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Madagascar, l'isola rossa - I

Il nostro Luca ci racconta il suo viaggio nella grande isola africana
08 Giugno 2021

1° giorno 

All’aeroporto di Bologna la fila per il check-in della Turkish Airlines non è così veloce, per una volta più svelta la fila di chi ha fatto il check-in on line e deve consegnare il bagaglio, recupero le carte d’imbarco fino ad Antananarivo, d’ora in poi Tana, come la chiamano i malgasci. Ai controlli passaporto comunitari la fila è lunga, chiedendo di aprire i varchi per i passaporti elettronici tutto inizia a scorrere in modo rapido (capire perché li abbiano predisposti ma non li aprano con costanza è impossibile), il volo per Istanbul è puntuale, circa 1.500 km per 2 ore di volo durante le quali è servita una cena anticipata di buona qualità. Possibilità di ricaricare batterie, schermo personale, tutto comodo, atterriamo nel nuovo aeroporto Istanbul International, dove impegniamo oltre 30’ per arrivare a destinazione. In pratica la grandeur della nuova era turca ha voluto costruire una gigantesca cattedrale con spazi sconfinati sia fuori sia dentro la struttura. Tutto è bello e in perfetto stato, ci si può spostare all’interno in varie maniere, abbiamo tempo per farci un’idea di questa nuova aerostazione dotata di un numero enorme di gate, tutti per giunta doppi, da un gate all’altro spazio per un campo da calcio… Nessun ulteriore controllo per accedere al gate del volo Turkish con doppia destinazione Mauritius/Tana che si presenta con un nuovissimo A330. Appena decollati è un susseguirsi di consegne, tra il menù, cuffie stile rapper, e un comfort kit di qualità e quantità ormai dimenticati passa tempo prima della cena, di ottima qualità con bevande a iosa, equipaggio di bordo molto gentile. Ora è tempo di dormire, temperatura buona per utilizzare la coperta in dotazione, rammentavo un volo Turkish Asmara-Istanbul caldo all’inverosimile tanto da non riuscire a dormire, qui invece tutto a posto, per chi non intende provare a dormire c’è l’intrattenimento di bordo (film in italiano pari a zero, sottotitoli in almeno 15 lingue ma non la nostra) oppure si può connettere il proprio device allo schermo e trastullarsi con quello. Io opto per un sonno prolungato, non si sa mai quello che mi aspetterà una volta all’arrivo, e in effetti non sarà male essersi messi avanti col sonno.

 

Tramonto all'Allée des Baobabs

 

2° giorno

Un odore di colazione mi desta dal sonno, circa 1:30 prima di far tappa alle Mauritius (7.500 km, 9:30) è servita in maniera abbondante. Lo scalo tecnico (non occorre scendere) ruba poco più di 30’, poi via verso la tappa finale (1.100 km, 1:40) a Tana che raggiungiamo dopo un nuovo spuntino. L’arrivo è puntuale, con un bus dall’aereo raggiungiamo l’area arrivi, all’ingresso viene provata la temperatura corporea con pistola laser, poi coda per il visto (35€ per quello con unico ingresso), coda di circa 30’, ritiro bagaglio (a quel punto già arrivato), controllo ai raggi X dei bagagli in uscita e a quel punto a tutti gli effetti siamo in Madagascar, temperatura gradevole ma non troppo caldo, ora che tra una cosa e l’altra sono già le 15. Con un bus siamo prelevati dal corrispondente con cui eravamo in contatto da tempo, trasferimento ai suoi uffici (il traffico è drammatico, una sola via stretta porta in centro, tutto intasato, per 15 km scarsi oltre un'ora) dove cambiamo un po’ di valuta e ridefiniamo gli spostamenti, già variati perché il volo per Morondava è spostato di un giorno, sempre se sarà confermato. A quel punto ci era già stato predisposto un servizio via terra e la prenotazione variata della prima notte ad Antisirabe, che raggiungiamo sempre col van in circa quattro ore, la prima delle quali spesa tutta in pochi km in capitale, al tramonto le risaie che la circondano hanno sì il suo fascino, ma le vediamo anche troppo attentamente spostandoci di pochi metri ogni 5’. È già buio quando usciamo dalla città, la strada non è più illuminata e quindi non si scorge nulla lungo il percorso, certamente l’asfalto si presenta già come presente ma pieno di enormi buche che costringono a rallentamenti e deviazioni continue. L’unica illuminazione è fornita dalle persone che cuociono la cena sulla strada, piccoli e grandi falò, necessari anche per scaldarsi, salendo tra le montagne la temperatura precipita col buio. Giungiamo a destinazione dopo 4 ore di trasferimento, ci appropriamo delle camere fermate all’hotel, gentilmente ci predispongono la cena, che all’ora di arrivo (circa le 22) non avremmo trovato in città. Pollo e verdure, queste tirate in padella, ottime, fanno anche un caffè buono, preferibile quello loro tradizionale rispetto a quello espresso. Poco prima di mezzanotte si riesce ad accostarsi al letto, sarà un passaggio veloce, fortuna che il lungo volo non ha scompensi dovuti al jet-leg. Letti con coperte e panni, assolutamente necessari poiché il riscaldamento non è previsto nelle camere e le temperature esterne stanno di poco sopra i 5° di notte.

