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Messico, Guatemala e Belize

Data: 16/06/2012 BELIZE - GUATEMALA - MESSICO Categoria: Diari di Viaggio

 

1° giorno 

Dall’aereoporto di Bologna con volo Iberia raggiungiamo Madrid, e da lì con Iberworld (servizio molto più scarso, si pagano auricolari ed alcolici) arriviamo in anticipo all’aereoporto di Cancun. Verrete travolti da chi vi propone il taxi per la città, ma ad una cifra infinitamente più bassa c’è il bus per la stazione degli autobus (30 minuti). Da qui in taxi raggiungiamo in 5 minuti Puerto Juarez che è il luogo di partenza per raggiungere Isla del Las Mujeres in 30 minuti. Il centro abitato è attaccato all’attracco, ci sono molti posti dove dormire, noi troviamo posto presso Hotel Osorio che non ha aria condizionata ma le pale e acqua purificata gratis. L’abitato è tranquillo, pieno di posti dove mangiare, ma se vi spostate verso Playa Norte trovate locali molto più economici. Così finiamo presso il Rest Poc Choc che serve specialità di ogni tipo a prezzi molto contenuti.

 

2° giorno

Colazione nel medesimo posto della sera precedente, e come ricordavo c’è pochissima differenza nel costo di colazione e pranzo, poi ci dirigiamo alla spiaggia del paese, Playa Norte raggiungibile a piedi. La particolarità è quella di essere molto grande, chiusa dalle palme ed avere un mare splendido ma senza correnti di alcun tipo. Troverete possibilità di avere sedie, lettini ed ombrelloni, ma essendoci svariate palme se ne può fare a meno. Ci si può inoltrare a lungo in acqua prima di incorrere in qualsiasi tipo di pericolo (che qui sono enormi motoscafi), cosa che da altre parti non è proprio così. Importanti le protezioni solari, soprattutto quando si va in acqua che essendo trasparente amplifica enormemente la forza dei raggi solari (ve ne accorgerete vedendo turisti al primo giorno di sole rossi stile gamberi). Sulla spiaggia è pieno di locali dove mangiare e bere, la sera ritorniamo al solito posto dove mi lancio in uno spiedino di aragosta (brochetas de langosta).

 

3° giorno

Non ci sono mezzi pubblici per muoversi sull’isola, così con un taxi raggiungiamo Playa Garrafon considerata una delle migliori sia per nuotare che per fare snorkeling. L’ingresso è a pagamento, ma troverete tutto quanto una spiaggia possa avere senza dover aggiungere nulla. C’è un luogo adatto per nuotare ed anche per ammirare pesci di ogni colore, sono loro che vengono da voi quindi non c’è nemmeno bisogno di andarli a cercare. C’è anche un bar dove bere e mangiare, ovviamente a prezzi più elevati di quelli del paese. Per lo stesso prezzo della mattinata rientriamo in taxi, davanti a questa spiaggia ne potete sempre trovare quindi non occorre accordarsi in anticipo per un orario di rientro. Cena splendida al Rest Velazquez sulla spiaggia, coi pescatori che rientrano barche e reti al nostro fianco. Mariscos super, per chi non è abituato provare le specialità al mojo de ajo.

 

4° giorno

Dopo la solita colazione da Poc Choc, prendiamo la nave per rientrare a Puerto Juarez e da lì il taxi per la stazione dei bus di Cancun. Con un bus Mayab di seconda classe raggiungiamo Tulum (2:30h) per vedere il sito maya (fatevi scaricare a Ruinas, e non in paese). Scendiamo dal bus con tutti gli zaini, ma qui non c’è nulla dove lasciarli, così bisogna raggiungere la biglietteria per poterli depositare (gratis), circa 1,5km che fatti al sole di mezzodì non è il massimo. Il biglietto costa 45p, il sito è famoso più per la sua clamorosa posizione sul caribe che per il valore in sè. Le costruzioni non sono tante e poche sono in buone condizioni, ma se visto per primo fa anche una discreta figura. Per visitarlo bastano 2 ore, sempre che non decidiate di fare il bagno nella spiaggia sottostante. Rientriamo in paese e dalla stazione dei bus abbiamo la triste notizia che non ci sono bus diretti per Pistè, il luogo da dove raggiungere il sito di Chichen Itza. Così prendiamo un bus Mayab per Valladolid (2:30h) e da lì un bus Oriente per Pistè (45min). Arrivamo a sole calato da almeno 2 ore ma grazie ad un ragazzo del pueblito troviamo da dormire presso la Posada Kari e ceniamo al vicino rest Las Redes.

 

Sito Maya di Uxmal, Yucatan, Messico

Sito Maya di Uxmal, Yucatan, Messico

 

5° giorno

Ci alziamo per essere tra i primi ad entrare al sito, così per colazione bisogna trovare qualcosa lungo la strada. Per fortuna qualche “bar” per locali è già aperto, così ci facciamo un’abbondante colazione. Il taxi per Chichen Itza costa 25p, e l’entrata al sito 95p. Apre alle 8:30, è fortemente consigliato entrare a quell’ora, sarete tra i pochi, potrete vedere tutto con più calma e senza gente tra i piedi, e potrete assistere anche alla preparazione dei banchetti dei mercatini. Entriamo con ancora le nuvole basse, la visuale pare pessima soprattutto per chi come me porta occhiali su cui ci si posa una patina umida che non vuole saperne di andarsene, anche se in foto l’effetto rende bene! Il sito si apre subito col suo pezzo forte, El Castillo, una piramide (anzi la piramide tipica della rappresentazione del Messico) di più di 30 metri dove però non è più possibile salire ed entrare. A fianco c’è il gioco della pelota più grande del Messico, e nei dintorni il Cenote Sacrodo. Il giro continua con molte altre costruzioni, tra cui il Templo de los Guerreros (dove non si può più salire), il Grupo de las mil Columnas, El Caracol e l’edificio de las Monjas, quindi non andatevene solo perché avete già visto El Castillo! Verso le 14, quando siamo usciti, il posto era invaso di gente, bisognava muoversi come stormi di gabbiani, questo è il sito Maya più visitato del paese, quindi preparatevi. Per visitarlo tutto occorrono circa 5 ore. In taxi torniamo a Pistè e con un bus Oriente (2:30h) raggiungiamo Merida, la capitale dello Yucatan. Su indicazione della Lonely Planet scegliamo di dormire presso Hotel Dolores Alba un luogo decisamente lussuoso per i miei standard (camere enormi, aria condizionata ovunque, piscina fantastica…) forse in tono col nuovo registro di queste guide. Parlando con altri viaggiatori ci siamo accorti che le ultime edizioni della guida scelgono luoghi tutt’altro che di base, tenetene conto. Per chi vuole si può cenare anche in Hotel, noi andiamo al Rest Mary a provare una specialità di qui, el queso relleno. Nella plaza central c’è vita, alcuni spettacoli e tanta gente che anima il centro cittadino.

