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Repubbliche Baltiche - II

Diario di viaggio in Lituania, Lettonia ed Estonia
09 Novembre 2019

 

segue... 

 

5° giorno

Solita colazione abbondante in hotel dove incontriamo pure una nostra concittadina di passaggio tra più stage presso ospedali ed università, prendiamo l’auto per recarci al Museo dell’Automobile, Rīgas Motormuzejs, situato nella periferia nord-est vicino ad una foresta nella quale è stato costruito un circuito con più destinazioni d’uso, dimostrazioni di novità, piccole gare in pista, test e rally. Il museo è una vera perla, sia per auto e moto esposte, sia per la parte multimediale che regala vere chicche, come mostrarsi in parata sull’auto cabrio che fu di Nikita Chruščëv (e poter inviare quella foto via mail direttamente dallo strumento che gestisce il tutto), oppure visionare ogni minimo dettaglio dei pezzi esposti e la loro evoluzione produttiva. Le auto più osservate sono quelle dei pezzi grossi del Cremlino, indubbiamente la gigantesca auto di Stalin con finestrini spessi 8 cm è quella che colpisce di più, forse alla pari con la Rolls Royce con cui Brežnev tamponò un’utilitaria in una notte di presunto anonimato. Per gli appassionati un paese dei balocchi, tirato a lucido grazie alla sponsorizzazione di Audi che per quanto presente in ogni dove nei paraggi non è così invasiva all’interno. Sono tre i piani da visitare, noi abbiamo impiegato poco più di 2 ore. Il Museo Etnografico (Latvijas Etnogrāfiskā brīvdabas muzeja) è situato poco oltre sulla stessa direttrice ma trovandosi in un vasto parco all’aperto non è consigliato sotto un’intensa pioggia. Rientriamo così verso la città imbottigliati nel traffico sempre a causa dei lavori che sono predisposti in ogni dove, leggendo a dovere la mappa con qualche azzardo riusciamo però a circumnavigarne una parte per approdare al Museo dell’Cccupazione (Latvijas Okupācijas muzejs) attualmente ospitato in Raina Bulvaris e quindi fuori dalla sua sede storica. Museo ad offerta libera, costituito principalmente da descrizioni e foto, dedica una buona parte anche agli anni nazisti, a differenza di altri musei del genere, ogni descrizione e ogni filmato sono anche in inglese, occorre avere voglia di leggere soprattutto e molto interesse per questi fatti, molto diverso quindi dal museo del KGB. All’uscita, ancora sotto la pioggia battente che forse ha fatto sì che nessun accertatore passasse a controllare il fuori orario del nostro parcheggio, facciamo un’escursione sull’Isola Ķīpsala, caratterizzata dalle ultime tradizionali case di legno. Purtroppo la vista che da qui si apre sulla città vecchia non è il massimo, la pioggia intensa, il cielo coperto da nuvole bassissime ne tolgono larga parte del fascino. Vorremmo impiegare quindi il tempo per far tappa alla sede del VEF Riga, la società di basket della capitale e la più famosa della nazione con cui ci eravamo messi in contatto prima di partire, ma la sede che dovrebbe essere in pieno centro non si trova, viriamo così presso quella della Baltic League che però si trova presso la Riga Arena (situata nei dintorni del centro olimpico che non venne però mai impiegato per le Olimpiadi del 1980), impegnata oggi per una partita di hockey, così non riusciamo ad entrare. Poiché nel frattempo la pioggia si è un attimo fermata, ritorniamo sui nostri passi al Museo Etnografico sul lago Jugla, visitandolo in autonomia e praticamente da soli. Qui sono state portate e non ricostruite, le abitazioni tipiche della storia lettone suddivise in 4 aree regionali, ovviamente i grandi mulini a vento sono l’attrazione maggiore ma c’è tanto altro se si ha voglia di camminare, ma tra uno scroscio e l’altro riusciamo a visitare tutto il parco ben oltre l’orario di chiusura, la bigliettaia è magnanima. Da segnalare che il parcheggio sarebbe a pagamento, ma arrivando nel tardo pomeriggio ci evitano il pedaggio. Rientriamo in hotel perdendo nuovamente molto tempo per il traffico quando la pioggia ha ripreso a cadere con indomita forza, così evitiamo di ritornare in città vecchia per cena optando per una pizzeria arredata in stile motociclista e surfista, proprio nei dintorni. Non il massimo della vita, ma date le condizioni climatiche ci si accontenta. Percorsi 78 km, impiegando “qualche” ora.

