni che solo in parte riparano dalla pioggia, mentre i funghi che producono calore sono in funzione e agli avventori vengono distribuiti pesanti panni gialli, qui tutto normale. Dopo aver visto la piazza con la cattedrale ci addentriamo nel cuore della città, Pilies Gatve fino alla Vilniaus rotušė, locali alla moda ovunque, poco oltre facciamo tappa al Forest, un ristorante che come il nome suggerisce, è realizzato interamente in legno con cucina a vista e rami verso il soffitto. Ceniamo decisamente bene capendo da subito che per l’abitudine locale due portate sono eccessive anche se il costo rimane molto contenuto, quello che incide più di tutto è l’acqua, anche se imparerò che l’acqua della casa, servita a piacere con limone o arancio con menta fa risparmiare e fa molto cliente abituale. Anche a tarda ora la città pullula di gente in ogni dove, uno dei perché lo scopriamo ben presto, ed è una situazione che ci accumuna, la passione per il basket. Questa notte alle ore 2 ci sarà la sfida olimpica tra Lituania e Spagna, a quell’ora tutte le televisioni dei locali sono puntate sull’evento e nessuno si lamenta quando dopo circa 45’, a fine primo tempo la nazionale orgoglio del paese è già piallata dalle furie rosse di Don Sergio, come impareremo poi, dispiaciuti ma non arrabbiati. Rientriamo in guest house per un veloce passaggio ristoratore, la mattina seguente dovremo già metterci velocemente in marcia. Percorsi 9 km, dall’aeroporto a Totorių Gatve, la via più prossima dove lasciare l’auto dato il nostro soggiorno in Gedemino pr.

 

Uno scorcio di Pilies Gatve, una delle strade principali di Vilnius

 

