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NAMIBIA: Namibiade - V
Diari di Viaggio
02 Marzo 2019

segue...

 

7° giorno

Colazione al camp e benzina al distributore del campeggio, la più cara incontrata ma possibile pagare con carta, prima meta l’Etosha lookout, un posto dove ammirare l’assoluto nulla bianco iridescente del pan, vista che senza occhiali protettivi causa disturbi agli occhi. Pensare ai primi pionieri che arrivavano qui sui loro carri ed intrapresero l’attraversata di questo mare bianco fa paura, nel pan non si scorgono animali, questo spazio incute timore pure a loro. Lasciamo l’area di Halali per entrare in quella di Namutoni, l’est del parco, prima sosta a Springbokfontein (acqua ed animali, principalmente alcefali), da qui prendiamo per Batia schivando elefanti e giraffe che in assoluta tranquillità frequentano la zona attraversando la strada più volte. Sosta successiva ad Okerfontein (acqua ed uccelli, nemmeno l’ombra degli immancabili ungulati) ed alla celebre Kalkheuwel (2 pozze, luogo di ritrovo di svariate specie, ungulati di qualsiasi tipo ma anche aquile e struzzi, numerosissimi e sempre rispettosi dei propri turni a parte i facoceri che si inseriscono casualmente). La meta successiva è Chudop una specie di città delle giraffe, sono in numero incalcolabile e si osserva con precisione la contorta posizione che assumono quando devono bere, situazione per loro estremamente pericolosa perché l’unico momento in cui possono essere attaccare dai predatori. Non solo giraffe, ma ormai gli ungulati sono un di più come gli sciacalli, il passo per entrare al Namutoni Rest Camp è breve (prenotato in anticipo, piazzole provviste di verde, attacchi per elettricità ed acqua, piscina, forte visitabile, pozza di avvistamento non così interessante come quelle dei camp precedenti), prendiamo posto liberamente perché non c’è la ressa dei campeggi precedenti, al solito tavolo e sedie identificano la posizione poi continuiamo l’escursione. Aggiriamo il Ficher’s Pan dove il bianco del fondo in contrasto col blu/nero delle nuvole cha avanzano regala un’immagine molto forte comprensiva dei fenicotteri che in più punti soggiornano, tappa a Twee Palms (acqua, gnu a profusione, impala ecc..), poi Aroe (acqua e mandria di elefanti) e ritorno sulla via principale dove attraversata questa prendiamo il Pan Edge Drive che lambisce il grande Pan e dove elefanti e giraffe non si contano, il problema non è vederli ma schivarli. Terminato questo anello da nord scendiamo e prendiamo la deviazione per Groot Okevi dove all’ultimo secondo non arrotiamo tre leonesse che ci tagliano la strada per arrivare alla pozza dove abbeverarsi. Ovvia lunga osservazione fino a quando riprendono la via della foresta, rientrando sulla via principale occorriamo nell’emozionate visione di un leopardo comodamente adagiato su di un termitaio. Se ne resta tranquillo a pochi metri dal nostro pick-up, l’eccitazione è forte perché il leopardo è probabilmente l’animale principe dell’Africa, dimensioni perfette, colorazione completa, felino dalle caratteristiche totali, veloce, forte, indipendente da tutto compreso l’acqua, con la sola eccezione che l’avvistamento è quasi solamente notturno date le sue abitudini, vederlo ora in perfette condizioni di luce a meno di 5 metri ci esalta. Noi siamo fermi e lui pure, ci scruta dritto negli occhi, il minimo movimento viene copiato da lui, appena ci muoviamo di un solo metro scende lentamente dal termitaio e prende la via della foresta dove si mimetizza immediatamente. Non lo rivedremo più, ma questo incontro ravvicinato in assoluta libertà ed indipendenza vale da solo un viaggio all’Etosha. Altra deviazione per Klein Okevi (acqua e varie specie di antilopi, tra cui una particolare che si muove a grandi balzi), successivamente andiamo a sud alla grande pozza di Klein Namutoni frequentata come un bar all’ora dell’happy hour. Al tramonto i colori sono intensi all’ennesima potenza, tra giraffe, iene, kudu, sciacalli e animali vari non si vorrebbe lasciare il luogo ma l’orario ci impone di rientrare quanto prima per non trovare i cancelli chiusi. Lasciato il pick-up alla piazzola andiamo a piedi alla pozza del campeggio, un bel tramonto ma pochi animali, qualche iena, tanti versi di uccelli non identificati e poco altro, però per oggi dopo aver condiviso spazi con leonesse, leopardo, elefanti, giraffe ecc… possiamo già ritenerci oltremodo soddisfatti. Cena al campo con un numero crescente di insetti che presidiano ogni fonte luminosa. Percorsi 172 km tutti su sterrato in discrete condizioni, e anche le indicazioni ben tenute.           

