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Himachal Pradesh - II

Data: 21/03/2015 INDIA Categoria: Diari di Viaggio

 4° giorno


Colazione alle 7:00 in hotel e poi facciamo conoscenza con autisti e guide della Arohi che staranno con noi fino a Manali, ultima tappa nelle montagne. Le jeep sono delle Toyota Qualis, alte e strette, e a detta di tutti gli autisti perfette per le strade che incontreremo. Tutti gli autisti, chi più chi meno, parlano inglese, quindi non faremo scena muta per svariate ore al giorno. Lasciamo immediatamente Shimla, la strada sale e scende con viste sulle piantagioni di mele, qui così famose. Prima sosta a Narkanda, anonimo posto di scambio per camion e corriere, entrambi solitamente molto folkloristici.

 

Prima tappa a Rampur dopo 130 chilometri di strada asfaltata quindi percorsa senza perder tempo per un veloce pranzo (che ci viene preparato per ogni giorno dai cuochi degli autisti che lo faranno anche per noi, risparmiando così tempo e in futuro trovando sempre qualcosa anche dove non ci sarà nulla) presso una capanna al termine del paese che pare devastato dai lavori per costruire un'enorme diga sul fiume Sutley. Questa situazione però si ripeterà per buona parte del percorso lungo il Kinnaur, almeno fino a Jangi. Ripreso il cammino, passato Jeori si lascia il fondovalle per salire a Sarahan, dove si incontra lo splendido Bhimakali Temple. Ma prima di raggiungere il villaggio, lungo la stretta strada ci imbattiamo in una festa di villaggio, piena di musica, colori e soprattutto gente ben contenta di condividere i propri festeggiamenti con chi arriva da tutto un altro luogo.

 

A Sarahan è pieno di guest house ammassate tutte intorno al tempio, ci sarebbe la possibilità di pernottare anche all’interno del monastero, ma è tutto pieno e rimediamo alla Monal, con camere da due alcune dotate anche di bagno privato. Primo giro del villaggio con passaggio al palazzo del maharaja di Bushahr e vista del tempio dall’alto. Tutto è concentrato attorno a questi, ma è bello perdersi tra i tanti negozietti che vendono di tutto, dall'oro alla carta igienica (che nelle guest house non viene fornita). Cena preparata dai cuochi, primo giro di dal che pare una delizia, lo stesso parere non lo confermerò dopo oltre 10 giorni di dal consecutivi. L’enorme palo che da sul lato del tempio ispirava una serata di foto allo stesso tempio illuminato, molta la delusione nel constatare che le luci danno solo all’esterno, quindi nessuna foto da scattare e nessuna immagine da portarsi via di notte, peccato. Percorsi 170km.

 

Bus coloratissimi sulle strade himalayane

 

5° giorno


Puja al monastero alle 6:00, io ne approfitto per visitarlo ma alla puja (preghiera dei monaci col ripetersi dei versi a formare un mantra ipnotico) non partecipo né qui né altrove. Per entrare occorre essere scalzi e lasciare tutto quanto si possegga in cuoio, ma nessuno vi farà un controllo dettagliato. Composto di due cortili interni, sono in realtà le due torri a svettare, e su una di queste sventola una bandiera rossa riportante sia la svastica che la stella di David. A seconda del monaco o della guida a cui chiedete spiegazioni vi verrà elargita una spiegazione differente, anche qui il fare cassa viene prima di tutto.

 

Colazione in guest house e poi lunga attesa che tutto l’armamentario al seguito venga caricato sulle jeep, quindi si parte e si entra in Kinnaur a tutti gli effetti passando da un piccolo tempio dove gli autisti si fermano e fanno le loro preghiere e scongiuri. La zona è devastata per la costruzione di varie dighe, se tanto si parla dei cinesi che per recuperare ulteriore energia abbattono tutto quello che incontrano, qui la situazione non varia, e pazienza se le caratteristiche case dai tetti di ardesia vengano abbattute e i residenti portati in anonimi casermoni (magari dotati di riscaldamento e acqua corrente, il problema è solo nostro che non vediamo quanto immaginato, non loro che alla fine hanno un lavoro e una casa come si deve). Saliamo a Sangla, pernottiamo all’hotel ma partiamo subito per Kamru, che si trova a soli due chilometri in leggera ascesa.

