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Mondi in bilico: I Biasha Miao

29 Dicembre 2020

 

Nel sud della provincia del Guizhou, che come spiegato in precedenza è la più ricca della Cina per numero di minoranze etniche che hanno conservato lo stile di vita tradizionale, c'è un villaggio di circa un migliaio di abitanti dalla storia particolare. È il villaggio di Biasha, abitato dai cosiddetti Biasha Miao, gli appartenenti a un sottogruppo Miao definito la "ultima tribù cinese di fucilieri". Un luogo dal sapore antico, dove la gente lascia le porte di casa sempre aperte e dove ci si sposa solo tra appartenenti allo stesso villaggio, con la sola precauzione di evitare quelli che hanno lo stesso cognome.

 

Due Biasha Miao posano fieri coi loro moschetti - Copyright Pianeta Gaia

 

La storia del villaggio nacque quando una guarnigione di soldati decise di risiedere in questa zona che, molto boscosa, era territorio popolato da orsi. Le armi che i soldati avevano con sé vennero pertanto tenute sempre attive, non solo per difendersi dai grossi plantigradi ma anche per cacciare. Tutta la storia dei Biasha Miao è legata al fucile, cardine insostituibile della loro cultura. Nonostante la notoria poca malleabilità del governo cinese verso le minoranze, questo gruppo etnico - forse in memoria del fatto che in orgine erano servitori dello stato - è l'unico che è stato escluso dal divieto di possedere armi da fuoco, proibizione sorta nel secolo scorso. È stata proprio una concessione alla loro cultura, visto che ormai la caccia è vietata e comunque di orsi non ve ne sono più da molto tempo. Del resto, le loro armi non sono moderni fucili ma veri e propri moschetti, cioè armi ad avancarica derivate dall'archibugio e sparare a un bestione di alcuni quintali con delle armi medievali non mi sembra la più sicura delle attività.

 

Il villaggio di Biasha, circondato dai boschi - Copyright Pianeta Gaia

 

Vivendo circondati da boschi, molto importante è anche il legame dei Biasha Miao con gli alberi, al punto che considerano gli aceri come delle divinità e hanno tutti un proprio albero nel bosco che visitano ogni anno nel giorno del proprio compleanno, offrendogli vino, riso e pesce. Quando qualcuno muore, gli abitanti del villaggio abbattono l'albero del defunto e col suo legno vi costruiscono la cassa da morto. Sul luogo in cui viene seppellita la cassa piantano un nuovo albero, perché così "la vita del defunto continua in un altro modo". Abbattere vecchi alberi è severamente vietato, cosa per cui in passato si poteva venire seppelliti vivi. L'unica eccezione è stata fatta nel 1976, quando un albero centenario venne abbattuto per fornire il legno per la cassa di Mao Zedong, una dimostrazione di rispetto senza pari per un Biasha Miao. Il legno venne usato nel memoriale dell'ex presidente cinese, e nel villaggio Biasha è stato realizzato un padiglione per onorare le radici dello stesso albero.

 

Una donna Biasha Miao nel suo colorato abito tradizionale - Copyright Pianeta Gaia

 

Un'altra cosa per cui i Biasha Miao sono noti è lo hugun, il particolare taglio di capelli degli uomini: tengono la testa rasata a zero a eccezione della parte superiore, che lasciano crescere e che poi raccolgono in una crocchia, che un po' ricorda il classico codino alla cinese che durante la Dinastia Qing (1644-1912) di origine manciù venne imposta agli Han, pena la morte. Per i Biasha Miao, gli uomini - come gli alberi - vanno "potati" per favorirne la crescita rigogliosa, cosa che simbolicamente effettuano attraverso questo atipico taglio di capelli che ai loro occhi rappresenta potenza e virilità. La prima rasatura è un vero e proprio rito di passaggio all'età adulta che di norma avviene tra i 7 e i 15 anni e viene effettuato dal leader del villaggio con un falcetto bagnato nell'acqua usata per bollire delle uova, rigorosamente senza schiuma da barba e nemmeno sciacquature. Al raggiungimento dei 15 anni al ragazzo viene regalato un moschetto e da allora viene considerato un adulto a tutti gli effetti.

 

Taglio di capelli "da brividi" per gli uomini Biasha Miao - Copyright Pianeta Gaia

 

Le cose stanno cambiando anche in questo villaggio una volta isolato e ora più facilmente raggiungibile (io vi sono arrivato a bordo di uno degli onnipresenti moto-taxi), e difatti sempre più spesso visitato da numerosi turisti cinesi, sempre alla ricerca di angoli ancora intatti di un paese che altrove ha cavalcato la modernità senza remissione. Ora i moschetti sono usati per impressionare i turisti, sono cominciate a fiorire le guest house e la popolazione locale - tradizionalmente poco abituata a relazionarsi con gli estranei - ha partecipato a corsi per imparare ad accogliere e rifocillare i visitatori ma, modernizzandosi, ha cominciato a perdere la propria unicità: ultimamente, solo la metà dei Biasha Miao conserva lo stile di vita antico e il tradizionale taglio di capelli.

 

 

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