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Ladakh, un piccolo Tibet

Kashmir & Ladakh, le Praterie degli Dei.
Data: 11/05/2015 INDIA - NEPAL - TIBET Categoria: Pillole di viaggio

l Ladakh, una delle zone piu' affascinanti dell'India nella zona himalayana che, sullo sfondo di un paesaggio lunare, ospita genti coloratissime e monasteri antichissimi.

Il Ladakh è un distretto dellIndia facente parte dello stato federato del Jammu e Kashmir ma qui non vi troverete templi hindu né vacche sacre placidamente adagiate sull’asfalto, consapevoli di essere intoccabili.

Questo perché il Ladakh, un territorio racchiuso tra le catene montuose del Karakorum e del Himalaya, è stato per molto tempo parte del Tibet, ormai sotto il dominio cinese da poco meno di settant'anni. Del resto basta guardare una cartina per rendersi conto di come, proseguendo idealmente a ovest partendo dal Nepal, ci si trova in un ambito che poco ha da spartire con il subcontinente indiano, caratterizzato da caldo soffocante e clima tropicale.

 

Il Monastero di Thikse

 

Per questo c’è chi lo definisce un “piccolo Tibet” e, in un momento storico in cui la terra del Dalai Lama è sottoposta alle pressanti influenze, non solhttp://www.pianetagaia.it/viaggio/702/1300/kashmir--ladakh-le-praterie-degli-deio politico-religiose ma anche economiche, del colosso cinese, visitare il Ladakh è un po’ come viaggiare nel tempo in un Tibet come sarebbe avrebbe potuto essere ancora oggi, senza le vicissitudini storiche che ne hanno segnato il cammino recente, a maggior ragione se considerate che questa fetta di mondo è rimasta chiusa al turismo fino al 1974.

In realtà è molto numerosa anche la comunità islamica, di ramo sciita, e ci sono pure diversi hindu ma qui le diverse confessioni, forse per la durezza della vita a queste latitudini (in inverno le temperature precipitano a valori polari), pare abbiano altro da fare che scannarsi a vicenda, come invece succede altrove.

 

Il cielo limpido si specchia sulle acque del lago Tso Kiagar

 

Difatti, ciò che si nota subito è il sorriso della gente, nonostante il duro stile di vita arcaico che prevede che il necessario per campare ce lo si procuri coltivando albicocche, quando la stagione lo consente, ma soprattutto allevando yak, cammelli e capre da cui trarre carne e latte e la pregiatissima lana da cui si ricava la pashmina, spesso praticando il nomadismo.

Come in tutti i territori dediti al buddhismo lamaista, la religione è una componente fondamentale della società: i monasteri sono contemporaneamente gli edifici più imponenti nonché il vero fulcro della vita del paese, la grande maggioranza dei giovani trascorre qualche anno da monaco e la devozione dei locali è avvertibile in ogni situazione.

 

Veduta del monastero che sovrasta Leh

 

Il primo fattore di cui tenere conto per chi vuole recarsi in Ladakh è l’altitudine. Siamo ai piedi del tetto del mondo e gli altimetri riportano valori non banali, a cui non tutti potrebbero essere abituati. Leh, il capoluogo, si trova a 3.486 metri sul livello del mare e raramente ci si discosta da cifre di questo genere, casomai aumentano, specie se si pratica il trekking, attività per la quale il Ladakh è naturalmente vocato.

L’ideale è concedersi un periodo di acclimatamento alle nuove altezze: tre giorni di stazionamento a Leh o ad altezze similari, prima di partire per destinazioni più elevate, sono un sufficiente intervallo per chi non ha particolari problemi di salute.

 

Giovani monaci

 

Dopo di che sarete liberi di avventurarvi nella scoperta di questo piccolo gioiello: stupendi gompa (monasteri), paesaggi mozzafiato e gente adorabile. Un mix che vi farà innamorare e difficilmente non sognerete di tornarvi.

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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