menu

BLOG

HOME

Cheese...

Data: 09/05/2012 ETIOPIA Categoria: Pillole di viaggio

 

Da appassionato di culture extraeuropee e fotografo amatore, mi sono trovato spesso nella condizione di voler fotografare dei soggetti non facili e anche, cosa che non amo, di dover pagare per uno scatto fotografico. Penso alla Valle dell'Omo in Etiopia dove ciò è assolutamente la norma ma anche altrove, in mezzo alle minoranze etniche in Cina e Vietnam ad esempio, anche se qualche volta mi è capitato, quando ormai mi aspettavo di dover pagare, che il soggetto non abbia voluto denaro in cambio della posa, semplicemente orgoglioso di essere ripreso nei costumi tradizionali (che gli avevo specificamente chiesto se disponibile a tirare fuori dall'armadio e indossare).

 

Il contatto con un locale per ottenere una foto è un'operazione da svolgere sempre col dovuto tatto. Va sempre usato riguardo verso il soggetto, soprattutto se anziano. Innanzitutto bisogna chiedere il permesso al soggetto e in caso di rifiuto rispettarne la volontà, senza riprenderlo a sua insaputa. Alcuni popoli pensano che le fotografie rubino l'anima: senza dare il là a discussioni filosofiche che potrebbero anche dimostrare la fondatezza di questo pregiudizio, ricordiamoci che l'immagine di una persona può essere usata nei riti voodoo, una pratica ancora assai diffusa in certe zone dell'Africa Nera, dei Caraibi e perfino nel Nord America.

 

A volte non è nemmeno necessario conoscere la lingua, basta rivolgersi con un sorriso indicando la macchina fotografica e una volta completata l'operazione ringraziare con un altro sorriso, un cenno della testa o, se siete riusciti ad instaurare una certa empatia, stringendo la mano (nel caso di anziani è meglio portare entrambe le mani alla stretta di mano, è un segno di grande deferenza).

 

Una volta effettuato lo scatto è sempre cosa buona mostrare il risultato sul display della macchina fotografica, a maggior ragione se la foto è gratuita, cosa che spesso si rivela anche un metodo per generare dei sorrisi quando non proprio delle grasse risate e stemperare la situazione. Se vi chiedono una copia della fotografia fatevi dare l'indirizzo (se ce l'ha, diversamente affidatevi alla guida locale) e fate di tutto per mantenere la promessa: le fotografie sono spesso molto importanti per loro, in molte case ho visto intere pareti colme di fotografie di parenti e conoscenti esibite come i propri gioielli più cari.

 

Il display della macchina fotografica può accorciare le distanze

Il display della macchina fotografica può accorciare le distanze - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Due suggerimenti:

1) se è possibile, pernottate presso le popolazioni. Si diventa più intimi e si acquisce lo status di ospite a discapito di quello di turista di passaggio, cosa che spesso consente foto non solo gratuite ma soprattutto più spontanee, evitando quelle poco naturali pose ingessate che di solito il soggetto assume. Io porto con me un piccolo album di foto della mia famiglia (ultimamente sostituito dagli album di foto sullo smartphone), gatta compresa, e qualche immagine della mia terra da mostrare: aiuta a rompere il ghiaccio e a far capire che la foto è un ricordo e non, come a volte credono - non sempre a torto - un mezzo per fare soldi alle loro spalle.

2) riprendete le persone al "loro meglio", cioè quando sono ben vestite. Soprattutto in Asia, mi è capitato che dopo aver fotografato delle donne (che di solito sono le più interessanti da fotografare perché, a differenza degli uomini, si vestono più spesso con gli abiti tradizionali) queste facessero una smorfia nel rivedersi sul display perché si ritenevano brutte o poco curate, quando addirittura non si rifiutavano proprio di farsi fotografare. Visto che farsi fare delle foto è per loro una cosa poco frequente, è un po' come quando questo capitava ai nostri nonni: quelle poche volte che si facevano riprendere volevano giustamente essere ben vestiti e pettinati. Fotografare qualcuno palesemente sudicio e male in arnese genera nel soggetto la convinzione che lo si voglia fotografare per mostrare una bruttura o, alla peggio, denigrare il loro popolo.

 

Può anche capitare che siano i soggetti a chiedere di essere fotografati. Se lo chiedono per i soldi, stabilite l'importo da corrispondere assolutamente prima di scattare: spesso i più aggressivi sono anche i più esosi e quelli che, in caso di scatto effettuato senza un preventivo accordo sulla cifra, possono fare delle spiacevoli sceneggiate. Io di norma non fotografo chi me lo chiede, soprattutto se lo fa con insistenza, piuttosto fotografo quello a fianco che non si è dimostrato insistente. Altri invece chiedono di essere fotografati per puro divertimento o semplicemente per il gusto di interagire col turista/viaggiatore, cosa che può rivelarsi divertente e gradevole anche per chi sta dietro alla macchina fotografica: in questo caso scattate, mostrate la foto e, se proprio non vi interessa il soggetto, potrete facilmente cancellarla in seguito.

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

Lascia un commento - Richiedi informazioni



Mappa Climatica

ad ogni stagione il suo viaggio

archivio articoli

viaggi legati all'articolo

arrow_drop_up