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Only Lonely?

Data: 26/05/2013 Categoria: Pillole di viaggio

 

Vado molto fiero del metro e mezzo lineare di guide allineate su uno scaffale della mia libreria. Molte di esse sono delle corpose e tozze Lonely Planet in italiano o in inglese, come è normale che sia per un viaggiatore come il sottoscritto che predilige le destinazioni meno battute. Facile, direte voi, si sa che le Lonely Planet sono le migliori. Invece scrivo di questo argomento proprio per dirvi il contrario: la mia esperienza mi dice che, come il mondo che ci aiutano a scoprire, anche quello delle guide di viaggio è bello perché è vario.

 

Di norma chi viaggia in autonomia in paesi extraeuropei si affida alle Lonely Planet, guide australiane edite in italiano dalla EDT di recente acquisite in toto dalla BBC, ormai quasi uno status symbol per un certo tipo di viaggiatore. Sicuramente le prime ad essere state concepite per un modo di intendere il viaggio in autonomia (la prima guida venne scritta dai fondatori, gli australiani Tony e Maureen Wheeler, nel 1973 al ritorno da un lungo viaggio che li aveva visti attraversare tutta l'Asia), le Lonely Planet hanno stabilito uno standard: una parte introduttiva che spiega storia, usanze e molti aspetti pratici; la descrizione delle località di maggiore interesse; di ognuna di esse le recensioni dei posti dove dormire e mangiare, divisi per livello di spesa; un breve frasario nella lingua locale; poche fotografie (aspetto ultimamente un po' più curato); mappe disegnate a mano (non sempre precisissime ma spesso le uniche disponibili). Più recentemente, nella parte iniziale, è stata aggiunta la sezione "Itinerari" dove vengono suggeriti dei percorsi-tipo di diverse durate, come per dare un'idea di massima a chi, come me, sfoglia la guida in libreria senza aver ancora deciso se visitare quel paese o meno. Va detto che la descrizione dei singoli siti spesso non è molto approfondita, al punto che un mio amico era uso commentare, dopo averla letta: "Stringata come sempre". C'è da capirli però: già così le Lonely Planet sono spesso dei tomi piuttosto massicci (guardando nello scaffale ne trovo almeno quattro da circa 800 pagine), se fossero ancora più dettagliate ci si vedrebbe costretti a portarsi dietro un volume delle dimensioni dei vocabolari che si usavano quando andavo a scuola.

 

Le Lonely Planet si vantano di essere scritte "da viaggiatori per viaggiatori", nel senso che sono redatte da autori che sperimentano in prima persona le sistemazioni, anche se con un approccio alquanto diverso da quello di William Hurt nel film "Turista per caso". Una volta, in Sri Lanka, fui oggetto di un malinteso: viaggiavo in solitaria con l'auto a noleggio e cercai una sistemazione presso la guest house di Kandy che la Lonely Planet consigliava. Il proprietario, che non aveva più stanze libere, mi prese da parte e mi disse che aveva capito che ero un autore della Lonely Planet e che mi avrebbe trovato una sistemazione alternativa allo stesso prezzo e che avrei potuto andare a fare colazione da lui. Glie lo lasciai credere. Altra peculiarità delle Lonely Planet è quella di accettare ed incentivare i propri lettori a correggere eventuali errori o a segnalare eventuali informazioni utili mancanti: se i consigli dati sono considerati degni di pubblicazione, si viene premiati con l'invio di una guida, abile mossa editoriale e di marketing che inizialmente mi spinse a scrivere alcuni dettagliati resoconti, più che per la guida in omaggio per la soddisfazione di vedere il mio nome pubblicato. Per la precisione, in quelle due volte che mi ci sono cimentato, entrambe le volte sono stato omaggiato di una guida, ma non ho mai letto il mio nome pubblicato, anche perché questo sarebbe eventualmente apparso su un'edizione successiva che non sapevo quando sarebbe uscita e ormai non mi interessava più avere.

 

Più o meno nello stesso stile vi sono le francesi Routard: figurati se i francesi possono adeguarsi ad una cosa anglosassone senza doverla rifare in maniera più propria. L'unica Routard che possiedo è quella sugli Stati Uniti dell'Ovest: la presi dopo aver notato - passo delle mezze ore in libreria a confrontare una guida con l'altra prima di procedere all'acquisto - che era spesso più dettagliata della Lonely Planet e, in quel viaggio, benché avessi con me entrambe, finii con affidarmi maggiormente alla produzione dei cugini d'oltralpe. Anch'essa estremamente povera da un punto di vista delle immagini ma molto concreta. Altre guide che mi hanno dato soddisfazioni sono le Rough Guides, da non moltissimi anni pubblicate anche in italiano. Le guide di questa casa londinese non hanno nulla da invidiare a quelle già citate: molti dettagli pratici, pochi fronzoli, leggermente più curate da un punto di vista grafico. Nello specifico la guida sulla Cina Meridionale superava per quantità di pagine e precisione delle informazioni l'omologa della Lonely Planet. Ultimamente ho cominciato a considerate anche le Bradt Guides, anch'esse inglesi, che però hanno il difetto, per me sormontabile, di essere pubblicate solo in inglese. Le ho conosciute quando cercavo informazioni sull'Etiopia: navigando su internet lessi che più d'uno la citava come la migliore sul paese. La ordinai su internet e, una volta giuntami, la confrontai con la Lonely Planet in libreria: 6-0, 6-0 per la pubblicazione britannica. Scoprii poi che il suo autore, un sudafricano che aveva un debole per l'Etiopia, oltre ad avere creato un sito apposito dove raccoglieva informazioni aggiornate da altri viaggiatori, l'aveva visitata in lungo e in largo svariate volte e la conosceva a menadito, a differenza, come spesso accade, di quanto possa conoscerla un autore mandato in avanscoperta per la prima volta in vita sua.

