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Lungo la Carretera Austral - Parte IV (fine)

Data: 31/07/2013 ARGENTINA - CILE Categoria: Diari di Viaggio

 

25° giorno 

Colazione in hostal, poi dopo aver rinchiuso gli zaini in sacchi per l’immondizia (son previsti molti chilometri su strade non asfaltate) prendiamo la strada lungo il Rio Limay, molto spettacolare, da dove ci sono belle viste di Bariloche sotto al Cerro Catedral. Poi lasciamo la RN40 per entrare verso Villa Traful ed il suo splendido lago, fino al congiungimento con la Ruta de los Sietes Lagos. Come dice il nome si vedono sette laghi in posizione splendide lungo una strada ancora in pessime condizioni finendo per mangiare molta polvere anche perché molto trafficata. Nonostante sia molto celebre devo dire che lo scenario lungo la valle di Traful è più interessante che questo, ma certo non va perso. Arriviamo a San Martin de los Andes, ridente cittadina dell’Argentina bene dove tutto è perfetto e ben tenuto, il fascino del realismo magico del sudamerica qui è molto lontano, pare piuttosto di essere nelle Alpi, ma dal mirador la vista sul lago Lacar è comunque splendida. Da qui continuiamo per Junin de los Andes che si presenta in modo totalmente differente. Pochi posti per dormire, troviamo in un nuovo hostal, lasciamo gli zaini e dopo un salto all’ufficio del turismo per raccogliere informazioni sul Vulcano Lanin ci fermiamo lungo la strada principale per smangiucchiare qualcosa. Le empanadas di Doña Alicia sono sublimi, ma non abbiamo molto tempo e così partiamo per il vulcano, che raggiungiamo lungo la RP 60 del Paso International Tromen, destinazione Cile. Il vulcano, il classico cono perfetto sempre coperto di neve, dall’alto dei suoi 3.776 metri è visibile da molto prima di arrivare al posto di partenza per l’ascensione che si trova a 2km dal confine, ma occorre arrivare sin lì per registrarsi all’ufficio informazioni. Per l’ascesa bisogna avere con sé gli strumenti da alpinismo, occorrono in media 2 giorni con una sosta al rifugio Caja, noi invece accediamo ad un mirador che sorge a metà tra il Lago Tromen ed il Volcan Lanin. Ci fanno subito presente che l’ascesa media è di 45° ed in effetti alcune parti son veramente come scalare un muro in mezzo al bosco, faticoso in salita e pericoloso in discesa. Però son solo 25’ di salita, quando si arriva si è ricompensati da una vista mozzafiato, il Lanin completamente spoglio di nubi da un lato ed un folle lago blu dall’altra. Unico neo un vento terribile che costringe a difficili manovre per reggersi in piedi. Scesi sani e salvi rientriamo a Junin fermandoci a vedere per bene i tanti alberi di araucaria, pianta tipica di qui ma soprattutto della zona cilena, tanto da dare il nome alla regione dei laghi dello stretto e lungo stato sudamericano. In tutto circa 400 km, forse pochi per la giornata visto quanti ce ne rimangono per il giorno dopo. Per cena porzioni enormi e prezzi contenuti, prima di iniziare una lunga chiaccherata coi ragazzi che gestiscono l’hostal.