 

6° giorno

A Merida è possibile far colazione ovunque anche lungo la strada così si risparmiano molti soldi. Iniziamo un giro della città dal Mercato Municipal Lucas de Glavez. Trovate di tutto, dalla realizzazione delle tipiche tortillas, alle scarpe, dal pesce esposto in maniera da far venire voglia di mangiarlo subito alla frutta di ogni tipo e di ogni colore. Molti edifici imponenti si affacciano su Plaza Grande, tra questi la Catedral de San Ildefonso (stranamente per il luogo, è molto sobria), il Palacio Municipal (in parte visitabile gratuitamente) ed il Palacio del Gobierno da dove avrete una bella vista dall’alto della Plaza. Nei paraggi c’è il Museo de la Ciudad (gratis, per conoscere la storia di Merida) e lì vicino la Casa de Artesania Maya (all’interno ci sono in copie molto belle tutto ciò che vi viene venduto in città, dai panama alle coperte, mai i prezzi sono altissimi). Pranzo al mercato, al secondo piano è pieno di comedores a prezzi fissi e le proprietarie faranno a gara per farvi sedere nel loro posto. In città scarseggiano i parchi, abbiamo tentato con quelli di S. Lucia, di S. Ana, de la Mejorada e col Paseo de Montejo (loro li chiamano i Campi Elisi, contenti loro…) ma si tratta di cemento con qualche aiuola d’erba. Ora si rivela di tutta comodità la piscina dell’Hotel per riprendere un po’ di fiato visto che la temperatura è alta ma soprattutto l’umidità si fa sentire. In centro ci sono svariate panaderias dov’è possibile trovare prodotti buoni ed economici, così decidiamo di rifornirci in uno di questi posti e mangiare in piazza.

 

7° giorno

Colazione in una panaderia per risparmiare e poi raggiungiamo coi bagagli in taxi la stazione dei bus di seconda classe da dove partono quelli per Uxmal, il sito maya più interessante della zona. Alla biglietteria è possibile prendere anche il biglietto per San Cristobal de las Casas che raggiungeremo con un viaggio notturno (bus Altos, meglio prenotare in anticipo), mentre il viaggio per Uxmal dura 1:30h. Uxmal regala subito il suo aspetto migliore con la Casa del Adivino, una anomala costruzione di 40m, splendida. Il sito non è invaso dai turisti come i precedenti e regala altri luoghi molto belli, come el Cuadrangolo de las Monjas e il Palacio del Gobernador. Dalla vicina Gran Piramide si ha una visione d’insieme fantastica. Qui fa decisamente caldo, preparatevi. Per rientrare a Merida bisogna tornare sulla via principale ed attendere che qualche autobus passi. Gli orari sono del tutto indicativi, aspettate che qualcosa passerà. Nel nostro caso un bus della ATS. Di fronte al terminal di seconda classe ci sono svariati ristoranti economici e sempre aperti, noi siamo finiti al San Fer mangiando molto bene. Di fianco al terminal di seconda classe c’è quello di prima da dove partono i bus per il Chiapas. Il nostro parte alle 19:15, conviene comprasi qualcosa da mangiare e bere perché il viaggio è lungo e le fermate sono solo di notte nelle stazioni dei bus. Nonostante si vada in montagna oltre i 2000m in bus non fa particolarmente freddo durante la notte.

 

8° giorno

Arriviamo a San Cristobal de Las Casas (capitale del Chiapas) alle 9, con una sola ora di ritardo.La città è a 2.163 mslm, e la strada per arrivarci non è amica di chi teme il mal di montagna. Con un taxi raggiungiamo l’Hotel Plaza Central. Col taxista trattiamo anche per un viaggio dell’indomani, mentre la giornata la dedichiamo alla visita della città. Il luogo è completamente differente dai posti precendi, pieno di campesinos che scendono in città a vendere i loro manufatti, ma per gli amanti della rivoluzione zapatista devo dire che a parte qualche negozio non c’è traccia di guerriglieri. Per quelli è meglio scegliere alcuni piccoli paesi lungo la strada che scende a Palenque oppure inoltrarsi nella Sierra Lacandona magari passando il confine col Guatemala. Facciamo un giro dei Cerros, dove però le viste sono coperte da alberi o costruzioni e poi scendiamo verso i mercati, veramente le cose più belle del luogo. Se il Mercado Municipal va visto per farsi un’idea delle condizioni di vita locali (vendono prodotti per gli abitanti, tra i quali animali vivi e altre strane cose), il mercato che si svoge tra il Templo de Santo Domingo (al momento in ristrutturazione) e il Templo de la Caridad è assolutamente da vedere. Pieno di cose e colori, potete fare affari incredibili, occorre la solita pazienza da Sudamerica ma si possono comprare tante cose a prezzi inesistenti. Molte delle donne che portano la loro mercanzia provengono da San Juan Chamula, un luogo che merita una visita. Vicino al mercato è anche possibile mangiare a prezzi contenuti, noi finiamo in un posto splendido dove il menu del dia è convenientissimo ed ottimo (La Esperanza). Per chi ama fotografare, consiglio un giro davanti alla cattedrale verso sera, il giallo-ocra col sole che la illumina è favoloso. Da lì si può raggiungere la Torre y Templo del Carmen che fa anche da museo. Per una cena veloce c’è UK’s. Di sera in piazza c’è sempre qualche spettacolo e svariate bancarelle che vendono dolci tipici. Il luogo ,diventato famoso grazie al Subcomandante Marcos, si è velocemente trasformato in una piccola capitale dei backpackeristi. Puntuale come annunciata, arriva la pioggia, di intensità molto forte che allaga le strette strade del centro.

