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Cibo locale: Giordania

Data: 06/09/2013 GIORDANIA Categoria: Pillole di viaggio

 

La cucina giordana, detto da uno che sa a malapena prepararsi un piatto di pasta, non è affatto male. L'unico problema, che direi comune a moltissimi paesi tranne l'Italia e non molte altre destinazioni nel globo, è che la varietà non è enorme, problema che abbiamo capito come aggirare solo verso la fine del viaggio.

 

Generalmente il piatto principale di un pasto è la carne, quasi sempre di pollo o di pecora, essendo il maiale, per motivi religiosi, poco popolare. Il piatto più noto è il mensaf (bocconi di agnello su un letto di riso con spezie e pinoli o arachidi tostati), di origine beduina, considerato il piatto nazionale e tradizionalmente da mangiare con le mani, utilizzando il pane come strumento per raccogliere piccoli bocconi e per "gettarli" in bocca, senza che le dita tocchino le labbra. Quando nel menù trovate la parola insalata, sappiate che sarà immancabilmente - cosa che la rende un po' monotona specie per chi, come me, non ne apprezza tutti gli elementi - a base di pomodoro, cetrioli e cipolla, con l'ulteriore ingrediente che ne determinerà il nome (se c'è anche il tonno sarà una "tuna salad"). Altri piatti popolari sono il maqlubeh e il kubbeh (a base di agnello) e il musakhan (a base di pollo).

 

Un ricco piatto di mensaf

Un ricco piatto di mensaf

 

Ma la vera forza della cucina giordana sono le mezze, cioè gli antipasti: se ne possono ordinare di vario genere così da assaggiare più cose e avere più probabilità di trovare qualcosa che piaccia, vegetariani compresi. I piatti che ho preferito sono piaciuti sono stati il falafel (polpettine di pasta di ceci fritte), l'hummus (salsa di ceci fritti con limone, aglio, sesamo e olio), i ftayer (triangoli di pasta ripieni di formaggio o carne) e il fattush (insalata con cubetti di pane fritto).

 

I prezzi sono piuttosto contenuti. L'ultima sera, a Madaba, abbiamo cenato in quello che la Rough Guide definisce il miglior ristorante del paese, l'Haret Jdoudna: sarà che avevamo capito che era meglio insistere sulle mezze, sarà per l'ambientazione decisamente superiore alla media (il cortile interno di due edifici risalenti al '700), siamo usciti veramente soddisfatti, anche dal conto finale inferiore ai 10 jod* a testa. Altre volte abbiamo speso di più, come a Wadi Mousa, facendoci trarre in inganno dal menù tipico perché volevano assaggiare il mensaf, ma di norma, cercando locali più rivolti ai locali che ai turisti, la spesa è stata inferiore come ad Amman dove, cenando a sazietà base di mezze, abbiamo speso appena 3,5 jod a testa.

 

I dolci non sono considerati il termine di un pasto ma piuttosto uno spuntino a sé stante. Nelle pasticcerie i dolci, anche se più o meno tutti dello stesso tipo (con zucchero, miele o sciroppi, non abbiamo visto dolci al cucchiaio), sono venduti a peso: il più noto è la baklava, sottili strati di pasta sfoglia a cui sono copiosamente aggiunti miele, zucchero e frutta secca. È un piacere entrare in pasticceria e scegliere dai vassoi a quale dolcetto affidare il compito di aumentarci la glicemia. E se vi dimostrerete indecisi non esiteranno a farveli assaggiare...

 

Diffusissimo il tè, di solito servito con menta o salvia e piuttosto zuccherato: è la classica bevanda che viene offerta in ogni situazione.

 

(*) all'epoca del viaggio (giugno 2013) il jod valeva poco più di un euro.

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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