 

Zebre in una pozza dell'Etosha National Park - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

18° giorno

Terminata la solita colazione da campo prendiamo la via del nord con un nuovo passaggio a Groot Okevi che troviamo disabitato, sosta a Tsumcor con acqua ma senza animali che ritroviamo placidamente a cibarsi lungo la via principale, elefanti coi piccoli che chiudono il passaggio. Nel risalire entriamo nel sentiero che fa tappa a Stinkwater (asciutta, svariati springboks), ed alla confluenza prima di seguire l’anello di Andoni avvistiamo sotto ad un solitario albero un leone che come tradizione si riposa da fatiche mai fatte. Attendiamo ma non intende spostarsi così continuiamo facendo il periplo dell’Andoni Plain invaso di animali, gnu, zebre, giraffe, antilopi da tutto esaurito. Terminato questo anello, avendo ancora un po’ di tempo (il permesso dei 3 giorni parte dall’orario di emissione) riscendiamo dove stazionava il leone che ora troviamo all’interno dell’albero seduto ma non sdraiato così la folta criniera è ammirabile senza problemi. Attendiamo fiduciosi che si sposti almeno per bere ad una vicinissima pozza ma il leone nemmeno questa fatica compie, così ritorniamo a nord uscendo dall’Etosha dal King Hehale Gate per incrociare la B1 poco a nord, strada asfaltata. Il percorso passa tra paesi e villaggi con continuità, strada in buone condizioni ma velocità limitata da traffico, incroci, scuole e animali vaganti. Facciamo tappa a Ondangwa per benzina (solo contante) e provviste, la strada continua verso nord-ovest prendendo la denominazione C46 dove si incontrano le prime deviazioni per l’Angola, e qui iniziano i controlli di polizia che interessano anche i turisti stranieri, controlli veloci e socievoli, la patente italiana è accettata senza nessun indugio, la polizia già sa che gli stranieri che passano di qui andranno alle cascate del Kunene, Ruacana e Epupa Falls. Facciamo appunto tappa a Ruacana nel paese, da non confondersi con la centrale elettrica e con le cascate, il nome è il medesimo per le tre località e a volte le indicazioni riportano chilometraggi anomali proprio perché le confondono. Il paese si trova prima delle altre due località, dalla C46 si prende a sinistra lungo la C35 e dopo nemmeno 2 km si è arrivati. Facciamo base al Ruacana Eha Lodge (piazzole a fianco del resort, illuminazione, allacci elettrici ed idraulici, piscina) dove visto l’arrivo in anticipo sul tramonto sfruttiamo la piscina per rilassarci. Qualche nuvola ma nessun accenno di pioggia verso sera, solita preparazione della cena con struttura dove riparare il fornello a gas dal vento, presenza di insetti ed animaletti vari in crescita. Percorsi 355 km, la parte nell’Etosha su sterrato in buone condizioni il resto su asfalto.            

 

Leopardo su un termitaio all'Etosha National Park

 