26° giorno

Colazione in centro di Junin, ottima ma per qui carissima, poi dopo una doverosa foto ai cartelli stradali a forma di trota si parte per il lungo cammino verso nord. Lungo la RN40 raggiungiamo Zapala costeggiando il P.N. Laguna Blanca, non abbiamo tempo di entrarci ma lungo il bordo oltre alle solite lagune salate vediamo mandrie di mucche coi tipici gauchos che qui non sono effetti turistici ma gente al lavoro. Lungo la strada facciamo assistenza ad un furgoncino rimasto in panne e carichiamo una signora anche lei rimasta in panne che deve raggiungere con urgenza Zapala perché ha un appuntamento ospedaliero per la dialisi. In questi luoghi sperduti ed infiniti è cosa normale e dovuta fermarsi ogni qualvolta si incontri qualcuno con dei problemi. Dopo Zapala si continua per Chos Malal, iniziamo ad immergerci in un mondo lontano da tutto come dimostra il locale Museo (gratuito, in 15’ si visita). Poche le indicazioni per continuare verso nord, e dopo pochi km la strada inizia a salire girando attorno all’imponente Vulcano Tromen regalando la vista della bella Laguna Anquico. C’è anche un mirador, ma il vento sposta la macchina, occorre muoversi con circospezione. Discesi continuiamo per Barrancas sopra alla quale troneggia il Vulcano Dumayo. Coi suoi oltre 4.700 metri, essendo a sud del Rio Bravo, in linea teorica rappresenterebbe la cima più alta dell’intera Patagonia, ma in pratica per i cileni tale primato è rappresentato dal San Valentin (4.050m) mentre per gli argentini è il Vulcano Lanin la cumbre per eccellenza. Comunque a mettere tutti dello stesso parere ci pensa il Fitz Roy, simbolo assoluto della regione. A Barrancas si passa il Rio Bravo e a tutti gli effetti la Patagonia termina, la Ruta 40 saluta definitivamente l’asfalto anche perché dopo pochi chilometri si entra in un territorio scavato tra montagne di lava e circondato da innumerevoli coni vulcanici. Non c’è nessun cartello indicatore ma sicuramente siamo entrati nella parte sud della R.N. Payunia. Le soste aumentano, il luogo è favoloso e totalmente spopolato, non si incontrano né paesi né gente. Arriviamo ad uno stretto canyon creato dall’acqua che ha solidificato la lava, luogo indicato come Paserela (perché un tempo solo una passerella permetteva alle genti a cavallo di attraversare il canyon) e solo dopo oltre 12 ore di viaggio è più di 800 km raggiungiamo Malargüe, situata nel mezzo di un aridissima precordigliera e sotto alle Ande (qui d’inverno si scia). Troviamo da dormire presso un hotel visto che tutti gli hostal o son pieni o non hanno acqua. Qui c’è un evento che richiama genti da tutte le provincie, la festa del chivo, ovvero la festa del capretto. Arrivano cantanti famosi per questa festa, andiamo nel luogo dove il tutto ha luogo ma non rusciamo a trovare un posto per cenare visto l’assalto che c’è, così dobbiamo rientrare in città per poter mangiare dopo mezzanotte all’aperto in una notte calda e ventilata. Al nostro arrivo grazie a Fernando avevamo già regolato il viaggio dell’indomani al Payunia, e visto che per lui si prospettano oltre 1.200 km in un giorno solo ci sentiamo in dovere di offrirgli almeno la cena. Assaggiamo le carni ricoprendole di chimichurri, una salsa a base di aglio, prezzemolo tritato, pepe, olio d’oliva, sale, aceto e semi di peperone che il cuoco di qui ci scrive per provare a farla anche in Italia una volta tornati. Poi chiacchere di saluto con Fernando, ed un grande augurio che la sua futura agenzia di viaggi sia un successo, potremo sempre dire di essere stati i primi, poi se dovesse necessitargli qualche assistente… Chissà mai!

 