 

Per le strade di Manaut

 

3° giorno

Partenza ore 4:00, sveglia poco prima, non riescono a servirci la colazione, la faremo sulla strada una volta sorto il sole a Manaut (la mappa riporta Mandoto, sul posto mi scrivono Manaut) in una dei tantissimi posti per la via principale dove iniziamo a far conoscenza con usi e costumi del luogo. Tutto si svolge sulla via, incontri, scambi e vendite, rifornimenti, c’è fermento ma grande tranquillità, proseguiamo in quest’area di montagna che una volta illuminata da sole pian piano si scalda, in partenza felpa, giacca antivento e coperta della compagnia aerea non erano un male. L’area delle montagne verdi di Bevisika è il primo stop per ammirare gli spazi malgasci, anche per rifiatare tra le buche di una strada impossibile. Stop a Miandrivazo, la città più grande che incontreremo nella discesa verso ovest, qui acquistiamo una sim locale per poter interagire (acquisto molto formale, occorre anche farsi fotografare dalla commessa che inserirà la foto nella pratica, considerare almeno 15’). Il luogo pullula di persone in ogni dove, si fatica nel fenderle per procedere col pulmino, da qui la strada migliora anche perché siamo già usciti dalle montagne. Proseguiamo lungo la RN34 provvista pure di ponti sui grandi fiumi tipo il Manambolo, una volta giunti a Malaimbandy si prende a destra la RN35 fino all’incrocio Pelù dove lasciamo il pulmino per salire sulle jeep 4x4 dopo quasi 500 km e 10 ore di trasferimento. L’asfalto termina immediatamente lungo la RN8, celebre perché dopo circa 6 km si attraversa il luogo più iconografico del Madagascar, l’Allée des Babobas, il celebre viale dei baobab. Ora sorge anche un centro visite, ci sono ristori comodi, servizi e parcheggi, da Morondava dista circa 20 km, per chi arriva in aereo una passeggiata arrivare qua. È pomeriggio, la vista magica del tramonto la lasceremo al ritorno, dobbiamo riuscire a prendere l’ultimo traghetto sul Tsiribihina, ci fermiamo a rimirare i baobab giusto 15’, ci aspetta ancora un cammino lungo e non banale. I baobab dominano per intero l’area, magari non così perfetti e in fila come nell’allée ma se ne vedono ovunque, spesso utilizzati dalla popolazione come supporto all’abitazione, che qui consta nella maggior parte dei casi di rami appoggiati ai grandi alberi con tetto di lamiera o altri rami. Quest’area durante la stagione delle piogge finisce costantemente allagata, le costruzioni sono quindi ripari di fortuna, sarà una delle parti dove la vita è maggiormente difficile di quelle incontrare in Madagascar. Attraversiamo più villaggi, i bambini sono numerosissimi e in fila per salutare i passanti in jeep, la miseria è percepibile ma non quel senso di tristezza e povertà che sovente le viene associato. Trovare la deviazione per l’attracco del traghetto non così scontato, dopo qualche giro a vuoto prendiamo un sentiero che pare impossibile che abbia una destinazione, invece riusciamo a giungere all’imbarco dell’ultimo passaggio giornaliero, entro le 17. La salita al traghetto è per piloti esperti, poi via in navigazione sul largo Tsiribihina per circa 40’, il tramonto regala viste da La Mia Africa, col sole già nascosto la temperatura sul fiume scende velocemente, ma una volta sbarcati la meta è prossima, Belo Sur Tsiribihina è giusto un chilometro dopo. Facciamo tappa in pieno centro di fronte al palasport a cielo aperto presso l’Hotel Menabe, bella struttura che serve anche cena. Come previsto dopo 3 ore di trasferimento tra jeep e traghetto siamo a destinazione già col buio e vita pressoché terminata in città, tranne nel campo di fronte, dove provo a entrare e mi ritrovo non una squadra di basket ma un gruppo di karateki che mi chiedono di fotografarli (spedirò in seguito le foto all’hotel, la moglie del titolare m’informa che è già rientrata a Parigi). Scelta ovvia di cena in hotel (prenotata appena arrivati, altrimenti nisba), validissima dove è possibile trovare non solo birra ma anche una vasta scelta di rhum, lo dico per i cultori, essendo un luogo a maggioranza islamica non era per niente automatico. I canti del muezzin faranno da colonna sonora a chi ha il sonno leggero, così come di prima mattina i classici rumori di una strada dove tutto passa e avviene. Qualche zanzara qui c’è, il freddo delle montagne è dimenticato, ma tutti i letti sono dotati di zanzariere, meglio approfittarne.

 

continua...

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