2° giorno

Poco prima delle 8 di domenica Vilnius è un deserto dal clima tardo autunnale. Tutto sembra chiuso, ad una ragazza assonnata che sta girovagando con cane al guinzaglio chiediamo dove poter far colazione, sulla prima ci risponde che è impossibile, poi le sovviene lo Statoil, che non è un distributore di benzina, ma qui in centro un bar-tavola calda aperto 24 ore. E lì facciamo tappa, per una abbondantissima colazione, dove scegliersi la bevanda più consona diventa operazione complessa viste le molteplici opportunità e le dimensioni da XS a XXL, meglio azzeccare il bicchiere idoneo al tasto opzionato. Lasciata la guest house riprendiamo l’auto e sotto una fitta pioggerella puntiamo al Parco Nazionale Zemaitijos all’interno del quale si trova la piccola cittadina di Plateliai, porta d’ingresso alla base missilistica sovietica di Plokštine, a lungo nascosta tra questi impervi boschi, dove però un canestro da basket non manca. Il luogo è stato trasformato nel Museo della Guerra Fredda e ancora incute timore immergersi nei suoi sotterranei. Se la sezione al primo livello documenta la parte dedicata alla propaganda, più si scende nel bunker e più ci s’immerge in luoghi del terrore, tra razzi, armi, congegni di sopravvivenza e mappe. Qui erano installati i missili con cui veniva tenuta sotto controllo l’Europa, seguendo labirintici tunnel si arriva fino a un hangar 25 metri sottoterra dove poter osservare l’impianto. Dal momento in cui da Mosca fosse arrivato l’ok a far partire i missili (4 stalli sempre operativi), occorrevano circa 50 minuti al lancio, stiamo parlando di una tecnologia nata negli anni ’60 a ridosso dei fatti della Baia dei Porci di Cuba. Il sito fu dismesso a fine anni ’70, il perché non fu mai rivelato. La giornata uggiosa, grigia e coperta acuisce l’impatto di questo luogo, talmente segreto e nascosto che ai lituani occorse qualche anno per rintracciarlo una volta ottenuta l’indipendenza. Lasciamo Plokštine e prendiamo una sosta in una vicina stazione Statoil dove dividiamo i tavoli all’aperto con un gruppo di sidecaristi locali a cavallo di vecchie Java. Stanno facendo un tour della Lituania, nella speranza che i mezzi non si rompano troppo spesso… Da qui la Collina delle Croci (Kryžiu Kalnas) non dista troppo, e descriverla non è facile. Prima di Šiauliai si prende a nord e dopo circa 5 km in direzione del minuscolo villaggio di Jurgazičiai basta seguire il flusso di gente per non sbagliarsi. Su di una piccola collinetta si trovano piantate, accatastate, buttate, sepolte le une dalle altre all’incirca 40.000 croci di ogni tipo, forma e grandezza. Luogo venerato da sempre, culti pagani hanno lasciato spazio alle religioni attuali e questa forma di venerazione non si è arresa nemmeno alle ruspe sovietiche. Diciamo che non occorre aver fede per rimirare un luogo del genere, anzi, dato il trambusto in ogni dove, alla possibilità di immergersi ovunque forse ancor più che la fede può l’aspetto visivo. Qui il clima cambia in pochi secondi, da un cielo blu con sfondo verde e croci cromaticamente splendide si passa quindi ad inzupparsi di pioggia, i ripari non ci sono quindi si vive in simbiosi con la natura imperiosa del nord. Lasciato questo insolito luogo, poiché le ore di luce sono molte ci spingiamo oltre il confine con la Lettonia, la A12 Lituania diviene la A8 Lettonia, poco cambia, il grande complesso delle ex dogane sta cadendo in rovina e nulla separa ora queste due realtà. La tappa finale è il magnifico palazzo di Rundāle nei dintorni del villaggio di Pilsrundāle che visiteremo l’indomani. Troviamo alloggio nella vecchia abitazione che fungeva da alloggio per la servitù, splendido luogo che pare più un museo che un B&B, che funziona anche da ristorante. Oggi è chiuso per turno, ma anticipando quello che si vuole mangiare dal menù, per gli ospiti è possibile cenare, soluzione ideale perché nei paraggi senza spostare l’auto non c’è nulla di aperto. Prima di cenare però ci godiamo un tramonto spettacolare sul grandioso palazzo del duca di Curlandia Johann Biron, considerato il preferito della zarina Anna Ivanova, che fece una brutta fine, già nel 1700 la Siberia aveva un suo perché verso chi non era particolarmente amato dai reggenti. Ceniamo in hotel con porzioni abbondanti, soprattutto le zuppe sono da intendersi un piatto vero e proprio e non solo un’entrata. Da ammirare ogni piccolo a grande oggetto esposto, da lampade di ogni epoca a una grande bacheca dove gli avventori nel corso del tempo hanno inserito le loro banconote, attrezzi da lavoro e così via, mentre le cameriere si muovono come se i tempi fossero ancora quelli dei fasti curlandesi e in quel modo agghindate. Percorsi 486 km, tutti su strade asfaltate (tranne 4 km per giungere a Plokštine) e in buone condizioni, le autostrade non sono a pagamento, attenzione però ai tanti autovelox.  

 

Collina delle Croci, Siauliai

 

