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Vite al Circolo: Ekaterina - II

Storia di una Nenet in fuga dalla tundra
27 Luglio 2019

 

... segue 

 

La vita di Ekaterina andò avanti così per tutta la scuola dell'obbligo, con le vacanze estive che – benché significasse poter rivedere i suoi cari – sperava terminassero il prima possibile. Quando era a scuola le piaceva la moda, creare dei vestiti per sé o per le sue bambole, riusciva anche a venderne qualcuno. Ma quando giungeva l'estate doveva tornare dai suoi, a occuparsi delle renne e a vivere in una tenda. Le sembrava di condurre due vite diverse. Finita la nona classe, alla soglia dei 13 anni, avrebbe dovuto tornare definitivamente presso la famiglia e, presumibilmente, condurre una vita come quella di sua madre, nomade al seguito di una mandria di renne nella tundra siberiana. Sua zia aveva già chiesto a sua madre se poteva stare con loro, poiché cominciava a invecchiare e aveva bisogno di braccia giovani a darle una mano. Ekaterina sapeva che quella non era una vita fatta per lei, non solo per la durezza del clima ma anche e soprattutto perché si vive in quasi perenne isolamento dal resto del mondo per tutto l'anno. L'unica possibilità di evitare questo destino, che sembrava già scritto come per la maggioranza delle ragazze Nenet, era quella di continuare gli studi, qualcosa che molto raramente i Nenet fanno e la sola scelta possibile era quella di una scuola tecnica, per editori di spettacoli.

 

Montare una tenda sotto la neve è uno dei compiti di una donna Nenet - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Di sua iniziativa, si recò presso l'ufficio governativo per iscriversi alla scuola e, nel farlo, scoprì che ufficialmente lei non esisteva. I suoi genitori non avevano comunicato la sua nascita alle autorità e poi, credendola morta, non se ne erano più preoccupati. Provò a farsi dire da sua madre una data ma la donna, che non sapeva né leggere né scrivere, ricordava a malapena che doveva essere nata in primavera perché rammentava che in contemporanea stavano nascendo i piccoli delle renne. Fu così che il giorno preciso se lo dovette inventare Ekaterina e scelse il 30 maggio, lo stesso giorno in cui era nato Aleksandr Nevskij, l'eroe nazionale russo famoso per le sue gesta militari e dichiarato santo dalla chiesa ortodossa, nella speranza di avere una vita grandiosa come la sua. Ottenuto l'accesso alla scuola, partì per Salehard con in un pugno solo i soldi del biglietto per pagare il viaggio in barca fino alla città. A 13 anni cominciò la sua nuova vita completamente da sola e senza il becco di un quattrino in tasca: dormiva in collegio e poteva mangiare gratuitamente in certe mense, cosa tutt'ora possibile per i giovani provenienti dalla tundra. I primi due anni scolastici furono difficili ma rendendosi sempre più conto che era l'unica sua speranza di non tornare a fare la vita da nomade, s'impegnò al massimo per ottenere i migliori voti possibili, finendo anche per vincere delle borse di studio.

 

L'isolamento è uno degli aspetti più duri della vita dei Nenet - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Completati gli studi a 19 anni, era ormai una giovane donna (e se fosse rimasta in famiglia forse sarebbe già stata sposata e madre) quando tornò a Yar Sale, per lavorare al Centro di Cultura Nazionale. Non aveva un posto dove vivere e chiese aiuto al governo, non una pratica consueta ma riuscì a ottenere un appartamento. Essendo l'unica di etnia Nenet in un luogo di lavoro solitamente riservato a russi, le venne assegnato il compito di reperire materiale sul suo popolo: raccoglieva storie e canzoni da altri Nenet e a sua volta organizzava concerti, dove non di rado si esibiva in prima persona. I Nenets amano cantare e in questo Ekaterina si sentiva una Nenet in tutto e per tutto. Amava la loro cultura e provava piacere nel divulgarla a chi non la conosceva. Fu così che si ritrovò a diventare un'ambasciatrice della cultura Nenet, lei che ne aveva sempre rifiutato il duro stile di vita. Fece carriera, al punto che nei primi anni dell'attuale millennio venne promossa a direttrice del Canto Culturale Nazionale per lo Yamal. Sposata, madre di un figlio di 12 anni e ormai sistematasi economicamente, Ekaterina non ha però smesso di inseguire i suoi sogni, al punto che pochi anni fa ha lasciato il posto sicuro – e ben retribuito – presso l'ufficio governativo per darsi alla vita dell'artista: ora si esibisce come cantante e, benché abbia confessato che guadagna molto meno, è felice perché gira il mondo per dare i suoi concerti: gira tutta la Russia, è stata in Kazakistan, in Cina, in Estonia, quando la intervisto è è appena tornata dalla Corea del Nord. Alla fine, lo spirito nomade dei Nenet ha finito col prevalere anche su di lei.

 

Ekaterina, sulla destra, durante uno spettacolo

 

In bocca al lupo per tutto, Ekaterina.

 

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