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I "bazaari" di Teheran

Il peso politico dei negozianti del bazar più grande del mondo
20 Maggio 2017

 

Il Grand Bazar di Teheran non è il più antico nemmeno in Iran ma si ritiene sia il più grande del mondo. Composto da circa 10 chilometri di corridoi, non contiene solo negozi ma anche banche, moschee, alberghi e accessi alla stazioni della metropolitana cittadina. Ma soprattutto è il centro della vita economica, e non solo, del paese.

 

Il Grand Bazaar di Teheran è spesso molto affollato - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Teheran è una città di oltre 8 milioni di abitanti, che raddoppiano se consideriamo la sua intera area metropolitana. Non è pertanto esagerato sostenere che i negozi meglio posizionati abbiano un passaggio giornaliero nell'ordine di milioni di possibili clienti. Ho letto di un negozio di poche decine di metri quadrati – ma ben posizionato – che è stato comprato per un milione di dollari da una ditta cinese che vende abbigliamento intimo. Del resto, il piano industriale prevedeva, nel solo primo anno di vita, di guadagnare il doppio.

 

Non solo cibo e abbigliamento ma anche gioielli, nel bazaar si trova di tutto - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Ciò ha fatto sì che i negozianti del bazar siano storicamente benestanti, quando non proprio molto ricchi, nonché una della categorie più influenti del paese. Influenza che non veniva apprezzata dallo Scià che difatti cercò di stimolare la crescita dei centri commerciali sul tipo occidentale. Inoltre lo Scià spingeva in direzione di una maggiore industrializzazione del paese, tradizionalmente più focalizzato sul commercio, cosa che i negozianti non vedevano di buon occhio, temendo di perdere il proprio ruolo centrale nell'economia iraniana.

 

Accanto ai negozi veri e propri, non di rado si trovano anche venditori improvvisati - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Per questo i rapporti con la dinastia Pahlavi non furono mai idilliaci e difatti i "bazaari” furono tra le forze promotrici della Rivoluzione del 1979, assieme a sindacati e studenti oltre, ovviamente, all'Ayatollah Khomeini che all'epoca era esiliato a Parigi e che finì poi con l'assumersi, agli occhi del mondo, quasi tutto il merito della rivoluzione, e di sicuro, tutto il potere.

 

Rotoli di etichette di abbigliamento false, un emblema del laissez-faire tipico dei bazar iraniani - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

I bazaari sono tutt'ora una forza tradizionalmente conservatrice e spingono per una politica di bassa tassazione e poca ingerenza dello stato nei loro affari e si contrappone al grande numero di giovani (il 70% della popolazione iraniana ha 30 anni o meno) che, nelle elezioni che si sono tenute proprio ieri e di cui non conosco il risultato mentre scrivo, vorrebbe più riforme e una minore ingerenza dei religiosi nella vita di tutti i giorni.

 

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