 

Il sacerdote ortodosso benedice l'acqua del lago il giorno precedente alla Trasfigurazione, Obinitsa

 

6° giorno

Approfittiamo ampiamente della colazione in hotel per poi prendere la via di Sigulda, impieghiamo più tempo nell’uscire da Riga che per raggiungere la cittadina nel mezzo del Parco Nazionale del Gauja. In città sorgono due castelli, il nuovo e il vecchio, quello interessante è quest’ultimo dove si può salire alla vecchia torre e alle mura, scorgendo belle viste sulla valle con ulteriori castelli e manieri. Volendo ci sarebbe pure una funicolare che attraversa la vallata, noi riprendiamo l’auto facendo tappa alla grotta di Gūtmana (Gūtmaņa ala) più interessante per la leggenda che rappresenta che per la grotta in sé. Saltiamo la residenza di Krimulda (per chi vuole e ha tempo, un percorso di 6 km raggiunge tutte le mete) per dedicate più spazio al Castello di Turaida (Turaidas pils), dove si visita il parco, il museo e il castello con grande vista sulla valle e sull’ansa del fiume Gauja proprio sotto il castello. La successiva meta non dista molto ma è di aspetto assolutamente diverso, anzi, nemmeno si vede visto che si trova sotto a un sanatorio in funzione ora come allora. Già, la meta è The Pension, un enorme bunker di massima sicurezza attivo ai tempi della guerra fredda destinato in caso di attacco nucleare ai governati della regione di Riga. Il bunker dista pochi chilometri da Līgatne, sempre all’interno del parco, luogo talmente segreto che fu scoperto anni dopo l’indipendenza. Si entra solo con visita guidata, in questo periodo dell’anno alle ore 15:00, nel frattempo pranziamo nel minuto ristorante interno del complesso (sanatorio o bunker, fate voi) dove tutto è ancora all’epoca sovietica stile Brežnev, prezzi compresi. Mangiamo abbondantemente con 2,7€ comprese bibite, le addette giovani o vecchie parlano russo o proprio sforzandosi lettone, zero inglese, ci intendiamo a gesti ma come sempre in questi luoghi si paga con carte di credito anche per piccole cifre. Alle 15 in punto un’addetta di tutto punto vestita ci introduce in questo impensabile bunker. Quaggiù nulla è cambiato, si visitano svariate sale, da quelle radio e intercettazioni a quelle con le mappe (non fotografabili), sale riunioni, materiale di sicurezza con prova maschere antigas (kit completo in vendita a 18€), fino ai magazzini per combustibile, ossigeno e quanto necessario per una vita autonoma e indipendente di almeno 3 mesi. C’è ancora la sala mensa che con le tovaglie e fiori di plastica, fa tanta tristezza o tenerezza. Usciamo da questo mondo antico dopo circa 90’, rivedere il cielo azzurro nel verde della valle e un campetto da basket fa un grande piacere, il "come eravamo" decisamente istruttivo ma per nulla rimpianto. Dopo aver fatto rifornimento su strade secondarie, varchiamo un confine non segnalato lungo la E77 per approdare nei dintorni di Obinista, il maggior centro estone del popolo Setu. Qui abbiamo appuntamento con una guida locale, presso la quale pernotteremo, dove