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Namibia in autonomia - III

Data: 13/09/2014 NAMIBIA Categoria: Diari di Viaggio

 

Welwitschia Drive è una zona di paesaggi lunari, a volte fin troppo desolati. Interessante per le rare forme di vegetazione che sopravvivono in una delle zone più secche del pianeta: licheni e la prodigiosa welwitschia, una strana pianta che si ritiene viva fino a 2000 anni. Non imperdibile ma comunque rimaneva di strada per andare nel Damaraland, più interessante passare di qua che dalla B2 che attraversa Arandis. Per dare un senso maggiore alla deviazione abbiamo lungamente cercato, per piste davvero scalcagnate, lo Tsaobis Leopard Nature Park, visto che nelle mie precedenti visite in Africa non sono mai riuscito a vedere lo sfuggente leopardo. Dopo ore abbiamo trovato una fattoria e chiesto informazioni ma ci hanno detto che non esisteva più. Al ritorno ho cercato maggiori informazioni ma sul web si trova molto poco, a parziale conferma che probabilmente è proprio così.

 

L'arco dello Spitzkoppe - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

La Spiztkoppe si trova a circa 25 km da Usakos. Questo imponente sasso di granito di 1728 m che svetta nella circostante piatta pianura, per via della forma appuntita soprannonimato il Cervino d'Africa, è affiancato dai più bassi ma larghi Pontok Mountains. Tutto intorno rocce di granito rosso dalle forme tondeggianti, spettacolari archi naturali, antiche pitture rupestri boscimani e vegetazione particolare. Per vedere bene tutto occorrerebbero una paio di giornate in modo da visitare anche le Pontok Mountains e la più selvaggia vallata alle sue spalle. Noi, utilizzando una guida locale Damara, ci siamo concentrati su un trekking attorno allo Spitzkoppe e agli archi più belli. Vale la pena di fermarsi nel campeggio, in realtà una piazzola con un numero e niente altro: non ci sono servizi ma l’ambiente nel quale si pernotta è da favola.

 

Il site camp dello Spitzkoppe, spartano e in mezzo alla natura - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

Il site camp dello Spitzkoppe, spartano e in mezzo alla natura - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Il Damaraland, un'area che prende nome dall'etnia che l'abita, è considerata un'area meno interessante di altre e quindi, se uno ha problemi di tempo, potrebbe sacrificarla. In realtà i siti sono piuttosto diversi gli uni dagli altri e non visibili altrove in Namibia. Noi ce li siamo goduti. Innanzitutto è terra abitata dagli Herero, una popolazione che indossa curiosi abiti in stile ottocentesco con crinoline e atipici copricapi con "corna", lascito dei primi missionari tedeschi che li convinsero a smettere il nude-look. Abbiamo visitato le inconsuete formazioni rocciose Organ Pipes, cosiddette perché assomigliano a canne d'organe.

 

Twyfelfontein è patrimonio dell'UNESCO e il sito di arte rupestre più importante del paese dove si trovano circa 8.000 incisioni boscimani risalenti in maggior parte a 6.000 anni fa. Principalmente raffigurano gli animali che popolavano questa terra all'epoca e ha fatto ritenere che costituissero una specie di "mappa di caccia" per i Boscimani che capitavano nella zona. Sempre in zona si trova una Foresta Pietrificata con tronchi anche di una trentina di metri di lunghezza sui quali si possono vedere gli anelli di crescita, probabilmente cresciuti altrove e qui portati da una fiumana circa 280 milioni di anni fa. Particolare è il Vingerklip (“dito di roccia”), un monolite di 35 metri che svetta in una vallata da film western e che abbiamo visitato al rientro da nord.