19° giorno

Colazione da campo, rifornimento (solo in contanti, da qui a ovest nel Kaokoland non se ne troveranno più)  e partenza immediata per le Ruacana Falls, ritornati sulla via principale seguiamo la D3700 fino all’indicazione per la centrale idroelettrica sulla destra, la strada porta appunto dritti a questa centrale dove vi è una bella vista sulle cascate. Purtroppo la situazione non proprio pacificata tra Angola e Namibia ha portato alle peggiori conseguenze per le cascate, gli angolani hanno costruito una diga a 20 km da qui per produrre energia e lasciare poca acqua alla Namibia, i namibiani hanno poi costruito una centrale idroelettrica che prende acqua 200 metri a valle delle cascate portandola nelle condotte forzate che sfruttano il salto del fiume Kunene, in questa maniera l’acqua che cade è poca a discapito dello spettacolo che già così è splendido essendo le cascate in un punto molto caratteristico immerse nella foresta. Per accedere al migliore punto di vista (chiamarlo viewpoint come avviene non ha senso, non c’è un punto vero e proprio) occorre prendere una deviazione asfaltata sulla destra prima della centrale (unica strada che si incontra) che porta alla frontiera, si lascia il mezzo prima della frontiera della Namibia dove i doganieri capiscono al volo che si sta andando alle cascate e non occorre registrarsi in uscita, si lambisce la rete che fa da confine con l’Angola dietro al quale sorge un compound militarizzato all’ennesima potenza e si arriva al margine delle cascate. Nulla impedisce di buttarcisi dentro, non esistono protezioni o passerelle, ogni passo a proprio rischio e pericolo, compreso quello che risalendo verso l’invaso si possa oltrepassare il confine e ricevere sorprese sgradite. Scendendo verso valle si aprono più sentieri ma in pessime condizioni, l’ex posto di frontiera rammenta come le diatribe di confine ebbero effetti nefasti, colpi di mitragliatrice sono a imperitura memoria impressi sui pochi muri rimasti, la situazione rimane ancora difficoltosa, ma lo spettacolo delle cascate merita, ce le godiamo in assoluta solitudine, al momento nessuno passa da qui. Al rientro facciamo un po’ di chiacchiere coi doganieri namibiani che ci segnalano come vari ingegneri italiani lavorino nella centrale e che il lavoro qui è minimo perché nessuno passa mai la frontiera. Proseguiamo lungo la D3700 che dopo pochi chilometri risale e regala una vista delle cascate nel verde della foresta ma anche pessimi passaggi, e questa dovrebbe essere la parte semplice del percorso che affianca il fiume Kunene fino a Swartbooisdrif, luogo simbolo dei pionieri e trekker alla conquista della frontiera angolana nel 1800. Passarono da qui alla ricerca di fortuna e ripassarono da qui quando furono espulsi dall’Angola, un ceppo sulla montagna ne narra le gesta e ne segnala i tanti che non ce la fecero e in questi luoghi perirono. La strada continua ma per i finali 90 km servirebbero più giorni, sia le guide sia alcuni abitanti del posto la sconsigliano vivamente così rientriamo verso sud prendendo la D3701 in condizioni decisamente migliori, vista l’esperienza verso Kamajab non cadiamo nuovamente in avventure poco edificanti. A Epembe c’è il bivio a destra che indica Epupa Falls lungo la C43 ma non fate affidamento su recuperare qualcosa in questo villaggio, si oltrepassa Okongwati, altro villaggio rurale senza alcuna indicazione se non quella di qualche nome che potrebbe vendere benzina e sempre lungo la C43 in buone condizioni si sale a nord alle Epupa Falls lungo interminabili percorsi dritti nel vuoto molto evocativi dell’impervio Kaokoland. Il villaggio di Epupa Falls pare una comune nella foresta tutto attorno alle omonime cascate, raggiungibili dopo tanta strada disabitata, optiamo per l’Omaruga Lodge dove troviamo spazio solo in una piazzola di emergenza (con illuminazione ma senza allacci per acqua ed elettricità) che ha spazi anche per campeggio e bagni favolosi, posto come gli altri lungo il fiume col rumore delle cascate che fa da sottofondo costante. Nella speranza che i coccodrilli non intendano soggiornare dal versante dei campeggi ma che preferiscano la parte dell’Angola. Lasciato il mezzo, a piedi raggiungiamo le cascate distanti 200 metri, dato che abbiamo tempo ci aggiriamo in ogni spazio godendoci il ferro di cavallo naturale più suggestivo ma risalendo il sentiero che permette la vista completa col versante angolano nel mezzo della foresta, poi proseguiamo fino ad una spiaggia naturale a circa 2 km dove si potrebbero avvistare coccodrilli, anche se i gestori del lodge (una famiglia tedesca) ci aveva già segnalato come la grande quantità d’acqua presente in questo momento ne spinga la presenza più a valle. Infatti non ne scorgiamo, ma il percorso è molto bello, al rientro guadiamo piccoli rami del fiume per giungere sulla piattaforma naturale da dove la forza delle cascate fa sentire tutta la sua potenza regalando splendidi arcobaleni e lavate incredibili. Nel villaggio noto un cartello dove un tale Owen vende benzina ma non l’ho sperimentato, avevamo fatto scorta a Ruacana riempiendo serbatoio e taniche. Al lodge ci godiamo un veloce passaggio nella splendida piscina prima che il sole tramonti poiché a fatto compiuto si alza il vento e si abbassa la temperatura. C’è la possibilità di utilizzare il wi-fi nella sola area della reception, poi ci prepariamo alla cena, anzi al cenone di fine anno che qui non è sentito da nessuno. Sarà anche per la temperatura meno mite che altrove ma già prima delle 22 non c’è traccia degli avventori che in realtà nel campeggio sono numerosi, tutti pronti a ricaricarsi in vista delle escursioni future. Percorsi 229 km, a parte i primi 21 su asfalto tutti su sterrato, alcuni in pessime condizioni.            