 

Canyon del Sumidero, Chiapas, Messico

Canyon del Sumidero, Chiapas, Messico

 

9° giorno

Colazione al cafè Ayame poi attendiamo il taxista del giorno precedente. Al suo posto si presenta il figlio (il titolare della licenza) che si rivelerà un buon autista ma una guida poco loquace, non so se non a conoscenza di nulla o poco propenso a raccontare fatti e misfatti dei luoghi e della gente. Arriviamo all’imbarco del Cańon del Sumidero dove attendiamo di raggiungere un numero minimo di persone per partire. Il Cańon è lungo 25km, la parte più impressionante circa 15km. In alcuni punti le pareti sono alte fino a 1000m (mai meno di 500m), e proprio in questo punto la leggenda narra che gli indios si gettarono nel fiume per evitare l’arrivo dei conquistatores di Cortez. In effetti la vista è favolosa, una stretta fessura infinita con a fianco coccodrilli per nulla intimoriti dal passaggio delle lance (pensate che c’è chi fa gare di sci d’acqua in questo posto…). All’arrivo alla diga finale lance-bar vi si affiancheranno per vendervi gelati e bibite. Il Cańon è creato dal Rio Grijalva, che nasce in Guatemala, attraversa il Messico e sfocia nel suo golfo dopo oltre 1000km. Al rientro andiamo a visitare il vicino pueblo di Chiapa de Corzo dove si trova una enorme plaza con al centro una costruzione a forma di scettro, eretta ovviamente dagli spagnoli. Nella vicina Torre Campanaria è possibile salire e godere di un bel panorama del pueblito e delle zone limitrofi. Proprio sotto alla Torre ci sono svariati comedores, i prezzi sono tutti simili sta a voi decidere che tipo di carne mangiare. Da qui andiamo a San Juan Chamula forse il pueblo più noto della zona per via del suo incredibile mercato, nella piazza centrale proprio di fronte alla chiesa che viene usata indistintamente per riti cattolici e maya (per entrare occorre un biglietto che si compra all’ufficio del turismo nel lato opposto della piazza). La visita di Chamula merita, anche se molte delle cose che ci sono qui si possono trovare anche a San Cristobal spendendo meno. Altra meta il villaggio di San Lorenzo Zinacantan che però non regge il confronto con Chamula. Il taxista ci “costringe” anche ad una visita presso una famiglia che vende abiti tipici e ci fa sentire le loro bevante artigianali. Sa molto di turisti stile pacco postale, ma pare che ogni escursione in questo luogo abbia una sosta del genere. Rientrati in città cena presso Rest. Sol con solita pioggia serale.

 

10° giorno

Nel raggiungere il luogo di partenza per l’escursione alle lagune di Montebello facciamo colazione in una delle tante panaderias e poi partiamo su di un comodo pulmino della Zapata Tour con prima meta las Grutas Rancho Nuevo. Questa mattina l’energia elettrica non raggiunge le grotte così vediamo ben poco e dopo nemmeno 500m dobbiamo ritornare all’uscita delle grotte. Ora ci dirigiamo verso il confine col Guatemala e dopo quasi 2 ore di viaggio raggiungiamo la cascata El Chiflon. Nella parte bassa ci sono svariate piccole cascate, prendendo il sentiero che sale si inizia a scorgere la cascata principale di circa 60m, con un getto d’acqua notevole. Col vento che tirava dalla nostra parte siamo finiti allagati dall’acqua che veniva dalla cascata e in queste condizioni riuscire ad avere foto nitide diventa un problema. Da qui si continua per raggiungere la zona delle lagune. In totale sono 59 lagune, particolari perché di colori sempre differenti, ma il colore emerge con splendore quando il sole da il meglio di sé. Quando arriviamo il sole tende a nascondersi ed alcune lagune non regalano grandi colori. Nel nostro giro abbiamo visto le seguenti : Esmeralda, Encantada, El Sueńo, Montebello, Pojoj e Tziscao. Di tutte la più bella è senza dubbio la Pojoj, con un’isola nel centro raggiungibile con alcune canoe che i locali hanno adattato per i visitatori. Nella El Sueńo è vietata la balneazione perché gli abitanti della zona vi attingono l’acqua per le faccende domestiche, ma presenta comunque un blu che inviterebbe volentieri ad un bagno. La Tziscao,f orse la più grande, si trova sul confine col Guatemala ma una volta raggiunta la sponda non ci sono poi strade di collegamento per alcun paese. Alla Montebello ci sono molti comedores, ne approfitto per assaggiare quesadillas con fiori di zucca, una specialità che troverò solo qui e che vale la pena assaporare. Nel rientrare si trovano molti controlli da parte dei militari, pare infatti che lungo questo confine viaggi molta droga proveniente dal Guatemala con destinazione finale U.S.A.. Rientriamo a San Cristobal dopo altre 2 ore di viaggio e ceniamo al Rest. Veredito ipereconomico ma con impossibilità di scegliersi cosa mangiare perché ti portano quello che decidono loro.