poter assistere ai festeggiamenti per la ricorrenza della Trasfigurazione che capita proprio in questi giorni. Raggiungiamo la casa nella frazione di Kõõru dove il marito ci spiega che possiamo ancora vedere la parte terminale dei preparativi al vicino Obinitsa järv che raggiungiamo in pochi minuti. Proprio qui il prete del luogo sta officiando i preparativi per la manifestazione del giorno entrante, possiamo assistervi tra i pochissimi avventori locali ed una troupe televisiva inglese, anche questa appoggiata alla nostra guida. Raccolta l’acqua e benedetti gli strumenti necessari, l’esigua corte parte per raggiungere la chiesa dove l’indomani sono attesi gli ospiti, in pratica tutti i setu dell’Estonia, quelli residenti in Russia non hanno il permesso di parteciparvi date le difficoltà nell’ottenere il visto per l’espatrio, cosa invece semplice per gli estoni di confine. Loro possono richiedere il visto annuale con possibilità di rimanere in Russia per non più di 90 giorni, visto sfruttatissimo come ci verrà spiegato la sera a casa dal proprietario per andare a far spesa sull’altro lato del confine dove i prezzi sono molto ma molto inferiori. Terminata questa prima parte di manifestazione, a dire il vero sottotono, assieme alla guida ci fermiamo a cena nell’unico locale della cittadina, dove i più giovani ballano e fanno festa senza però trascinarsi troppo oltre. Con la guida rientriamo nel luogo che per due notti ci farà da casa, un fienile riadattato a fianco della loro casa (utilizzata da giugno a settembre, il resto dell’anno lo passano a Tartu), qui veniamo istruiti su usi e costumi di questa minoranza etnica, la loro divisione tra due stati, l’appartenenza che scema ogni anno di più e riesplode solo per la festa della Trasfigurazione, dove ci è garantito che assisteranno centinaia di persone. Nel frattempo familiarizziamo col nostro fienile, hanno appena installato l’energia elettrica, ma non c’è bagno nemmeno in casa, ci si accontenta di un rubinetto all’aperto al buio e di un catino, come toilette un casotto di quattro assi con buca sul fondo, ma per i bisogni “liquidi” ci chiedono di preferire la natura aperta. C’è anche uno stagno per le abluzioni in compagnia di rane e animali vari, ma quello lo sfrutteremo il giorno seguente. Dopo aver osservato la splendida stufa che funge sia da forno sia da termosifone, aver condiviso un ultimo giro di bevute, osservato i piccoli altarini in ogni stanza e soprattutto visto e provato gli abiti tradizionali (tra cui i complessi copricapo) è tempo di buttarci sotto più coperte nella nostra dependance-fienile, coperte quanto mai utili visto che nel pieno della campagna la temperatura notturna precipita, nonostante la giornata ci abbia regalato un sole intenso e nemmeno un accenno di nuvole. Niente wi-fi come immaginabile, perfino copertura telefonica inesistente sebbene a soli 2 km dal villaggio, ma in questo piccolo paradiso bucolico son quisquilie di poco conto. Percorsi 298 km, quasi tutti su strade in buono stato.