 

Le Epupa Falls

 

20° giorno

Che sia il primo giorno di un nuovo anno qui non si nota, solita colazione poi in una giornata principalmente di trasferimento ci godiamo con luce mattutina per l’ultima volta le Epupa Falls per poi riprendiamo la via del giorno precedente scendendo a sud lungo la C43, fino a Epembe la strada è la medesima sempre nel mezzo di un nulla dal grande fascino, all’uscita del villaggio si continua lungo la C43 fino a Opuwo, riconosciuta come la capitale del territorio himba. E in effetti la presenza di questa comunità è visibile ovunque, anche se sfruttata fino all’eccesso, non ci si può fermare che si viene assaliti da giovani ragazze in abito tipico che chiedono soldi per farsi fotografare o altre che vendono i medesimi manufatti che alla fine sono una sfacciata dichiarazione di prodotto seriale e non manuale. È comunque uno spaccato di Namibia da osservare, e con lo stesso spirito loro osservano noi, qui si ritrovano i distributori di benzina e tanti market o supermarket, dopo aver sistemato le provviste continuiamo lungo la C41 asfaltata. All’incrocio con la C35 facciamo un destra e a seguire sisnistra per continuare sempre lungo la C41 (anche se non segnalata) che ritorna in sterrato ma in ottime condizioni. A Okahau col ritorno all’asfalto facciamo rifornimento di benzina potendo pagare al solito solo in contante, continuiamo fino a Oshakati dove svoltiamo a nord lungo la C45 che dopo pochi chilometri scompare perché in ricostruzione. Si entra ed esce dal percorso principale, in alcuni casi allontanandoci parecchio dalla via maestra, il tutto ci costa molto tempo e quando ritroviamo la via in buone condizioni dritta verso est comprendiamo che non riusciremo a raggiungere Okongo dove ci è stato detto trovarsi un camping. Passiamo villaggi e paesi, a Eenhana un loquace abitante locale (Nanda, very beautiful name si apostrofa) ci parla dell’esistenza di un camping lungo la C45, giriamo in lungo e largo ma non lo scorgiamo, ci sono sulla destra alcune baracche abbandonate che effettivamente farebbero parte di un camping di futura apertura, o almeno così vuole farci credere il gestore che ci chiede una cifra astronomica solo per fermarci senza nessun servizio a disposizione. Così per la prima volta decidiamo di trovarci una sistemazione alternativa, in paese ci sono alcune indicazioni di guest house, troviamo ospitalità alla Litu (ampia colazione, wi-fi e possibilità di cucinarci la cena) dove le gestrici una volta lasciataci la camera abbandonano la guest house della quale ne diveniamo noi i proprietari. Scaricate pure qui tavola e sedie, ci approntiamo una cena a base di prodotti comprati in Namibia, una zuppa dal gusto assente (sulla carta doveva essere carne) e verdure tirate in padella che non sanno di niente, e questo lo si può considerare un complimento. Ma viste le poche fatiche della giornata va bene anche così. Percorsi 497 km, in parte su strada sterrata buona, altra su asfalto con tanti rallentamenti ed una parte a caso tra campi e deviazioni.

 

continua...

 

Namibiade - I

Namibiade - II

Namibiade - III

Namibiade - IV



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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