 

11° giorno

Lauta colazione da Capri visto che ci attende un lungo tragitto in bus per Palenque (Aexa, 5:30h).Per chi è interessato a leggersi la propria posta elettronica segnalo che qui troverete i prezzi più economici di tutto il viaggio. Durante il tragitto in bus salgono svariati venditori di ogni tipo di cibo, con 10p si può mangiare qualsiasi cosa. Una volta arrivati alla città di Palenque, troviamo da dormire presso l’Hotel Yun Kax e ci organizziamo per i 2 giorni seguenti. Non tanto per le rovine di Palenque (8km), ci si arriva in ogni maniera, ma per raggiungere il Guatemala visitando anche i siti di Bonampak e Yaxchilan, con conseguente barca e bus per Flores. Di fronte alla fermata dei bus ci sono alcune agenzie che vi possono illuminare su tutte le combinazioni possibile, anche se poi dipenderà molto dall’autista del giorno. Cena presso il Rest Casa Vieja, vaste proposte ed ottima qualità. Le pioggie si fanno sentire e verso le 20 si abbattono in maniera torrenziale sulla cittadina di Palenque dove le vie si trasformano in fiumi. Per la gente di qui, ormai abituata a questo in ogni periodo delle pioggie ciò non è nulla di anomalo, ricordatevi comunque se uscite verso sera in questo periodo di portarvi sempre qualcosa per proteggervi.

 

12° giorno

Colazione da Los Amigos e poi partiamo con un trasporto Na Chan Kan (vi vengono a prendere dove dormite) per il sito di Palenque, sicuramente uno dei più belli dell’intero Messico. Durante la nostra visita il Templo de las Inscripciones non era visitabile, peccato perché assieme al Palacio è il luogo più interessante del sito. Essendo in mezzo alla foresta l’umidità si fa sentire, e di prima mattina le nuvole sono basse e non c’è una splendida visibilità. Cose da poco in relazione alla magnificenza del luogo, che ha nella prima parte le costruzioni più belle, mentre nella parte finale nel mezzo della foresta quelle non ancora completamente ristrutturate ma da un fascino antico. Dal Templo de la Cruz si gode di una vista folgorante, e la scalinata non è per nulla pericolosa nonostante non ci sia un cavo di protezione. Continuiamo per le cascate di Misol-ha, un velato getto dietro al quale sorgono grotte raggiungibili a piedi. Il posto è bello e ci si può fare il bagno, ma di solito ci si ferma poco perché la meta finale della giornata è Agual Azul. Il nome deriva dal colore delle acque di questo insieme di molteplici cascate, solo che in questo periodo di pioggie la troppa acqua non prende quella colorazione ma rimane verde. All’arrivo l’autista si fermerà vicino al comedor con lui “convenzionato”, noi abbiamo provato El Agua Azul rimanendone soddisfatti. Il luogo è comunque bello e ci sono molti posti per bagnarsi. Risalendo il lato sinistro si può accedere ad un mirador di tutta la zona, ma al nostro arrivo un diluvio d’acqua non ci permette di rimirare per bene il luogo. Terminato il diluvio (circa un’ora) scendiamo e rientriamo verso la città di Palenque per una cena sempre da Casa Vieja con ovvio acquazzone serale.

 

Villaggio di San Juan Chamula, Chiapas, Messico

Villaggio di San Juan Chamula, Chiapas, Messico

 

13° giorno

Sveglia all’alba per partenza alle 6 con destinazione Guatemala sempre con trasporto Na Chan Kan. Ci avvisano subito che non sarà possibile passare la notte nella Sierra Lacandona come ci avevano proposto il giorno precedente, così in serata saremo a Flores. Colazione a buffett lungo la strada poi percorrendo la Carretera Fronteriza arriviamo a San Javier dove veniamo traslocati su di un pulmino non inquinante per raggiungere in 10’ la città perduta di Bonampak (scoperta nel 1946). La vecchia città è dominata da un'imponente scalinata, non rimane molto, anche se all’interno del Templo de las Picturas si possono vedere imponenti pareti dipinte, fra le uniche rimaste dei Maya. Ci dirigiamo poi verso Frontera Corozal dove in lancia (45’) raggiungiamo il sito di Yaxchilan. Completamente immerso nella giungla, a ridosso del Rio Usumacinta che segna il confine tra Messico e Guatemala (luogo di passaggio del narcotraffico!) il posto è caldo, umido, infestato di insetti e con svariate scalinate da fare. Però, così immerso nella natura, è di una bellezza fragorosa e le indubbie fatiche saranno decisamente ripagate. Si hanno sulle 3 ore di tempo per visitarlo, sembrano molte, ma alla fine sono anche poche visto che alcuni luoghi sono molto lontani tra di loro e raggiungibili su sentieri coperti di radici di non facile passaggio vista l’umidità che la fa da padrona, tra grida di scimmie urlatrici. Interessante l’entrata al Labirinto, un luogo senza una precisa fattezza, senza luci e col soffitto coperto da pippistrelli. Si aprirà poi una gran plaza e nel mezzo di questa una favolosa scalinata (con nel mezzo alberi secolari) che conduce all’edificio 33 il più bello e meglio conservato del sito. Da qui si può proseguire per il punto più alto di Yaxchilan in mezzo ad inquietanti grida di scimmie urlatrici e poi raggiungere anche la piccola acropoli senza dover scendere al sentiero principale. Con la lancia torniamo a Frontera Corozal (1h) ed in un ristorante attiguo pranziamo. Mentre il gruppo rientra a Palenque noi veniamo affidati ad un lancero che ci porta col suo mezzo in circa 45’ a Bethel in Guatemala. Non aspettatevi un imbarcadero, si scende dove si può assieme agli zaini. Il lancero ci porta all’immigrazione guatemalteca (c’è possibilità di cambiare pesos in quetzales), ma scopriamo che non c’è traccia di quella messicana. In pratica siamo usciti abusivamente. Da qui litigando con l’addetta ai bus (voleva che pagassimo il biglietto quando era già compreso nel tour) veniamo messi sul primo autobus per Flores (Fuente del norte, stile chicken bus, 4h). Il tragitto è quasi tutto su sterrato, si fa poca strada ma ci vuole molto tempo visto che si ferma ogni volta che incrocia qualcuno lungo la strada. Passando da La Libertad noto un cartello nel mezzo della strada che dice “non gettare animali morti in strada”! Arriviamo a Santa Elena nel nuovo terminal un po’ fuori dalla città, e questa modifica ha praticamente ucciso il paese. Nel terminal c’è il bancomat ma accetta solo carte Visa o Mastercard anche se ha il logo Cirrus/Maestro. Ora tutto si trova a Flores, una specie di isola all’interno del lago Peten Itza collegata con la terraferma per via di un ponte. Andiamo in taxi e troviamo da dormire presso l’hotel Lacandona con vasta terrazza sul lago.

