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L'antica Gerasha

L'importante sito archeologico del nord della Giordania

Gerasha (o Jerash), benché sia uno dei siti archeologici più importanti della Giordania e del Medio Oriente, non gode della meritata fama a causa dell'invincibile concorrenza della non distante stupenda città di Petra, scolpita nella roccia dai Nabatei e giustamente considerata una delle Sette Meraviglie del mondo moderno.

 

La grandiosa piazza ovale - Copyright Pianeta Gaia

 

Eppure il passato di questa città nel nord del paese non è da meno di quello del più famoso sito citato: i primi insediamenti risalgono nientemeno che all'Era Neolitica, circa nel 7500 a.C.. Stando alle iscrizioni greche rinvenute in loco, la città sarebbe stata fondata da Alessandro Magno e dal suo generale Perdicca nel 331 a.C. ma altre teorie attribuiscono il merito della nascita della città a successivi monarchi ellenistici o al faraone Tolomeo II. La città venne conquistata nel 63 d.C. dall'esercito romano che l'annesse alla provincia della Siria. Quando Traiano fece costruire strade in tutta la regione, Gerasha e la sua provincia, grazie agli aumentati commerci, godettero del periodo più prospero della loro storia, dando anche i natali a famosi studiosi come il matematico Nicomaco da Gerasa.

 

L'Arco di Adriano accoglie i visitatori nel complesso - Copyright Pianeta Gaia

 

Durante il periodo bizantino la città venne circondata da mura che però non impedirono alla dinastia iraniana dei Sassanidi di conquistarla nel 614. Divenne un importante centro commerciale e artigianale del califfato Omayyade e la presenza di chiese e moschee dimostra come cristiani e musulmani coesistessero pacificamente. La fortuna della città perdurò fino al 749, anno in cui un disastroso terremoto ne rase al suolo gran parte, opera poi completata in seguito da ulteriori sismi. Successivamente la città venne conquistata dal re crociato Baldovino II di Gerusalemme nel 1121, venne ulteriormente distrutta e presto abbandonata, poi dimenticata fino al XVI secolo in cui, durante l'Impero Ottomano, tornò ad essere popolata, benché da pochissimi abitanti. Solo nel 1925 ebbero inizio degli scavi archeologici, non ancora del tutto terminati.

 

Colonne ioniche del Cardo Massimo - Copyright Pianeta Gaia

 

Le rovine attualmente visibili sono soprattutto quelle del periodo greco-romano, che le hanno fatto meritare il titolo di “Pompei dell'Oriente”. Queste includono una strepitosa piazza ovale circondata da un colonnato ionico, unica nel suo genere, dalla quale si diparte il Cardo Massimo, l'arteria più importante della città contraddistinta da colonne. L'ingresso al complesso avviene sotto al grandioso Arco di Adriano – costruito in onore a una visita dell'Imperatore nel 129 d.C. - nei pressi del quale sorge l'ippodromo di 245 metri per 52 che poteva ospitare circa 15.000 spettatori, regolarmente utilizzato per ricostruzioni storiche con tanto di bighe e gladiatori. Non mancano due bei teatri, altrettanti stabilimenti termali e una maestosa fontana.

 

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