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Mondi in bilico: I Molokan di Fioletovo - I

Alla scoperta delle comunità di Vecchi Credenti
06 Aprile 2021

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta delle comunità di Vecchi Credenti in giro per il mondo. I primi che ho incontrato di persona sono i Molokan del villaggio di Fioletovo in Armenia.

 

Come già scritto negli articoli precedenti, i Vecchi Credenti sono comunità di Cristiani Ortodossi che nel '600 rifiutarono le imposizioni del clero ufficiale, sostenuto dallo zar, e se ne staccarono, subendo repressioni e persecuzioni. In particolare i Molokan, pastori il cui nome significa “bevitori di latte”, si videro misi al bando perché grandi consumatori di latte e prodotti caseari, anche nella quaresima e negli altri periodi di digiuno (circa 200 giorni all'anno) previsti dalla Chiesa ortodossa russa, cosa ritenuta eretica dal clero ufficiale. Dopo secoli di avversione nei loro confronti, le cose peggiorarono ulteriormente a metà dell'800 e i Molokan vennero deportati ai confini dell'Impero Russo, in Caucaso e non solo: un metodo per “russificare” zone abitate da comunità non russe per lingua e tradizione ma anche per impedire che i Molokan, ferventi nelle loro convinzioni, facessero ulteriori proseliti tra i contadini russi. Altri andarono ancora più lontano, vi sono tuttora comunità negli Stati Uniti e in Australia.

 

Una scena di strada nel villaggio di Fioletovo - Copyright Pianeta Gaia

 

Giungo a Fioletovo nel pomeriggio. Non è più la Fioletovo di una volta, quando era uno dei ben 22 villaggi Molokan in questa zona del Caucaso che contava circa 12.500 esuli russi. Le cose cambiarono all'indomani del crollo dell'URSS: in un momento in cui tutto il mondo ex-sovietico si affidava al nazionalismo più spinto per giustificare il proprio diritto a eleggersi a nazione indipendente, vennero varate norme che vietavano l'insegnamento di lingue diverse da quella armena, compresa quella russa, a cui i Molokan non avevano mai rinunciato e che prima potevano liberamente studiare. E dire che i Molokan non avevano fatto nulla di male per meritare un trattamento del genere: profondamente pacifisti (convinti obiettori di coscienza) e notoriamente grandi lavoratori, si erano perfettamente integrati nella società armena, parlavano perfettamente anche la lingua locale ma volevano mantenere la loro identità, identità alla quale non avevano rinunciato nemmeno di fronte a secoli di persecuzioni, anche attraverso il rifiuto di matrimoni misti.

 

Ragazzine Molokan, dai tratti somatici inequivocabilmente slavi - Copyright Pianeta Gaia

 

Fu l'inizio del declino delle comunità Molokan in Armenia, a cui contribuirono anche la diffusa disoccupazione generatasi a seguito del collasso del sistema economico sovietico e dei blocchi economici imposti dalla vicina Turchia, da sempre matrigna per gli Armeni, a seguito della guerra del Nagorno-Karabakh. Inoltre smisero di essere produttivi i diffusi allevamenti di volpi argentate, le cui pregiate pellicce venivano vendute a Mosca. Molti intrapresero il percorso inverso rispetto ai loro avi: tornarono in Russia, nella speranza che ci fosse posto anche per loro. Altri emigrarono nella capitale Yerevan, dove non potevano certo più dedicarsi alle loro attività tradizionali legate all'agricoltura e all'allevamento ma almeno c'era l'unica scuola autorizzata a insegnare anche il russo. Ora i villaggi sono appena due – l'altro è quello di Lermontovo – e i Molokan assommano a circa 450 individui.

 

Oche in giro per il villaggio di Fioletovo - Copyright Pianeta Gaia

 

Grazie alla mia giovane ma molto sveglia guida, ho trovato ospitalità presso una famiglia locale. Da solo sarebbe stato piuttosto complesso, parlano solo russo e armeno, idiomi a me sconosciuti. Dormo in un stanza semplice ma pulita, com'è tutta la casa dei miei ospiti, e consumo i pasti con loro: tutta roba fresca, in maggioranza prodotta da loro. Sono contadini e allevatori, come quasi tutti qui, gente di poche chiacchiere e tanto olio di gomito. Difatti, parlare con loro, nonostante l'aiuto della guida, non è semplice: rispondono per monosillabi. È risaputo che siano riservati, sia per principio che, probabilmente, anche per implicita autodifesa sviluppata in anni di vessazioni.

 

continua...

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