 

14° giorno

La meta principale da qui è il sito di Tikal, io però l'avevo già visitata (e per me rimane il più bel sito maya) e quindi a differenza delle mie compagne di viaggio che partono alle 6 rimango in città per una tranquilla colazione da Las Brisas. Provo ad informarmi per visitare qualche altro sito nei paraggi, ma sia Ceibal che Yaxa sono poco turistici, non ci sono mezzi per raggiungerli e quindi un tour su misura costa una follia. Così, su indicazione di un pescatore del luogo raggiungo in lancia il villaggio di San Miguel di fronte a Flores per visitare il mirador che sorge su di un albero nel posto più alto della penisola. Il percorso non ha indicazioni, occorre farsi un’idea di dove possa trovarsi il mirador prima di addentrarsi nel verde. La vista è bella, si vede Flores al proprio meglio ed anche la vista del lago rende molto bene. Provo a seguire il crinale, ma vista la vegetazione non si scorge mai nulla, così ridiscendo ed attendo al sole cocente una lancia per rientrare a Flores. Descanso aspettando il rientro delle ragazze da Tikal, stanche ma entusiaste. Ceniamo al Jaguar, con terrazza sul lago mangiado ottimo pesce ed avendo anche una zuppa in omaggio da parte dei proprietari. Come di abitudine in queste zone piove, ma la precaria tettoia del ristorante regge l’acqua.

 

15° giorno

Colazione da Rest. Japańero e poi con un bus Linea Dorada andiamo a Rio Dulce dove arriviamo dopo 3:30h. In mezzo ad una confusione incredibile svariate persone ci chiedono di andare a dormire in un posto piuttosto che in un altro. Gli hotel lungo la strada, anche se decedenti costano abbastanza, così dopo un po’ troviamo il Fuente Escondida dove scopriamo che ha anche una splendida piscina. Con una lancia raggiungiamo El Castillo San Felipe, vecchia fortificazione spagnola che delimitava l’ingresso al lago Izabal, il più grande del Guatemala. Il luogo è però uno splendido giardino che sa più di Gardaland che di Guatemala e per entrare bisogna pagare. Durante il giro in lancia veniamo portati a vedere una marina dove hanno casa i gringos danarosi ed il più lussuoso hotel della zona, insomma cose che faranno la felicità dei guatemaltechi ma che a me fa tristezza. Al rientro tentiamo di nuovo la fortuna coi bancomat, ma come in precedenza qui in Guatemala riusciamo a prelevare solo con Visa. Ceniamo al Rest. Jocelyn che abbina prezzi bassissimi ad abbondanti razioni.

 

16° giorno

Colazione da Jocelyn poi attendiamo un bus per raggiungere Finca Paradiso. Un bus semidistrutto della Fuente del Norte si approssima alla fermata alle 9:40, ma decide di partire solo alle 10:30 e dentro a quella scatola di lamiera si sviene dal caldo! Arrivamo alle 11:40, per fare 25Km, ma è sempre fermo e riesce ad affrontare le salite a fatica. Per entrare nel parco della Finca si pagano 10q, poi dopo 5’ a piedi raggiungiamo un luogo imboscato ed incantato dove una cascata di 12 metri di acqua bollente si getta in una profonda pozza di acqua gelida. Qui vige un microclima tutto suo, non c’è umidà, il sole non riesca a bucare la foresta e pare di essere in un luogo incantato. Ci sono piccole grotte sotto alla cascata e se si riesce a sopportare il caldo e il potente getto si riesce a fare un idromassaggio incredibile. L’ultimo bus per Rio Dulce dovrebbe passare verso le 16, ma non ne troviamo traccia così veniamo caricati all’interno di un pickup di elettricisti che stanno rientrando dal lavoro, gente che ci illumina sulle attuali condizioni di pericolosità del Guatemale grazie al proliferare di armi per difesa personale negli ultimi 3 anni (si parla di oltre 27.000 morti nel 2005, un numero sbalorditivo). Dopo una lunga conversazione il proprietario non vuole nemmeno nulla per il passaggio e ci consiglia la specialità culinaria di qui, un insieme di gamberi, granchio ed un pesce con lisca cotti tutti assieme che proviamo al solito Jocelyn.

 

Bandiera del popolo Garifuna, Linvingston, Guatemala

Bandiera del popolo Garifuna, Linvingston, Guatemala

 