27° giorno

Sveglia prima dell’alba per salutare Fernando che rientra a Bariloche, poi dopo la colazione in hotel raggiungiamo la sede dell’agenzia Karel Travel di Santiago Cara, la guida più famosa e storica del posto, il primo ad addentrarsi nel Payunia. Oltre alla nostra jeep c’è un bus di geologi statunitensi per studiare il particolarissimo luogo che ad oggi è stato investigato solo da spedizioni italiane e russe. Per entrare nel parco ci vogliono oltre 2 ore, passando prima nelle vicinaze della laguna Llancancelo e poi a fianco delle cicogne (come qui chiamano le pompe di estrazione) che estraggono petrolio per conto della spagnola Repsol. Gli oltre 800 coni vulcanici iniziano poco alla volta a farsi padroni del territorio, nei 42.000 ettari della riserva costituiscono la più alta concentrazione di vulcani al mondo. Di questo territorio la metà è coperta dalla pampa negra, eruzione vulcanica trasformatasi in piccole palline che colorano di nero tutto il territorio. Pian piano lo scenario diventa clamoroso, una visione incredibile e nel mezzo del nero emergono una infinità di colori. Sotto al vulcano principale, il Payun di oltre 4.000 metri a cui manca la parte superiore scoppiata ere geologiche fa, il nero si tinge di verde e finisce nel rosso, insomma non ci si capisce più nulla e ci si sente rapiti dalla natura. Dopo un pranzo veloce al sacco saliamo a piedi su di un vulcano per ammirare la pampa negra in ogni luogo, poi da qui andiamo in un posto ancora più inaccessibile, solo 2 tracce delle gomme nel nero totale con sullo sfondo di nuovo il Payun a mettere paura. Il luogo è considerato un centro di accumulazione di energie positive, per gli amanti della new age un luogo immancabile. Anche noi tutti ci lasciamo andare ad una sosta sdraiati sulla fine lava a recuperare energie. L’impressione è fantastica, al di là del senso di energia interiore accumulata che ogniuno può sentire o meno, i piccoli chicchi di lava funzionano da massaggio perfetto ed il caldo che ancora emanano fa il resto. Non si vorrebbe mai togliersi da qui, ma dobbiamo scendere nella bocca dell’ultimo vulcano che eruttò, circa 600 anni fa (si dice che l’area si addormentata ma non spenta). Si fatica a camminare, è più facile sprofondare, lo spettacolo migliore sono però delle piccole montagne vellutate che son cresciute nel mezzo. Permeati da tutte queste visioni, dai racconti di Santiago (sapete che qui nelle Ande sopra Malargüe cadde il famoso aereo dei 13 sopravvissuti mangiando carne umana? Ovviamente tutti gli abitanti del posto sanno tutto e videro tutto, anche chi nacque dopo del 1972…) ce ne rientriamo verso la base sorseggiando svariati mate. Una famiglia argentina con noi in escursione aveva ovviamente con sé tutto il necessario (come tutti gli argentini in ogni luogo, del resto), così oltre a spiegarci per filo e per segno come si prepara con perfezione scientifica un vero mate, ce lo fanno seduta stante. Ammetto che quello provato è veramente buono, Santiago dice di comprare una particolare miscela chiamata Mision, non troppo amara ed ottima da bere senza zucchero (lo zucchero è per gli stranieri, così ci vien detto). Finiamo per berne più noi che tutti gli argentini al seguito messi assieme, ma in cambio gli sveliamo la vera ricetta del ragù alla bolognese (improvvisando molto visto che entrambi siam più bravi a mangiare che a cucinare ed anche perché proprio non ci ricordiamo il nome del sedano in castillano, che poi è apio) e così siam pari. Visto che alla festa del chivo è sempre tutto pieno ce ne mangiamo una porziane abbondante e squisita nella piazza centrale di Malargüe.


28° giorno

Dopo la colazione in hotel c’è tempo per girarsi Malargüe visto che il bus per Mendoza parte nel primo pomeriggio. La città è il classico luogo con grande arteria centrale (ovviamente denominata San Martin), la Plaza de Armas e svariate quadras che si succedono pressochè identiche. Per gli amanti della montagna è possibile trovare vari negozi con attrezzatura per scalatori, per il resto rivendite quasi tutte uguali di souvenir. L’unica particolarità è l’enorme orologio nel centro della via principale che porta ancora le sembianze dell’albero di natale. Insomma, tanto son interessanti i dintorni ma tanto è anonima la città. Col bus della Viento del Sur raggiungiamo Mendoza (direttamente senza entrare a San Rafael a differenza delle altre compagnie) dove il caldo appare incredibile. I 36 gradi della giornata sono uno dei record mai raggiunti qui, ma al momento tutta l’Argentina è un forno ed il contrasto è ancora maggiore perché son reduci da uno degli inverni più duri mai incontrati. Per raggiungere l’hostal usiamo un taxi, visto che in 2 costa quasi come un bus. Il posto è un po’ il centro di ritrovo del mondo alpinistico della zona, chiunque abbia intenzione di scalare l’Aconcagua (la montagna più alta delle Americhe, 6.962 metri) fa base qui. Così fra chi festeggia l’ascensione compiuta e chi si prepara ad una levataccia per raggiungere i sentieri per i campi in quota c’è sempre una gran fiesta, ma se siete qui per riposare questo non è proprio il vostro posto. Per cena ci trattiamo bene mangiando alla grande sa Don Tristan, splendido posto su una delle vie più belle della città all’ombra dei platani che accompagnano la gran parte delle vie della città. Per chi eccede col vino, che qui rappresenta il vanto locale, è meglio far attenzione nel camminare perché al di sotto dei platani corrono i canaletti di irrigazione (chiamati acequias) con l’acqua che arriva dai ghiacciai andini. Caderci dentro non è certamente tra le imprese migliori di una viaggio in Argentina, e visto che si trovano ovunque un minimo di attenzione va prestata.