 

Il sacerdote ortodosso benedice l'acqua del lago il giorno precedente alla Trasfigurazione, Obinitsa

        

7° giorno

Colazione in casa senza esagerare perché già sappiamo che ci toccherà una giornata di cibo e bevute alle quali non potremo dire di no. È il giorno del Regno dei Setu, qui a Obinitsa giungono oltre 1.000 persone per assistere alle feste che iniziano dalla manifestazione religiosa nella piccola chiesa, chiesa che può contenere solo una sparuta rappresentanza dei tanti qui giunti. Non volendo rubare il posto a nessuno, anche se accompagnati dalla guida potremmo entrare, faccio un giro in paese e noto che i più giovani stazionano tutti nei dintorni del supermarket, che anche se chiuso fornisce un servizio di wi-fi gratuito e libero. In una splendida giornata di sole ritorno alla chiesa ad attendere l’uscita dei ministeri officianti mentre la più parte della popolazione è già nel cimitero ad allestire sulle tombe sontuosi banchetti mangerecci. Usciti i ministeri con icone e simboli vari, viene percorso il periplo della chiesa tra una folla numerosa e composta, anche in questo caso possiamo stare nel bel mezzo del tutto assieme alla troupe inglese così da goderci lo spettacolo in primissima fila. Pian piano la processione entra nel cimitero e qui ci imbattiamo in tombe spettacolarmente agghindate di ogni prelibatezza culinaria, oltre a vodka distillata illegalmente (ma oggi nessuno avrà grane), così pian piano entriamo nello spirito del luogo e siamo avvicinati dai più perché esotici come non mai. Entrare in contatto con le persone più anziane è complesso, tutti vorrebbero proporci i loro cibi e interloquire con noi, ma per farlo sovente passiamo tramite i giovani, figli o nipoti che parlano inglese. Inviti a mangiare, bere, andare a vedere i posti dove ora i più vivono lungo e largo l’Estonia, insomma una vera e propria grande festa tra tombe, i piatti poggiano proprio sulle pietre se non sulla terra vera e propria, alle 14 dopo svariate foto a persone agghindate come da tradizione con noi spesso come soggetto principale lasciamo il luogo satolli (e qualcuno se non ubriaco molto vicino…) per una visita alle vicine Grotte di Piusa (Piusa koopad). Le grotte di per sé non sono nulla di eccezionale poiché, date le condizioni, sono visitabili solo nei pochi metri iniziali al posto dei 22 km di gallerie, una specie di castelli di sabbia coperti dove la temperatura staziona sempre sui 5°, all’ingresso vengono forniti panni. Nei dintorni invece ci sono belle passeggiate in questo luogo surreale, pare di essere tra le dune di un deserto oppure prossimi al mare, in realtà nulla di tutto questo sarà vero! È quindi più lunga la parte di visita al centro visitatori che quella vera e propria nelle grotte, dicono pure per non disturbare le migliaia di pipistrelli. Da qui ci spostiamo presso un’abitazione tipica dove un’anziana del luogo svelerà alla televisione inglese una delle sue ricette tradizionali. La casa, bella, accogliente e in perfetto stato con ogni dotazione tecnologica a disposizione stona un po’, la ricetta si rivelerà una torta di mele che poco interessa, così preferiamo rientrare a casa dove ci viene preparata la sauna, un’antica e tradizionale smoke sauna. Data la lunga preparazione (circa 5 ore per predisporre il fuoco a legna atto a irradiare il caldo giusto) qui il luogo viene di volta in volta utilizzato da tutto il vicinato, una tradizione che gli estoni hanno condiviso pure durante il lungo inverno sovietico. Infatti, in quegli anni, per chi non poteva valersi di una sauna di “vicinato”, era stata predisposta quella del “popolo” in centro villaggio, come a Obinitsa così negli altri piccoli e tantissimi villaggi dell’Estonia. Oggi oltre al padrone di casa abbiamo un solo ospite, un vicino che risiede qui per tutto l’anno, un simpatico personaggio di quasi 60 anni che si è girato l’Europa e le Americhe come rappresentate della squadra nazionale di petanque, ovvero bocce. Nel caldo che pian piano si prende tutta l’aria, percuotendoci con le frasche entriamo in sintonia con quest’usanza che non può prescindere dall’uscire accaldati e tuffarsi nello stagno a fianco. Se sulle prime pare un’azione suicida, con un po’ di coraggio si sconfigge la paura del freddo (che in realtà non c’è) e quello di rane, rospi e altri abitanti dello stagno. All’uscita una sensazione di benessere esagerata, ce ne stiamo bagnati all’aperto quando le brume si prendono la visione del tramonto, ripetiamo l’operazione ben quattro volte e l’unico dispiacere è non avere con noi una macchina fotografica per immortalare questo magico tramonto in perfetto stile estone. Ritemprati a puntino affrontiamo la cena assieme ai padroni di casa e a un’ospite che ha partecipato pure lei a questa giornata campale dei Setu. La guida ci racconta un po’ di cose con meno fretta di quanto accaduto in passato non avendo la troupe inglese al seguito, finiamo per tirare tardi una giornata davvero particolare. Rientriamo nel fienile dove scaldiamo l’ambiente con una piccola stufa elettrica che ci hanno messo a disposizione, ma con gli effetti della sauna non ne sentiamo nemmeno il bisogno più di tanto e la notte ci pare molto più calda della precedente. Percorsi 34 km, su strade di campagna, tra asfalto e sterrato, in ogni caso in buono stato.

 

Donna Setu con l'abito tradizionale, Obinitsa

 

continua...

 

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