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INDIA: Taj Mahal, amori e leggende dell'edificio più bello del mondo
Pillole di viaggio
15 Dicembre 2018

Quando sei bella/o, tutti vogliono essere associati a te. È un po' quello che succede da sempre al Taj Mahal di Agra, in India, il monumento più conosciuto di tutta l'India: inserito nell'elenco dei siti patrimonio dell'umanità redatto dall'UNESCO e selezionato da un referendum internazionale come una delle Sette Meraviglie del Mondo, secondo molti è l'edificio più bello del mondo.

 

Una famiglia indiana si reca al Taj Mahal - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Non è una moschea ma un mausoleo, ovvero il luogo in cui è sepolta Mumtaz Mahal, l'amata moglie dell'imperatore moghul Shah Jahan, sovrano nel subcontinente indiano per trent'anni a metà del XVII secolo. Secondo la leggenda, il futuro monarca la incontrò, appena quindicenne, al bazar di Agra mentre si stava provando una collana di diamanti e, con una tecnica che evidentemente ha superato i secoli, volle pagare il gioiello, conquistando - va da sé - il cuore della giovane.

 

Il Taj Mahal riflesso sulla piscina antistante - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Una volta salito al trono, ragioni di stato imposero il matrimonio strategico con una delle figlie del Re di Persia al diciottenne Shah Jahan, dalla quale ebbe una figlia. Ma il fresco sovrano non dimenticò mai Mumtaz e, non appena i tempi furono maturi, cioè 5 anni dopo (anche perché gli astrologi di corte tardavano a individuare un giorno giusto in cui officiare le nozze) la fece diventare la sua seconda moglie, come consentito dalla regione islamica. L'amore dimostrato dal sovrano, stando ai resoconti dell'epoca, era sicuramente superiore a quello provato per la prima moglie: non solo ebbe da lei ben 14 figli ma condivideva tutto con lei, al punto da portarla con sé perfino durante le sue campagne militari.

 

L'immancabile folla in ogni punto fotogenico - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Fu proprio durante una di queste, nel dare alla luce l'ultimo figlio, che Mumtaz lasciò questa terra. Il dolore del sovrano fu enorme, al punto da rimanere recluso per lutto per un intero anno, al termine del quale si mostrò in pubblico visibilmente dimagrito e incanutito. Finito di costruire l'edificio in onore della sua amata, Shah Jahan non potè godere a lungo del capolavoro che aveva fatto realizzare: poco dopo la fine dei lavori, si ammalò e la falsa notizia della sua morte scatenò la guerra di successione tra i figli. Shah Jahan prese le parti del figlio Dara Sukoh ma a prevalere fu Aurangzeb, che in seguito lo fece imprigionare nel Forte Rosso di Agra, dove rimase fino alla morte, avvenuta 11 anni dopo.

 

Il Taj Mahal visto dal lato est - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Il Taj Mahal è un grandioso regalo d'amore, probabilmente il più costoso di sempre, sicuramente il più ammirato. La leggenda secondo la quale la costruzione del mausoleo sia stata una specifica richiesta della moglie è abbastanza consolidata, anche se non tutte le versioni coincidono: una sostiene che, in punto di morte, Mumtaz abbia chiesto a Shah Jahan di non sposare mai nessun'altra donna (il che pare un po' tardivo, visto che non era comunque né l'unica né la prima), l'altra invece che abbia chiesto quattro promesse, fra cui quella di risposarsi per dare una madre ai suoi figli (benché una moglie precedente ci fosse già). Secondo alcune versioni, Mumtaz avrebbe chiesto di farsi seppellire nel luogo in cui morì, mentre era al seguito del marito nel Deccan, ma l'enorme dispendio di energie (e soldi) nel portare il prezioso ma pesante marmo in loco, fece propendere per la più comoda Agra.

 

Il Taj Mahal visto dalla base di una delle torri - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

La costruzione dell'edificio richiese 22 anni, se si contano anche quelli per completare i giardini che circondano il complesso. La struttura è caratterizzata da un'ossessiva ricerca della simmetria, al punto che è perfettamente identico da qualsiasi lato lo si guardi. Le torri sono, volutamente, inclinate: pendono verso l'esterno di circa 3 gradi, uno stratagemma voluto per impedire, nel caso dovessero cadere, di crollare sull'edificio principale. La cosa che lo rende speciale è la sua capacità di apparire in modo diverso a seconda del momento del giorno in cui lo si visita: in base a come è colpito dalla luce, può apparire perfettamente bianco, oppure dorato o con una dominante rosata, effetto dovuto anche all'incastonatura nelle sue pareti di 28 tipi di pietre preziose e semi-preziose. A proposito di leggende, non è vero che è completamente di marmo, ma di mattoni rivestito di pannelli di marmo: sarebbe costato troppo perfino per le tasche di Shah Jahan, già abbastanza provate dalla costruzione del mausoleo.

 

Una delle imponenti "iwan" (portali) - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Il nome dell'architetto è sconosciuto, anche se la maggior parte degli studiosi è concorde nell'attribuire la paternità del progetto a Ustad Ahmad Lahauri. Ovviamente, questa mancanza di certezza ha portato alla nascita di ipotesi, alcune al limite del revisionismo storico. Secondo alcuni scrittori inglesi dell'800 - che ovviamente facevano fatica ad accettare l'idea che un tale prodigio fosse stato realizzato da dei non Europei - il progetto fu opera dell'italiano Geronimo Vereneo, secondo altri del francese Austin di Bordeaux. Non meno interessate erano le supposizioni di Oak, un famoso scrittore indiano dalla visione hindu-centrica che sosteneva che fosse opera di un sovrano hindu e non musulmano moghul. Teorie smontate dalla Suprema Corte Indiana, così come quelle di un predicatore hindu che ne attribuiva la realizzazione a un sovrano di cinque secoli prima.

 

Il Taj Mahal in controluce, visto dal lato ovest - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Perfino la costruzione del Taj Mahal è ammantata di leggende. Si narra, come peraltro avviene anche per altri edifici mirabili, che gli artigiani che realizzarono il mausoleo furono mutilati o addirittura uccisi, per impedir loro di ricreare qualcosa di altrettanto bello. Per fortuna non c'è nessuna a prova a sostegno di questa teoria, come non ce ne sono riguardo al fatto che il governatore inglese Lord Bentinck volesse smantellarlo per venderne il marmo, come sosteneva chi avversava il dominio inglese. Per le impalcature necessarie per erigere la struttura vennero usati dei mattoni, quando solitamente si usava il bambù, per smantellare le quali ci sarebbero voluti cinque anni di tempo. Secondo la tradizione, l'imperatore divulgò che chiunque potesse prenderne i mattoni, col risultato che in una sola notte l'impalcatura fu smontata.

 

L'edificio fotografato dai giardini di Mehtab Bagh, dall'altra parte del fiume - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Altrettanto fantasiosa è la leggenda che vorrebbe che Shah Jahan avesse progettato di costruire per la propria tomba un edificio uguale identico al Taj Mahal, con la sola differenza che sarebbe stato realizzato in marmo nero sull'altra riva del fiume Yamuna. Originata dalla fervida mente del viaggiatore francese Jean-Baptiste Tavernier che visitò Agra poco dopo la costruzione del mausoleo, questa leggenda trovò nuova linfa quando si trovarono pezzi di marmo nero nel giardino prospicente all'edificio, prima che scavi condotti nel 1990 dimostrassero che era marmo bianco diventato nero a causa del tempo.

 

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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