17° giorno

Colazione dal solito Jocelyn e poi con lancia pubblica si parte per Livingston. La lancia ci viene a prendere direttamente all’imbarcadero dell’Hotel ed il viaggio dovrebbe durare tra un’ora-un’ora e mezzo a seconda delle soste. La lancia ha solo un piccolo tetto e quando arriva la pioggia non c’è modo di ripararsi. Quando il lago El Golfete si chiude, troviamo varie palafitte degli abitanti della zona. In una di queste ci fermiamo dove troviamo un piccolo bar, il luogo è incantevole, tutto avvolto nel verde e con un’aria di mondo antico. Da qui a Livingston si viaggia all’interno di un cańon splendido (Cueva de la Vaca) con zone di acque calde termali. La lancia effettua soste in stile autobus ed alla fine si arriva a Livingston stretti stretti. Livingston è sul mare, non raggiungibile via terra da nessun luogo e la particolarità è quella di essere una sorta di enclave garifuna (gli antichi discendenti degli schiavi africani), con colori musica ed umori totalmente diversi da ogni altro angolo del Guatemala. Le condizioni del luogo sono piuttosto decadenti, ma l’insieme è molto pittoresco. Da qui c’è la possibilità di raggiungere via lancia il Belize, ma solo il martedì ed il venerdì. Noi riusciremo l’indomani a prendere la lancia della Azucena, ma occorre prendere il biglietto il giorno prima e soprattutto registrarsi all’ufficio immigrazione perché alla partenza del giorno successivo questo è ancora chiuso. Troviamo da dormire presso l’ Hotel Minerva, luogo alquanto modesto ma dove almeno durante il terribile temporale notturno non piove in camera. Livingston è un’anomalia di poche case, molte utilizzate per hotel o similari e per ristoranti, con un clima di rilassatezza invidiabile dove vivono di turismo e di pesca. A mezzogiorno ci facciamo un ottimo piatto di spaghetti con mariscos da Tiburon Gato, poi tra una pioggia e l’altra iniziamo a visitare il luogo. Emergono i colori della gente e delle case non sono ancora fatiscenti (molte sono disabitate, pronte per l’acquisto e la ristrutturazione), mentre le spiagge sono in totale stato di degrado, non c’è possibilità di balneazione in tutto il pueblito. Il luogo non ha nulla in comune con quello che possa essere l’idea del Guatemala, nonostante tutto merita una visita perché rimane impresso nella mente. Per cena ci fermiamo in un posto che sembra non avere nulla, ma ci propone un piatto di camarones al mojo de ajo superbo. L’unica cosa del Rest Lily è che non possiede nulla, ogni cosa che chiedete viene comprata al momento, quindi calma e descanso.

 

18° giorno

Prima della partenza della lancia per Punta Gorda, ore 7:30, non c’è modo di far colazione se non fermarsi al banco dell’Hotel Rio Dulce. Le lancie strette e con 4 file di persone partono in orario e gli zaini vengono persino posti all’interno di teli antiacqua, visto che alla partenza piove. Fortunatamente il tempo volge al bello ed anche il mare è calmo, fortunatamente perché sarà 1:30h di aperto oceano. Punta Gorda emerge nel mezzo della foresta beliziana, un verde costante per tutto il paese. In Belize non vige l’ora legale quindi si torna indietro di un’ora. Ci si registra in un attimo all’ufficio immigrazione e non si paga nulla all’ingresso. Il paese è piccolo (parlano un inglese misto creolo di difficile comprensione, qui al sud faticano a comprendere spagnolo), nel centro c’è un bancomat che accetta anche Cirrus/Maestro, non c’è una vera e propria stazione dei bus, comunque a fianco dell’immigrazione si ferma un bus che pare andare fino a Belize City (che non è la capitale, quella è Belmopan che viene attraversata nel cammino ma quasi non ci si accorge che sia una città). Il tempo di dare una sbirciata al luogo poi si parte, fuori dalla città le strade non sono tutte asfaltate. Il bus percorre una strada interna, così i luoghi più conosciuti come Placencia e Dandriga non vengono toccati. Per chi li vuole raggiungere occorre scendere ai bivii ed attendere una coincidenza per il centro città. L’unica sosta è ad Indipendencia, di fronte al Shirl’s Rest. In circa 5h raggiungiamo Belize City e dal terminal (sarete assaliti da chi vi vuole proporre un’escursione sui famosi Cayas) prendiamo un bus per Orange Walk (2h), luogo base per le escursioni al sito di Lamanai. Il paese è abitato in larghissima parte da orientali ed infatti troviamo da dormire all’Hotel Akihito. Ci mettiamo in contatto per il viaggio del giorno seguente con l’agenzia Jungle River tour, che viene fortemente consigliata per l’escursione viste le loro conoscenze naturalistiche ed archeologiche, ma anche per l’impeccabile servizio offerto a chi viaggia con loro. La cena la facciamo in uno dei tanti ristoranti cinesi, Elisabeth’s,visto che trovare un locale tipico è pressoché impossibile. Per chi come me ama particolarmente la cucina cinese questo si rivela come una delusione cocente.

 

19° giorno

Colazione da Juanita, forse uno dei pochi luoghi autoctoni, e poi dal ritrovo dell’agenzia in piazza si raggiunge a piedi il luogo di imbarco con la guida che inizia a raccontarci fatti e sventure del Belize indipendente. Per raggiungere Lamanai si va in barca, all’interno di infiniti canali che tagliano una giungla complicatissima dove si possono vedere numerosi animali, sia pesci che uccelli che qualche coccodrillo. La guida, espertissima, riesce a farci vedere e distinguere di tutto, tanto che alla fine siamo pratici persino di martin pescatori. Lungo il percorso si costeggia il villaggio di Shipyard, centro menonita (per chi non li conosce, ricordate gli Amish di Witness-Il testimone?) di grande importanza. Non che i menoniti sia amati qui, ma sono i più grandi produttori di pollame ed in generale agricoltori che sostengono attivamente la produzione beliziana. Il problema è che sono un mondo a sè, non vogliono pagare tasse, prestare servizio militare o civile e non vogliono nemmeno partecipare alla vita politica e sociale del paese. A causa del pagamento delle tasse imposto negli ultimi 4 anni dal governo beliziano, alcuni se ne stanno andando in luoghi che li invitano come Nicaragua o Bolivia, ma la cosa viene vista in Belize come un problema perché tutto il comparto agricolo ne potrebbe risentire. C’è da dire che incontrandoli in giro non tutti i menoniti vivono di solo sudore e tradizione, alcuni si notano già su grosse jeep mentre guidano telefonando col cellulare. Raggiunta Lamanai, pranziamo e veniamo introdotti ai segreti di questa città solo in parte riportata alla luce. La prima parte della visita è dedicata alle piante, per capire come un tempo i maya si curavano, da che piante prendevano acqua e cosa mangiavano. La particolarità è che questo luogo, a differenza di tutti gli altri siti maya, non è mai stato abbandonato perché i conquistadores spagnoli non giunsero mai all’interno di questa fittissima giungla. Il luogo è splendido, regala la visione di uno dei più grandi mascheroni del tempo ed una vista dall’alto del templo 43 (34m) superba. La calotta della giungla, intervallata dalla New River Lagoon, è favolosa, per chi subisce le discese impervie c’è la possibilità di avere una corda al centro degli alti scalini quando si scende. La guida parla inglese, ma se insistete vi tradurrà il tutto anche in spagnolo. A Orange Walk tutti i nativi parlano spagnolo, solo con gli orientali c’è qualche problema, lì bisogna adattarsi con l’inglese (per chi non ne fosse a conoscenza, il Belize è autonomo dal 1981, prima era colonia inglese ed è ancora membro del Commonwealth, come si può notare osservando le carte monete riportanti la regina inglese). Per cena tentiamo di trovare un posto con cucina non cinese, troviamo il Sarita’s&Liz ma ha solo hamburgher o pollo.