 

R.N. Payunia, la più grande concentrazione di vulcani al mondo

R.N. Payunia, la più grande concentrazione di vulcani al mondo

 

29° giorno

Colazione in hostal poi iniziamo il giro delle piazze della città. Mendoza, ricostruita nell’ottocento dopo che un terremoto la rase la suolo, è formata da una grande piazza centrale (200x200, ma i tanti alberi ne riducono l’impatto visivo) attorniata da quattro piazze più piccole. Iniziamo da Plaza España (decorata da splendidi azulejos che ripercorrono le “imprese” spagnole nel continente), per andare poi verso Plaza Italia e da lì verso Plaza San Martin (dominata dalla ennesima statua del libertador). Prima di raggiungere la quarta plaza percorriamo la avenida Las Heras, una delle più commerciali e piene di gente di Mendoza. Luogo ideale per recuperare souvenir di ogni tipo, ma dove si può trovare anche un mercado central ideale per pranzare in economia trovandoci ogni specialità. Ultima plaza quella de Chile, sicuramente la più dimessa, sarà anche per l’atavico odio coi vicini nemici di sempre. Raggiungiamo poi l’ufficio del turismo metropolitano, sulla cui sommità si trova la terraza mirador. Non si capisce perché ma per salire occorre essere accompagnati da una guida, la vista non è un granchè perché il troppo caldo crea una nebbia che non permette la vista della grandiosa cordigliera che fa da sfondo alla città. Nel pomeriggio con Charly tour andiamo a visitare 2 cantine nei paraggi, facendo prima un intero giro della città per recuperare tutti i partecipanti, compresa una escursione nel grande parco San Martin. La prima, Weinert, è molto bella ed interessante, le cave sono spettacolari, solo che a detta di alcuni intenditori di vino al seguito gli assaggi (3 tipi di vino) son poca cosa. La seconda tappa è presso la cantina Cecchin, che nonostante si professino cultori della produzione biologica, elencano una lunga serie di prodotti dati alla vigna che da noi son proibiti da decenni. L’imbottigliamento e l’etichettatura son fatte in strutture mobili, pare che qui questa maniera sia ancora la più seguita. La qualità degli assaggi (2) pare molto buona, ed in molti se ne escono con varie confezioni di vino. Lasciate le coltivazioni di vino della valle del Maipù, facciamo tappa presso una azienda produttrice di olio d’oliva e di verdure essicate, Pasrai. La produzione è limitatissima, ma la qualità molto elevata (compresa la ragazza che fa da guida in castillano, va detto), peccato solo che portare a casa con lo zaino olio da qui non sia impresa raccomandabile. Ultima tappa presso un’altra piccola azienda familiare di liquori e cioccolato, Historias&Sabores. La produzione di liquori spazia su ogni cosa, dal più classico dei limoncelli per finire con l’assenzio, stessa cosa per il cioccolato anche se la qualità non è altissima, mentre le tipologie di prodotto son tantisime. Finita la visita si può scegliere un assaggio di liquori ed uno di cioccolata, insistendo si possono fare svariati bis. Rientrati in città tappa ad un tenedor libre (non molto diffusi qui) sulla avenida Las Heras. Qualità discreta con la solita possibilità di mangiare a prezzo fisso quanto si vuole, dagli antipasti a dolci e frutta passando per la solita carne. Da segnalare la temperatura più umana del giorno precedente, ma non all’interno dell’hostal, lì il caldo rimane costante nel tempo e dormire, soprattutto per chi si trova al terzo piano dei letti a castello diventa impresa dura se associata ai rumori costanti.

