menu

BLOG

HOME

Namibia in autonomia - IV

Data: 11/10/2014 NAMIBIA Categoria: Diari di Viaggio

 

Il Waterberg Plateau è un altopiano lungo 50 km e largo fino ad un massimo di 16 km, ricco di animali, principalmente erbivori, che merita la visita. In pratica una specie di gabbia naturale, essendo in pratica circondato da dirupi di 200 metri su tutti i lati che solo gli animali più piccoli e agili possono discendere. Viene utilizzato per reinsediare specie a rischio di estinzione e dovrebbero esserci anche ghepardi, bufali, e rinoceronti ma non li abbiamo visti. Il campeggio è ancora una volta strepitoso e da quello sono salito in cima all'altopiano a piedi, in un punto dove non ci sono rischi di incontri percilosi mentre la mia compagna, che non era in forma, si è goduta un pomeriggio a bordo piscina. La mattina dopo siamo partiti la mattina presto per il safari organizzato dal parco, l'unica possibilità di visitare l'altopiano, e saliti per la ripida pista che porta in cima, siamo riusciti a vedere la rara antilope roana, diverse giraffe e degli elang, le antilopi più grandi d'Africa. Nei vari appostamenti coperti nei pressi delle pozze che abbiamo visitato però non riusciamo a vedere granché, solo l'ennesima giraffa.

 

Giraffa all'imbrunire, Waterberg Plateau - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Ma chi viene in Namibia per gli animali sa che il top è l'Etosha National Park. Etosha significa "grande luogo bianco", con riferimento al pan, la grande depressione salina di che occupa quasi un quarto del parco, situato nella zona centrale. Piuttosto piatto, con poca vegetazione più che altro concentrata nella zona nei dintorni di Halali, quando venne creato, nel 1907 mentre la Namibia era ancora colonia tedesca, era, con i suoi oltre 100.000 km², il parco più grande del mondo. Negli anni '60 è cominciato il ridimensionamento e ora occupa meno di un quarto delle dimensioni originarie.

 

La parte orientale del parco è riservata ai clienti dei lodge di quella zona, mentre le piste nel resto del parco possono essere percorse liberamente da chiunque, anche non dotato di un mezzo 4x4. All'interno del parco vi sono 86 pozze, alcune artificialmente alimentate tutto l'anno. Molto utile la guida che si trova nei negozietti interni al parco: di ogni pozza fornisce ubicazione e la percentuale di possibilità di vedere i vari tipi di animali a seconda della stagionalità. Bisogna rientrare obbligatoriamente nel camp (oppure uscire dal parco), pena salate multe, prima del tramonto. Peccato perché è proprio il momento in cui la luce è migliore e gli animali cominciano ad uscire dopo la calura delle ore centrali del giorno: difatti l'avvistamento più agognato l'abbiamo fatto appena in tempo utile, quando ormai stavamo per rinunciare all'appostamento per rientrare a Namutoni.

 

Elefante tra gli alberi, Etosha National Park - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Alla pari di Sossusvlei, è uno dei luoghi imperdibili che qualsiasi itinerario in Namibia dovrebbe comprendere. Animali a biffezze: giraffe, elefanti, kudu, gnu, iene, antilopi, struzzi, zebre, rinoceronti, sciacalli, e, solo all’ultimo giorno - quando ormai cominciavamo a disperare - dei leoni. Ci sono anche leopardi e ghepardi ma non ne abbiamo visti. Vi abbiamo trascorso tre giorni e tre notti, ognuna in uno dei tre siti diversi all’interno del parco dove è possibile pernottare, tutti gestiti dal Namibia Wildlife Resort, presso i quali è caldamente consigliato prenotare per tempo: Okaukuejo, Halali e Namutoni.

 

Ogni sito ha la propria pozza artificiale illuminata per tutta la notte dove sono possibili ulteriori avvistamenti, specie degli aminali poco visibili di giorno come i rinoceronti, piscina, negozi con generi di prima necessità, distributore di benzina, albergo/bungalow e site camp. Okaukejo ha la migliore pozza notturna, frequentata da elefanti, giraffe, gazzelle e zebre. Di notte abbiamo avvistato anche dei rinoceronti che si sono quasi azzuffati con un elefante un po' nervoso. Halali è dislocata in area più verde delle altre e quindi gli avvistamenti sono meno facili. Bella la pozza visibile dall'alto. Dovrebbe essere quella dove è più facile avvistare i leopardi ma non se ne sono visti. Numerosi i buceri.

 

Namutoni è costruita su un vecchio forte tedesco, di cui conserva lo stile. La pozza è la meno interessante fra quelle visitabili di notte però è partenza di safari notturni, con mezzi e guide del parco, dotati di lampada particolare per la visione notturna che ci ha permesso di vedere rinoceronti, iene e una difficilmente avvistabile genetta. Col senno di poi è stato estremamente azzeccato mettere il parco alla fine del viaggio invece che all’inizio: averlo visto come prima cosa avrebbe tolto sapore ad ogni successivo avvistamento di animali.

 

Un leopardo trascina la sua preda sugli alberi - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Avendo guadagnato un giorno sull’itinerario previsto, l’ultimo l’abbiamo dedicato a Okonjima, un ranch dove un’organizzazione locale si dedica al recupero dei grandi felini. I safari sono organizzati da loro all’interno di una piccola riserva dove leopardi e ghepardi vivono in libertà: costosetto e spesso pieno (abbiamo telefonato tre volte prima di trovare un posto libero) è stato uno dei siti più belli del viaggio. Sia in Tanzania che al parco Etosha non ero mai riuscito a vedere un leopardo: qui sono dotati di collare e quindi presto o tardi vengono individuati.

 

Bellissimo assistere al leopardo che pasteggia col kudu catturato da poco oppure restare in silenzio ad ammirarlo mentre sposta un giovane gnu da un ramo all’altro. La mattina seguente, nonostante il volo partisse alle 16:00 da Windhoek che dista 220 e ci fosse il mezzo da riconsegnare, ci sarebbe stato il tempo per vedere i leoni da una terrazza rialzata ma però non si sono presentati all'appello. Allora siamo andati alla ricerca, sempre con la jeep del parco, dei ghepardi che, cresciuti in cattività, vengono alimentati dai ranger visto che ormai non possono più imparare a cacciare da soli, in un territorio peraltro abbastanza pieno di vegetazione che li impedirebbe nelle loro corse.

 

L'ultimo ricordo della Namiba - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Chiudiamo così, in bellezza, col ricordo dei ghepardi che ci fissano negli occhi da pochissimi metri.

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

Lascia un commento - Richiedi informazioni



Mappa Climatica

ad ogni stagione il suo viaggio

archivio articoli

viaggi legati all'articolo

arrow_drop_up