 

20° giorno

Colazione da Juanita e poi andiamo all’angolo fra la via principale e la piazza della città per incontrare un bus con destinazione Chetumal in Messico. Non c’è logica od orari fissi, non c’è nemmeno una stazione, dovete leggere sul fronte o sentire il bigliettaio se il bus si ferma in Belize a Corozal e in Messico a Chetumal. Fortunatamente quando passa il primo va a Chetumal in circa 2h. In uscita dal Belize si pagano 37,5$, all’uscita della dogana potete cambiare i dollari rimasti od anche i quetzales in pesos a cambi buoni per i dollari meno per i quetzales. All’entrata in Messico abbiamo problemi perché non risultiamo mai usciti (il problema segnalato a Frontera Corozal). Grazie alla praticità del bigliettaio del nostro bus che ha fretta ed alla poca voglia di perder tempo del frontalero messicano evitiamo una multa di 200p ed altre cose varie che mi elenca imprecando. Il bus ci scarica di fronte alla stazione dei bus di prima classe di Chetumal, e lì troviamo un passaggio con Mayab per Playa del Carmen (5h). Ricordatevi che bisogna riallineare gli orologi, cioè andare avanti di un’ora. A Playa il terminal è vicinissimo a quello delle navi per Isla Cozumel, così riusciamo ad arrivare prima che faccia sera a San Miguel. Il posto appare subito decisamente turistico, con standard ben diversi dagli stati precedenti ma anche dal resto del Messico visitato, tanto che molti prezzi sono direttamente in dollasi US (anche per via del cambio facile, 10p=1$). Troviamo da dormire all’Hotel Edem (con acqua purificata gratis dando una mano ai proprietari per cambiare il bottiglione...), che appare disabitato, ma che si rivela ottima struttura, con evidente passione da parte dei proprietari per le tartarughe. Cenare qui costa decisamente di più, ed abituati a pesce a volontà con prezzi inestistenti qui dobbiamo cambiar rotta. Tenete conto che la maggior parte dei comedores economici del mercato chiudono alle 17, quindi su consiglio di un ragazzo locale andiamo a mangiare una speciliatà del posto (una specie di carne stile kebab tirata con verdure e formaggio fuso) da Taqueria Cozumel. Nel rientrare troviamo sulla via dell’hotel Edem un posto che realizza artigianalmente paletas (ghiaccioli) di ogni tipo, dal pistacchio all’ananas con chili, dal cocco alla guajaba assolutamente da provare.

 

Sito Maya di Lamanai, Belize

Sito Maya di Lamanai, Belize

 

21° giorno

Colazione alla Taqueria El Sitio, poi noleggiamo uno scooter per l’intero giorno. Così possiamo decidere dove andare e quanto fermarci. Nell’isola non ci sono mezzi pubblici ed occorre altrimenti muoversi sempre in taxi. Raggiungiamo Playa Palancar, che viene descritta ideale per nuotare e per fare snorkeling. L’entrata alla spiaggia è gratuita, ma la consumazione minima obbligatoria è di 100p. Il posto merita, poi essendo nella parte dell’isola che da verso il continente il mare è tranquillo. Non importa nemmeno andare a cercare i pesci colorati, saranno loro a venire a cercare voi quasi fossero telecomandati dall’ufficio del turismo locale. Nel pomeriggio ci spostiamo sull’altro versante dell’isola distrutto nel 2001 da un uragano. In effetti non c’è praticamente nulla, se non qualche palma attorno alle quali nei luoghi dove la spiaggia forma un circolo chiuso qualche bar. Il mare è affrontabile solo in pochi luoghi, altrimenti le onde potrebbero portarvi ovunque, ma quei luoghi hanno un’acqua favolosa. Noi ci fermiamo a Playa Chen Rio, ma penso che una valga l’altra. L’isola e girabile fino a metà, la parte nord non ha ancora le strade ricostuite così bisogna tagliare l’isola per rientrare a San Miguel. A metà c’è una deviazione per un piccolo sito maya, San Gervasio, che raggiungiamo ma non visitiamo perché chiude alle 17 e noi arriviamo verso quell’orario. Costa 55p, ma dopo aver visto il meglio della zona, questo viene descritto come prescindibile. Visto che abbiamo tempo a disposizione proviamo a vedere altre spiagge da raggiungere il giorno successivo. Percorriamo la strada che da San Miguel sale a nord, ma dopo circa 5 km anche questa termina ed è percorribile solo con un 4x4. Così torniamo in paese, consegniamo gli scooter e per la serata ci facciamo una scorpacciata di pizza da Luigi, una specie di take-away con anche qualche tavolino e ventilatore. Alla sera in piazza c’è musica tradizionale, ma forse per via del fatto che son più i turisti che i locali pochi si lanciano nei balli tipici.