 

I petroglifi di Twyfelfontein - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

I petroglifi di Twyfelfontein - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Abbiamo poi proseguito per Purros, la parte più avventurosa del nostro itinerario. Dalla Foresta pietrificata siamo saliti lungo la C39 epoi la C43 per oltre 200 km di pista e, poco prima di arrivare a Palmwag, dove abbiamo pernottato in un bel campeggio, abbiamo cominciato a vedere i primi animali di grosse dimensioni: giraffe e kudu maggiori. Il giorno dopo abbiamo proseguito per Sesfontein da dove parte la pista per Purros, per la quale è obbligatorio disporre di un mezzo a 4 ruote motrici. Si tratta di circa 100 km, dapprima molto sassosi e ripidi e poi in seguito pianeggianti ma sabbiosi. A metà strada ci siamo imbattuti in un camion che si era insabbiato. Erano già giunti i soccorsi in jeep ma non riuscivano a liberarlo, troppo pesante il suo carico. Mi hanno chiesto di fare un tentativo e mi hanno legato un cavo al nostro pick-up, purtroppo senza esito positivo, e dopo averli salutati li abbiamo dovuti lasciare lì.

 

Dopo quasi 4 ore, e quindi ad una media di 30 km/h circa, siamo giunti a Purros, dove abbiamo fatto base in uno spettacolare campeggio sul fondo asciutto del fiume Hoarusib. Il campeggio più bello in cui sia mai stato in vita mia: circondato da alberi giganteschi, con i servizi in muratura nascosti nella vegetazione e i bagni con l'acqua calda (che va richiesta una mezz'oretta prima per dar modo allo staff del campeggio di accendere il fuoco che scalda l'acqua), tutt'intorno pieno di sorris-sorris, una specie di faraone selvatiche locali. Questa è zona popolata dagli Himba, un popolo che conduce uno stile di vita fermo a secoli fa, qui in un contesto molto meno turisticizzato rispetto ad Opuwo dove di norma si reca chi vuole vederli e dove ho letto che la cosa ha perso molta spontaneità.

 

Condottivici dallo stesso staff del campeggio, anche loro Himba, abbiamo visitato un villaggio, pagando una quota al capo-villaggio ma essendo poi liberi di girare e fotografare a nostro piacimento (mentre di norma ad Opuwo bisogna pagare per ogni singola fotografia). Poi abbiamo provato, sempre guidati da degli Himba, a troovare qualche rarissimo elefante di montagna che risiede in zona: si stima ne siano rimasti circa 35. Ma nonostante almeno un paio d'ore di inseguimento delle tracce, peraltro operazione divertentissima su e giù nel sabbioso letto del fiume, abbiamo rinunciato.

 

Capanna Himba - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

Capanna Himba - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Da Purros parte una pista, solo per piloti esperti e preferibilmente con almeno un’altra jeep al seguito, che porta a nord non lontano dalle cascate sul Kunene. Conosco dei ragazzi che l’hanno percorsa, che impiegarono 2 giorni per coprire 200 km: una jeep si ruppe i freni e furono più volte sul punto di lasciarla lì e proseguire sull’altra. Incontrarono solo un’altra jeep ma anche degli Himba per i quali erano alcuni dei pochissimi bianchi mai visti. Un po’ perché non capisco niente di motori, e molto perché avevamo una jeep sola e mezzo serbatoio (nella guida non era specificato che l’ultimo distributore era a Sesfontein, a 4h di distanza) abbiamo rinunciato anche a percorrerne un breve tratto.

 

Rientrando a Sesfontein abbiamo incrociato il camion che finalmente era stato tratto in salvo dai soccorsi. A questo punto del viaggio, la logica avrebbe voluto che andassimo direttamente al Parco Etosha che dista meno di 300 km ma i pernottamenti nel parco erano già stati prenotati (cosa estremamente consigliata) ed eravamo in anticipo di un giorno rispetto al programma che avevamo predisposto, che predispongo sempre con un giorno "vuoto" per far fronte ad eventuali imprevisti. Abbiamo quindi proseguito sulla C40 visitando il Vingerklip sopra descritto e, superata Otjiwarongo dove abbiamo dormito in un bell'albergo con piscina, e ci siamo recati al Waterberg Plateau, anticipando una visita che ci ha poi permesso di dedicare l'ultima giornata a Okonjima, che altrimenti avremmo dovuto sacrificare.

 

continua...

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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