 

Siamo a 2700 m, così iniziamo a fare un po’ di ambientazione alla quota. Kamru domina la vallata, qui si trova il Kamakhya Devi Fort, ma la torre principale non è visitabile. Il villaggio fu capitale del regno Bushahr, e alcune vestigia sono ancora visibili, ma soprattutto svettano le costruzione coi celebri tetti di ardesia. Scendendo visitiamo anche Sangla, nella parte sotto la strada principale, tra gente che lavora nei campi o nelle proprie case, si finisce attorno al tempio Bering Nag, cuore del paese. È attorniato dai cilindri che fungono da preghiere, coloratissime e quindi fonte di ottime foto. Qui la cannabis cresce ovunque, come fossero margherite nei nostri prati, e foto di cannabis con templi o viceversa son cose normali. Cena in hotel ma sempre preparata dai nostri cuochi, con zuppa, riso, misto verdure tra cui dal e ceci, e spezie (masala) a variarne il gusto. Percorsi 95 km.

 

Il tempio di Bhimakali a Sarahan



6° giorno


Colazione in hotel, con omelette, corn flakes, marmellate, chapati, succo e caffè/the/cioccolata (standard per tutto il viaggio a parte il 15 agosto, festa tradizionale) e poi via verso Rekong Peo (chiamata da tutti solo Peo che si pronuncia Pio) dove occorre prendere l’Inner Line Permit valido per viaggiare fino a Tabo nello Spiti (la strada, per modo di dire, corre sul confine con la parte tibetana della Cina, i rapporti tra i due grandi stati sono pessimi e non esistono passaggi di frontiera aperti). Bisogna registrarsi al posto di polizia, poi si va in un altro ufficio per le foto a cui pensano loro tramite webcam, per poi attendere il tutto in seguito.

 

Nessun problema nel rilasciare il permesso, però per chi viaggia solo il problema diventa che occorre essere almeno in 4 a percorrere la Hindustan-Tibet Highway. Quindi prendendo un bus (che passano, ma limitano di molto le escursioni in luoghi interessanti) date un'occhiata prima a che ci siano altri viandanti stranieri così da far risultare di essere in gruppo. Ma per vedere tutti i luoghi più interessanti da qui a Kaza meglio servirsi di una guida con jeep, ci penseranno loro a far “gruppo” anche se siete magari solo in due. Ottenuto il permesso partiamo per Kalpa, con sosta al villaggio di Koti dove si iniziano a vedere le prime caratteristiche preghiere tibetane al vento. Al termine di un percorso tutto curve nel mezzo di una foresta arriviamo a Kalpa e ci fermiamo all’Hotel White Nest, metà in costruzione e l’altra metà che sarebbe già da ristrutturare…, dotato di luce e acqua solo in certi momenti (non è dato sapere quali, per recuperare l’acqua ci si affida a grandi secchi in dotazione nelle camere). Nel registrare i viandanti viene chiesta anche la religione, ma nessun problema a tirarci una riga secca sopra. Da Kalpa continuiamo per Roghi, la strada corre a strapiombo su di un pendio infinito e quando si incontra un bus i sudori freddi fanno capolino.

 

Roghi pare fuori dal turismo, la gente è ancora presa dallo spaccare pietre coi martelli, lavare i panni scaldando l’acqua col fuoco per utilizzare poi la cenere e portare gli animali al pascolo è l’attività primaria. Al di là di questo però qui, come negli altri luoghi del Kinnaur, non c’è traccia di quella povertà che sovente si accosta all’India. Al ritorno si visita Kalpa, il cui centro è molto più in basso rispetto alla via di collegamento, piccolo villaggio pieno di templi, sia hinduisti che tibetani, qui inizia già quella commistione di genti e fedi che però non porta a nessuna aggressività o rancore. Risalendo da Kalpa all’hotel dove pernottiamo, si gode una vista magnifica del Kinner Kailash che al tramonto è proprio uno spettacolo. Per cena ci regalano ottimi noodles, sarà la vicinanza con la Cina, e cambiar gusto per una volta fa piacere. Percorsi 45 km.

 

Tempio Hindu a Kalpa

 

continua...

 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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