3° giorno

Colazione in hotel, buona ma non particolarmente abbondante e a piedi raggiungiamo l’attiguo palazzo di Rundāle, la Versailles del Baltico. La visita al palazzo e ai giardini costa 9€, ma si possono pagare biglietti separati se non si vuole visitare tutto, ai quali si aggiungono 2€ per le foto (è rilasciato un adesivo dedicato), non si paga se si utilizza uno smartphone. Ogni sala è dotata di un foglio illustrativo in lettone, russo ed inglese, quindi si può visitare senza necessità di guida, verificate bene la tipologia del biglietto perché per visitare le sale private dei duchi occorre un’estensione. Con molta fantasia, nella sala di marmo si vedono gli attacchi dei canestri che erano usati nelle giornate uggiose, importante fidarsi di quanto viene raccontato. Le sale sono numerose, se si decide si prestare attenzione a ogni particolare descritto vanno messe in conto almeno 2 ore. Terminata la visita interna è tempo degli splendidi giardini, il sole ci accompagna e i colori risplendono. L’impressione di questo enorme palazzo nel mezzo del nulla della campagna lettone colpisce profondamente, la fama che lo accompagna non è di certo usurpata. Recuperiamo l’auto lasciata presso il B&B per andare verso Salaspils, dintorni di Riga dove facciamo tappa al campo di concentramento di Kurtenhof, operativo dal 1941 al 1944. Non è rimasto quasi nulla a memoria degli orrori perpetuati in questo campo, in tre anni oltre 100.000 persone sono passate per questo campo senza più vedere la luce e ora una grande opera in cemento armato prova a rammentare quei lugubri fatti. Qui, come in Lituania, gli orrori nazisti sono sovente messi in disparte rispetto a quelli dell’era sovietica, nonostante l’incredibile sproporzione dei numeri delle vittime: nei tre anni del periodo nazista si parla di oltre un milione di morti, quasi 10 volte superiore a quanto avvenuto negli oltre 45 anni sovietici. Ma come si potrà osservare presso alcuni musei, i nazisti furono accolti come liberatori con gioia nelle strade, la collaborazione fu altissima e quindi rastrellare il proprio passato di orrori fa male ed è meglio dimenticarlo. Visitiamo il luogo con la pioggia che ci accompagna, pioggia con la quale dobbiamo iniziare a fare i conti nel periodo che trascorreremo a Riga, una vera beffa. La città è attraversata da lavori stradali che trasformano gli spostamenti in lunghe sedute viarie, dopo aver passato almeno un’ora nell’attraversamento facciamo tappa presso l’ottimo Jakob Lenz appena defilato dal centro ma in piena zona art nouveau. Approfittiamo di un breve stacco della pioggia per raggiungere il centro cittadino in 15’, o meglio la città vecchia, patrimonio tutelato dall’UNESCO non a caso. Questo tardo pomeriggio lo passiamo girando liberamente le viuzze della città, passando da antiche case coloratissime a qualCHe rudere non privo di fascino. C’è turismo ma non l’assalto, peccato che il clima non invogli a starsene all’aperto, optiamo per la zona che dal duomo (Doma baznīca) sta tra Liva laukums ed il castello (Rīgas pils, niente di particolare), finendo per cenare in uno dei ristoranti più caratteristici, Vecmeita ar kaķi (la zitella ed il gatto), dove troviamo posto per pura fortuna. Il posto è piccolo e gettonatissimo, sfruttiamo il fatto di essere arrivati dopo le 20, un orario nel quale le genti locali hanno già cenato. Sotto la pioggia che viene e va rientriamo in hotel, al termine di una giornata con luoghi assolutamente diversi l’uno dall’altro anche come storia rappresentata. Percorsi 93 km, tutte su buone strade a parte quelle del centro città.

 

Il Palazzo di Rundale

 