 

22° giorno

Colazione in una panaderia dietro all’Hotel Edem e poi in taxi raggiungiamo Playa Azul. Si entra dall’omonimo albergo (ingresso gratuito), poi si arriva ad una piccola baia con acqua talmente limpida che pare non ci sia. Nel luogo non c’è nulla, se però avete bisogno di qualcosa si possono raggiungere i bar dell’hotel dove chiedere anche per andare a fare immersioni al largo. Anche in questo posto si viene attorniati da una infinità di pesci colorati, e si può nuotare in totale tranquillità perché protetti visto che la playa volge verso le coste messicane. Per rientrare ci sono quasi sempre taxi fermi fuori dall’hotel, almeno fino alle 17, orario che qui viene considerato la fine della giornata. Rientriamo in paese per approffitare di qualche occasione che si può incontra in alcuni negozi del posto, ma in generale molte delle cose tipiche sono vendute a prezzi esorbitanti e non c’è molto l’abitudine a trattare sul prezzo. Per cena, l’ultima messicana, ci regaliamo una montagna di camarones presso Rest. Alteńita che è ricavato su di un rialzo del marciapiede lungo una strada del centro. In piazza questa sera non c’è musica, se non qualche complessino di pseudo-mariachi che suona di ristorante in ristorante.

 

23° giorno

È domenica e quasi tutte le panaderias sono chiuse, ne troviamo aperta solo una sotto l’ hotel Cozumel Inn. Mentre le ragazze se ne vanno a messa io ne approfitto per fare un giro di San Miguel. Purtroppo in paese non ci sono spiagge anche se l’acqua, nonostante i numerosi traghetti, sia bellissima. Il lungomare è pieno di spiazzi con sculture dedicate ai sub di ogni tipo che siano da snorkeling o scuba, mentre l’altro lato del lungomare è il regno delle gioiellerie. Svettano anche le solite ceramiche prevalentemente pacchiane, ma che fanno la felicità dei numerosi gringos. Visto l’orario riusciamo finalmente a fare un giro al mercato municipale per visionare i tanti comedores che ci sono stati raccomandati. A dire il vero vicino al mercato sono aperte anche svariate loncherias, ma preferiamo mangiare ancora fantastico pesce. Nonostante siano tutti attaccati l’uno con l’altro i prezzi non sono come al solito identici, verificate cosa preferite mangiare e poi scegliete, anche se alla fine le differenze in euro sono irrilevanti. Per una mangiata abbondante si spendono 110p. Nel primo pomeriggio col traghetto della Ultramar rientriamo a Playa e subito troviamo un bus Ado diretto per l’aereoporto di Cancun. Non c’è nessuna fila al check-in, e non ci sono da pagare tasse aereoportuali come in genere avviene in questi posti, solo lo sportello dei cambi è chiuso perché anche qui è domenica! Si può comunque andare a quello degli arrivi chiedendo gentilmente al servizio di sicurezza di rientrare dall’uscita. E’ possibile cambiare i pesos rimasti, comprese le monete. I controlli sono velocissimi e ci imbarchiamo in perfetto orario. Come nel volo di andata, Iberworld fornisce gli auricolari solo a pagamento, ma visto che passeremo la notte in volo almeno ci sono le coperte.

 

24° giorno

Arriviamo a Madrid in anticipo, ma poi attendiamo che arrivi un pullman a portarci al terminal. Visto che a Cancun non erano riusciti a farci il biglietto per Bologna lo riusciamo subito a fare in un check-in automatico evitando lunghe code. Nel nuovo aereoporto di Madrid non arriva la metropolitana, così prendiamo un bus transfert gratuito per il vecchio aereoporto e da lì la metro per il centro cittadino raggiungibile in circa 1h. A parte Plaza Mayor piena di turisti la città appare vuota e molte cose non sono visitabili come il Prado che essendo lunedì è chiuso. In plaza Santa Ana ci sono locali aperti per mangiare a qualsiasi ora così ne approffitiamo verificando subito che nonostante la qualità ottima i prezzi sono già adeguati all’Europa ed il Messico è un lontano ricordo. Comunque il Rest Naturbien si è rivelato un’ottima scelta. Dopo un veloce giro delle cose più caratteristiche del centro, decidiamo di riposarci nell’enorme parco del Retiro nella zona sud est, dietro al Prado. A questo punto non ci resta che riprendere metro e bus per arrivare al terminal dove con un ritardo di 45’ partiamo con un volo Iberia per Bologna. Come all’andata il servizio Iberia è nettamente migliore di quello Iberworld, perquanto possa essere interessante il servizio di un volo che ci riporta a casa….

 

Playa Azul, Isola di Cozumel, Messico

Playa Azul, Isola di Cozumel, Messico

 

2 note di commento Tutti i prezzi riportati, quando non specificato si intendono a persona.In Messico la moneta corrente è il peso, un euro equivale circa a 14 pesos,in Guatemala il Quetzal, un euro equivale a 10 Quetzales, mentre in Belize vige il dollaro beliziano, ed un euro equivale a 2,55 $. È possibile prelevare con Visa ovunque, mentre con Cirrus/Maestro non si riesce mai in Guatemala (Peten). Sempre in Guatemala cercate di avere sempre cambi di monete perché non hanno mai il resto da darvi. Il viaggio si è svolto tra fine luglio ed inizio agosto, stagione delle piogge ma prima dell’arrivo dei “soliti” uragani, le pioggie arrivano regolari verso sera (tranne nelle zone di mare) ma mai di giorno. Portano però ad una umidità che nei luoghi interni delle foreste diventa molto pesante.Per gli spostamenti in bus in Messico c’è possibilità di scelta tra le varie compagnie, in genere Ado è di prima classe con ottimi autobus con un’aria condizionata da paura, Mayab (sempre di Ado) di seconda con un caldo da paura! Nella parte di Guatemala da noi toccata la scelta non esiste, di solito si prende quello che parte. In Belize le varie compagnie sono state riportate tutte sotto di un’unica compagnia, la scelta tra espresso e locale dipende solo dagli orari che non coincidono mai.

 

I diari di viaggio di Luca sono pubblicati anche su: http//www.catchweb.net

 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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