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Schiavi di Cristo tatuati

Un'usanza inconsueta dei cristiani copti d'Etiopia
27 Giugno 2020

 

Ormai il tatuaggio è stato talmente sdoganato anche presso la civiltà occidentale che quello che una volta era un mezzo di espressione alternativo, quando non proprio legato ad ambienti criminali o border line, adesso viene sempre più utilizzato anche per esprimere la propria fede. I giovani cristiani, specie negli Stati Uniti – in cui si calcola che circa un terzo delle persone tra i 18 e i 40 anni di età abbia un tatuaggio -, sempre più spesso si fanno incidere sul corpo versetti biblici, croci o pesci (simbolo di Cristo risalente all'epoca delle catacombe). Ma non sono certi i primi a farlo nella storia.

 

Una fedele cristiana copta col simbolo della croce sulla fronte - Copyright Pianeta Gaia


 

L'Egitto, ora musulmano, è stato una delle culle del Cristianesimo e quando gli Arabi lo invasero nel 639, gli Egiziani cattolici, da lì in avanti definiti copti, diventarono nel tempo una minoranza che subì ogni genere di sopruso. La pratica del tatuaggio, già presente in Egitto fin dal 2000 a.c., venne rispolverata dai Montanisti - una setta di cristiani che si definivano “schiavi di Dio” - che cominciarono a marchiare le proprie mani con simboli cristiani, quasi fossero delle stimmate. In tali tempi di persecuzione, dichiarare così apertamente la propria fede, era un vero atto di forza e di sprezzo del pericolo. Durante secoli di dominio musulmano, l'Islam si è espanso anche nel resto d'Africa ma i copti sono riusciti a mantenere viva la propria fede, proprio grazie alla loro percezione di essere diversi, una diversità che si poteva cogliere anche dai tatuaggi. Oggi, nonostante i cristiani copti in Egitto siano ancora circa 11 milioni, l'usanza di tatuarsi è quasi del tutto svanita, da tempo lo è nelle città e sopravvive a stento più che altro in periferia e nelle campagne.


La croce tatuata di norma è nella versione copta con un cerchio - Copyright Pianeta Gaia

 

Dove invece pare essere un'usanza ancora parecchio diffusa è l'Etiopia, il paese confinante in cui il Cristianesimo è emigrato e dove costituisce oggi la religione più diffusa. Ma perché in Etiopia, se è vero che la fede copta è la più praticata, ci si tatua ancora simboli cristiani? Il motivo è di vecchia data: nel Medioevo, quando gli Arabi spadroneggiavano anche in questo territorio gli Etiopi, per evitare che i propri figli venissero rapiti e venduti agli Arabi, cominciarono a tatuare una croce sulla fronte della propria prole, qualcosa che rendeva il rapito meno appetibile agli occhi di un musulmano – che vede nella croce cristiana un disturbante simbolo di infedeltà religiosa - pertanto meno pregiato sul mercato degli schiavi. Ora questo pericolo non esiste più ma è rimasta la tradizione e sono ancora tanti gli Etiopi, soprattutto nelle zone rurali, che praticano ancora il tatuaggio religioso.

 

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