 

30° giorno

Colazione in hostal poi raggiungiamo il terminal dei bus per trovare un passaggio per Cacheuta. La nostra idea è però condivisa da innumerevoli persone e la fila per i biglietti è interminabile. Fortunatamente col miglior spirito sudamericano ci vengono in soccorso 2 tipi che offrono un passaggio in auto. Partenza immediata su vecchie Peugeot stipati in 6 mentre avvicinandoci alla cordigliera la foschia che avvolge Mendoza scompare e le vette imperiose si scoprono regalando belle viste. Grazie al passaggio con gli autisti alternativi arriviamo prima della massa dei pulman potendo far tutto con relativa calma. Cacheuta è famosa per le acque termali, ora il luogo gravita tutto attorno alle terme che si sono espanse in un vero e proprio parco giochi. Nei dintorni dell’entrata si possono trovare bancherelle con souvenir e cibi di ogni tipo, una volta entrati si può uscire quando si vuole. Nella parte alta di questo splendido complesso si trovano le vasche di acqua calda (comprese quelle poco profonde per bambini), mentre scendendo si arriva al parco vero e proprio, con percorso tra getti e cascate d’acqua e maxipiscina con tanto di onde artificiali. Questa parte però non offre acqua troppo calda, provata quella in alto termale pare quasi fredda, in realtà non è così male. In questa valle il sole è padrone assoluto, quindi occorre portarsi abbondanti dosi di crema protettiva (cosa che ovviamente non non facciamo), altrimenti o si finisce per farsi abbrustolire o si staziona a lungo nelle zona destinate al pranzo. All’interno operano vari bar dai prezzi accettabili, ma chi vuole può portarsi tutto da casa oppure uscire e rientrare con qualsiasi tipo di cibo. Unica annotazione, non esiste nulla per depositare la roba che si ha al seguito, ma non abbiamo sentito di nessuno che non abbia ritrovato tutto quanto lasciato ai bordi di piscine e bar. All’uscita ci mettiamo in fila per trovare un passaggio coi bus (50’) che rientrano verso Mendoza. Senza biglietto come noi sono in molti, sarebbe meglio averlo comprato assieme all’andata prenotando un posto per il ritorno ad un orario prestabilito, altrimenti si finisce per doversi adattare ad un posto libero quando capita (2 ore di attesa). A Cacheuta non c’è tanto da fare, da quando hanno costruito una diga sopra a questa zona la strada è stata chiusa e qui tutto finisce, si può però percorrere il lungo e stretto ponte sospeso che attraversa il fiume ed andare nella zona a nord, ma lì oltre alle case degli abitanti del posto non c’è veramente nulla. Vale comunque dare un’occhiata perché la vista è veramente bella e forse proprio l’ambientazione è il valore aggiunto di questo parco termale. Rientrati a Mendoza per cena, essendo l’ultima per me in terra argentina, non posso non approffitare di un bife de chorizo completo di tutto sulla Avenida Heras, prima di rientrare in hostal dove giovani spagnoli pronti a scalare l’Aconcagua stanno facendo fiesta ai massimi livelli. Già han perso il bus in mattinata per raggiungere Los Penitientes da dove si accede al campo base, e visto tutto l’alcool che stanno ingerendo sembra butti malino anche per l’indomani.


31° giorno

Dopo la solita colazione in hostal, Marco è in partenza per il parco Talampaya, nel nord della provincia di San Juan, mentre io mi regalo un ultimo giro di Mendoza raccattando i soliti souvenir che per tutto il viaggio ho dimenticato od evitato di recuperare. Fortunatamente la temperatura si è fatta più mite e girare la città ora è un piacere. Recuperato lo zaino in hostal col bus n°2, da pagare con spiccioli contati, dalla piazza centrale raggiungo il terminal dei bus. Discorso a parte merita quello per le monete. In Argentina cambiare 100p non è mai un problema, ma trovare i centesimi o la moneta da un peso è difficoltoso. Leggenda popolare narra che questo affare sia in mano agli autisti dei bus o alle compagnie che li gestiscono. Per avere 100p in monete si sborsano 120p in carta, sempre la leggenda popolare vuole che sia un accordo sporco tra governo, banche e compagnie di bus a perpetrare questa situazione. Può capitare che non vi vendano qualcosa proprio perché non si riesce ad ottenere il resto di una vendita. Qui col bus Tas Choupa parto per Santiago del Cile. Il biglietto l’avevo comprato con molto anticipo, i bus son sempre molto pieni e vista l’esperienza dell’anno prima mi ero riservato un posto di fianco ad un finestrino sul lato destro, da dove è possibile vedere splendidi scenari, tra cui la cumbre dell’Aconcagua e la folle discesa nel versante cileno. Risaliamo velocemente la valle verso il Paso Internacional Libertador a 3.400 metri, costeggiando il Rio Mendoza che pare un fiume di fango, passando poi a fianco dell’Aconcagua. La giornata è fantastica, così la montagna principe delle Ande è visibile al suo massimo splendore. Il passaggio di confine è particolarmente lungo (2:45), perché i cileni richiedono la visione di tutti i bagagli ai raggi x, così la fila è chilometrica. Al posto di confine è possibile cambiare i pesos argentini in cileni o anche in dollari od euro. La terribile discesa è sempre uno spettacolo, la testa del bus che sporge al di fuori dei tornanti verso il vuoto a molti da i brividi, ma è una delle cose da non perdere dell’attraversamento di frontiera. Arriviamo a Santiago (recuperando un’ora perché in Cile non è in vigore l’ora legale) al Terminal de Buses Sur, ed in metro (per prendere il bus serve la tessera che fa parte del contestatissimo piano Transantiago) torno a dormire allo stesso residencial dell'andata. Cena in grande stile da Las Vacas Gorsas in un sabato sera che vede un Barrio Brasil particolarmente smorto.