 

Souvenir e guide di viaggio, mi permettono, di tanto in tanto, almeno di viaggiare con la mente

Souvenir e guide di viaggio, mi permettono, di tanto in tanto, almeno di viaggiare con la mente - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Quindi cos'è che rende una guida migliore di un'altra? A mio avviso sono proprio gli autori a fare la differenza i quali, cambiando a seconda del paese da descrivere, rendono in pratica impossibile che di ogni destinazione la guida migliore sia sempre della stessa casa editrice. E per scoprire quale sia la migliore guida per ogni località non c'è molto altro da fare se non cominciare a documentarsi il prima possibile - principalmente via internet - sulla destinazione e assumere il maggior numero di informazioni: solo così può darsi che si scopra se esiste una guida migliore di un'altra. Fu così difatti che venni a sapere che una semisconosciuta collana di guide, le britanniche Odissey, era l'unica ad averne pubblicata una specifica sulla provincia cinese del Guizhou, in cui stavo organizzando un viaggio, ad opera di una collezionista di tessuti tribali che frequentava quelle zone da anni. Altrimenti non rimane che confrontare fra di loro le poche varianti che si trovano nelle nostre librerie, dove le Lonely Planet di norma la fanno da padrone. Se questo principio vale per le guide, diventa ancora più assoluto per le mappe. La qualità di queste varia estremamente da un editore all'altro, di norma piuttosto specializzati in alcuni generi: non aspettatevi che chi pubblica le migliori mappe sulle stradine d'Irlanda sia anche la migliore per i tratti di fuoristrada in Namibia...

 

Analizzando altre guide diffuse da noi, quelle del Touring Club Italiano sono forse le più dettagliate in assoluto sui particolari artistici e architettonici di un sito ma sono molto meno ricche di informazioni pratiche di altre, cosa che le rende poco adatte per viaggi da organizzare in autonomia ma ottime se questo aspetto è già predisposto da altri o si svolge in paesi industrializzati o comunque non particolarmente complessi da girare. Non a caso le destinazioni coperte sono, con poche eccezioni, tutte dislocate in Europa, Nord America o nel bacino del Mediterraneo. Le Guide Verdi, la tipologia più diffusa, non hanno una foto che sia una, ad eccezione della copertina, ma molti disegni dei vari monumenti. Dettagliatissime le Guide Rosse, al punto da essere una specie di compendio dei siti da visitare, valide però solo per le diverse regioni d'Italia. In passato non disprezzavo le Guide APA, traduzione in italiano delle Insight Guides. Approfondite nella descrizione dei luoghi e delle caratteristiche generali di un paese, brillavano meno dal punto di vista degli aspetti pratici, dalle sistemazioni agli spostamenti. Però erano ricche di belle fotografie, il vero motivo per il quale le compravo: capire quali erano le situazioni più fotogeniche offerte da un paese era un aspetto che, allora, non riuscivo a conoscere altrimenti, ora invece per farmi un'idea sull'argomento trovo Google Immagini più pratico. Ovviamente ve ne sono molte altre, dalle Traveller della National Geographic Society, alle più prettamente italiane Calderini, MondadoriMoizzi, Polaris, Clup e fuoriThema, alle varie straniere come Footprint, Dumont, Fodor's, Frommer, Time Out, Baedeker e sicuramente molte altre che, non facendo di mestiere il recensore di guide, mi sfuggono. Se volete segnalarmene siete, siete ben accetti.

 

Considerando che nessuna guida può fornire la quantità e il dettaglio di informazioni pratiche che oggi si possono trovare su internet o tramite una guida locale, ha ancora senso portare con sé una guida in viaggio? Assolutamente sì, sia perché contiene tutte le informazioni utili accessibili in poco tempo e sia perché, anche oggi che molti viaggiano con tablet e smartphone che permettono di consultare siti e di navigatori satellitari, la connessione internet in tanti paesi è ancora una chimera. Poi, vuoi mettere la figura che fanno in libreria?

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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