4° giorno

La colazione è da applausi, tenendo pure conto della spesa veramente contenuta dell’hotel, poi a piedi girato l’angolo giungiamo in Alberta iela, la via dell’Art Nouveau per eccellenza di Riga, città che conta oltre 750 costruzioni con questo stile. Già di prima mattina i gruppi di turisti sono numerosi, così decidiamo di girarci prima le vie della zona per tornare in quella principale in un secondo tempo, con marea già passata, da qui prendiamo per il parco dell’Esplanade con la pioggia che inizia a farsi insistente, così una visita alla cattedrale ortodossa è quasi un obbligo. Riprendiamo il cammino nonostante il clima per far tappa al monumento alla libertà, simbolo della ritrovata indipendenza, Brīvības piemineklis, da dove, oltrepassata la Pilsētas kanāls si entra nella città vecchia e dopo un passaggio alla Torre delle Polveri (Pulvertornis) ci dirigiamo a sud-ovest per visitare alcuni dei luoghi simbolo di Riga. Peccato che la Casa delle teste nere (Melngalvju nams) sia chiusa, utilizzata in questo periodo dal presidente della repubblica, non lontano sorge la Chiesa luterana di San Pietro (Svētā Pētera baznīca), sotto una pioggia torrenziale sfruttiamo l’ufficio del turismo per consultare la guida senza lavarci. Per raggiungere il mercato centrale (Centrāltirgus) optiamo per il tram, luogo interessante non solo perchè coperto e quindi un riparo nella tempesta. La città più autentica sorge proprio quaggiù, frequentato per lo più dalla popolazione di origine russa, come in larga sono i venditori dei tanti chioschi, ci si può trovare di tutto, da storioni e salmoni a iosa, a vestiti non proprio di tendenza, passando per scarpe, cinture, alimentari di ogni tipo e coreograficamente splendidi a piccoli forni che vendono a prezzi veramente irrisori ottimi dolci e non solo. Peccato che i posti per sedersi siano pochissimi così da dover puntare chi sta finendo di bere o mangiare, ma anche noi troviamo uno strapuntino per un piccolo passaggio di vita tradizionale, diciamo che con circa 1€ si mangia e beve un tè riscaldante, che viste le condizioni atmosferiche ha un suo perchè. La prossima tappa è il Museo del KGB (Stūra māja), poichè è situato fuori dalla città vecchia optiamo per un taxi un po’ perchè più economico di due tragitti in tram, un po’ perchè la pioggia è talmente intensa che verremmo spazzati via. Conosciuto come KGB Corner House è diviso in due parti, un museo con foto, didascalie e memorabilia e una parte nelle segrete e nelle celle dove avvenivano gli interrogatori e le esecuzioni. L’inserviente alla cassa pare una mummia dell’era sovietica, ci propone un biglietto gratuito per la prima parte e basta, la visitiamo guardando l’interessante documentazione e potendo leggere di ogni nota (lunghe descrizioni anche di ogni piccolo oggetto) la descrizione in inglese, ma capiamo che manca qualcosa perchè la guida racconta altro. Per ottenere il biglietto e accedere alla visita guidata bisogna praticamente implorarla, quasi si disturbasse, o forse la cassiera è ancora l’addetta del KGB non abituata ad aprire le segrete a gente che vorrebe pure uscirne. Questa parte, decisamente interessante, la si visita guidati da un’adetta che parla un inglese più londinese della regina Elisabetta, molti sono i giovani lettoni che vanno all’estero per studiare. I racconti di quanto avveniva sono forti, anche solo guardando si percepisce un mondo duro sotto a una patina di opaca quotidianità, e proprio questo aspetto riporta alla memoria scene del film (in quel caso sulla Stasi e non sul KBG) "Le vite degli altri”, inquieta ben oltre il terrore di violenze estreme. Usciti da qui ritorniamo in città vecchia per visitare la Piccola e la Grande Gilda (Mazā e Lielā Ģilde) e spingerci fino al duomo, che raggiungiamo tra viuzze incantante dopo aver svoltato a fianco di un ristorante che esibisce su larga scritta esterna i vini delle tenute di Albano Carrisi. La pioggia non da tregua, il rientro attraverso il Kronvalda Parks è come guadare un torrente montano, sono talmente bagnato e con poca voglia di uscire nuovamente che opto per prendermi qualcosa da mangiare presso qualche market della zona e una volta raggiunto l’hotel non metto più piede fuori cercando di lasciare ad asciugare scarpe, pantaloni, giacca a vento, felpa, cappello, e quanto altro ancora la pioggia lettone ha bagnato. Diciamo che con 4 €, compreso caffè in hotel, ho cenato. Non abbiamo usato l’auto, quindi 0 km.

 

continua...

 

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