 

32° giorno

Alle 8 del mattino di domenica Santiago pare totalmente addormentata, così far colazione è impossibile. Vado diretto al Museo de la solidariedad Salvador Allende, indicato in Calle Herrera, ma all’arrivo trovo un minuscolo cartello che mi dice che è appena stato trasferito in Avenida Republica 475. Dato che non ho molto tempo a disposizione decido di evitare la visita (tanto una volta o l’altra ritornerò a Santiago, la prima volta che venni pensavo che fosse l’ultima e son già 4 volte che passo da qui) e rimango a girovagare nel Barrio Brasil dove di domenica mattina sorge un grande mercato per le strade. C’è anche possibilità di far una lauta colazione da signore itineranti coi loro carrettini, ma al mercato ci si trova di tutto, da banchi di frutta e verdura immacolata a pesce di ogni tipo, finendo poi con la roba di seconda mano che vede esposto di tutto (oggetto principe la maglia del ColoColo), da tastiere per computer antidiluviane a vestiti che forse stan tornando di moda per il riflusso della terza volta… Recuperato lo zaino col bus Cetropuerto raggiungo l’aereoporto dove mi accodo ad una fila lunghissima. Fortunatamente però le operazioni del check-in son veloci e mi ritrovo coi biglietti per il rientro e del tempo per curiosare nel duty free dell’aereoporto. La partenza del volo questa volta è puntualissima e tutto procede regolare, durante il volo ho anche tutto il tempo di esercitare il mio castillano con una ragazza argentina che vive a tra Maiorca e Barcelona, uscita dalla terra natia nel periodo della grande crisi del 2002. Così mi reinmergo nei soliti discorsi sul fatto che in Argentina Menen abbia venduto tutto ed ora devono risalire faticosamente, non trovando mai nessuno che ammetta di aver appoggiato a suo tempo il presidente che sovente viaggiava tra ali di folle festanti. In volo si mangia e si beve ovviamente gratis, ma di questi tempi è sempre bene saperlo in anticipo. Finita la cena si spengono le luci e dormire non è certo un problema.


33° giorno

L’arrivo a Madrid è in perfetto orario, per andare dal terminal 4s al 4 non bisogna uscire all’aperto così non ho il primo impatto con le temperature rigide europee. La sosta è di nemmeno 2 ore, e mi rimane ben poco tempo per salutare Ximena (per chi come me ha poca dimestichezza con la storia spagnola, è il nome della moglie del mitico Cid Campeador, el libertador della cattolicissima Spagna dai mori; poi il nome deriva dall’arabo Sihid perché lo stesso Cid era un mercenario al soldo del miglior offerente, e prima dei re cattolici aveva lottato per gli sceicchi arabi) diretta a Maiorca e raggiungere l’imbarco del volo Iberia per Bologna. Anche questa volta partenza puntuale e volo regolare, solo che se si vuole bere o mangiare occorre pagare. Un’aranciata costa esattamente quanto un succulento bife de chorizo in Argentina, mi rendo conto a tutti gli effetti di essere sulla strada di casa. Bologna incombe col tempo rigido ma almeno non piove o nevica, l’impatto sarebbe troppo forte, ma anche così dopo quasi un mese di sole non è che mi senta subito a casa.

 

Gli altri viaggi di Luca li trovate qui.

 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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