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RUSSIA: Popoli: I Nenci o Nenets - I
Pillole di viaggio
19 Aprile 2019
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I Nenci o Nenezi (Nenet in inglese, Nency in russo, termine che deriva dalla parola nencia “nyenecyaq” che sta per “esseri umani”) sono una popolazione indigena della Russia di origine samoieda. Secondo il censimento del 2010, sono circa 45.000 – un numero in crescendo a testimonianza di come, dopo i periodi bui dell'epoca sovietica dell'assimilazione più o meno forzata, le condizioni di vita siano migliorate - costituendo di gran lunga il più numeroso gruppo degli appartenenti al ceppo samoiedo e sono per lo più dislocati nelle regioni russe dello Yamal e della Nenezia. I Nenci sono a loro volta divisi in Nenci della tundra (la regione subpolare priva di foreste) che allevano renne e in Nenci della foresta (più propriamente taiga), questi ultimi appena il 5% della popolazione nencia, che vivono di caccia e pesca.

 

La "chum", la tipica tenda conica ricoperta di pelli di renna dei Nenets - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Il territorio dei Nenci della tundra si estende dalla penisola di Kanin in Nenezia fino alle propaggini più orientali della penisola di Tajmyr, due punti che distano fra loro circa 2000 chilometri. Di recente i discendenti di un piccolo gruppo di Nenets si sono dislocati anche nella penisola di Kola. I Nenci abitano queste terre dalle zone costiere - a volte vivendo sulle isole nel Mar di Barents e Mar di Kara, come l'isola di Kolguyev (che negli anni '50 dovettero abbandonare a causa degli esperimenti nucleari), Vaigach e la parte meridionale di Novaia Zemlia – fino al limite delle foreste della taiga, per un'ampiezza che varia dai 100 ai 700 chilometri. Territori in buona parte al di sopra del Circolo Polare Artico, attraversati da grandi fiumi come l'Ob', l'Enisej e il Pur e dove le temperature medie del mese più freddo (gennaio) si posizionano tra i -15° e i -30° (con punte attorno ai -50°)  mentre nel mese più caldo (luglio) si aggirano sui 10°.

 

La tundra ricoperta di neve, tipico paesaggio abitato dai Nenci - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

A queste temperature è molto importante vestirsi adeguatamente. Non è un caso che il capo d'abbigliamento più importante per i Nenci sia la pelliccia di renna, che nella loro lingua si chiama “parka” o "malitsa", parola che ha dato il nome all'omonimo capo d'abbigliamento occidentale. Di norma un parka nencio è costituito da quattro strati di pelle di renna, quello interno con la pelliccia dentro e quello esterno con la pelliccia fuori. I parka di nuova realizzazione - ai quali si può aggiungere un altro strato detto "gus" - possono permettere a un Nenet di passare la notte all'addiaccio, a fianco della mandria di renne, quando le temperature giungono fino a -50°. Con temperature meno estreme vengono usati abiti con meno strati di pelliccia oppure abiti usati, perché col tempo e l'utilizzo le proprietà isolanti diminuiscono. Quasi sempre questi capi d'abbigliamento, immancabilmente preparati dalle donne, hanno qualche decorazione colorata, costituita da  strisce di stoffa negli abiti di tutti i giorni fino a decorazioni più vistose (e delicate) per gli abiti festivi. A volte vengono usate anche pelli e pellicce di altri animali come la volpe artica, foche, scoiattoli, perfino dei cani Samoiedo. Le donne indossano pellicce lunge fino alle caviglie dette yagushka, gli uomini - dovendo lavorare continuamente all'esterno - hanno abiti più corti e pantaloni, ultimamente molto diffusi quelli di produzione moderna ma quasi invisibili se indossati sotto gli stivali tradizionali.

 

Donna e bambino Nenets, vestiti col parka di pelliccia di renna - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Spesso gli uomini, sopra al parka, portano un abito di stoffa industriale blu scura o gessato nero, resistente e facilmente lavabile. Le donne vestono abiti in seta o stoffe sintetiche, da cui i pesanti parka possono essere velocemente sfilati quando si passa più volte dalle rigide temperature esterne a quelle interne alla chum (la tenda conica che abitano i Nenci) dove, essendoci una stufa che rimane accesa per tutto il giorno, la temperatura varia sui +15°/20° anche quando fuori fa molto freddo. Un parka tradizionale ho provato a indossarlo anch'io: la sensazione è stata non solo di caldo ma anche di comodità - non diversamente dal giubbotto da -40° che indossavo normalmente -, l'unico difetto potrebbe essere quello dell'odore di renna che emana, aspetto secondario per chi ci sta in mezzo di continuo. D'estate vengono usati abiti fatti con tessuti di produzione industriale, dai colori piuttosto accesi, una caratteristica che contraddistingue anche quelli di altre popolazioni che vivono in un ambiente che, per larga parte dell'anno, offre alla vista un paesaggio monocromaticamente bianco.

 

Donne Nenci in abbigliamento festivo - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Imprescindibile, quando il termometro segna -30° e oltre, proteggere adeguatamente le estremità: i parka dei Nenets sono dotati di cappuccio e moffole applicate direttamente alle maniche, in modo da poter sfilare le mani per lavorare e tornare a metterle al caldo velocemente, avendole sempre a portata. Anche se gli stivali di produzione occidentale sono diffusi, molti preferiscono continuare a utilizzare quelli tradizionali in pelle e pelliccia di renna, alti fino sopra al ginocchio e costituiti da due strati di pelliccia, particolare non secondario se si considera che la neve supera spesso e volentieri il mezzo metro. Nelle occasioni festive, i vestiti sono gli stessi, solo più colorati e decorati con inserti di stoffe colorate ricamate e perline (per le quali le donne Nenets hanno una passione sfrenata). In testa le donne portano dei fazzoletti di seta con lunghe frange o cappelli di pelo, quest'ultimi decorati con stoffe, perline e pendagli di metallo, lasciati penzolare sulle spalle.

 

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ROBERTO (Collaboratore)

Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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