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AUSTRALIA: Uluru
La roccia simbolo dell'outback australiano
Pillole di viaggio
03 Marzo 2018

Uluru, nome aborigeno di quella che una volta era più nota come Ayers Rock, è l'imponente massiccio roccioso simbolo dell'Australia, almeno lo era ai miei occhi quando preparai questo viaggio agli antipodi del pianeta, preferendo sacrificare destinazioni come Sidney o la Great Ocean Road - per lo stupore dell'impiegata dell'agenzia viaggi - che invece la quasi totalità di chi visita il paese dei canguri inserisce nel proprio itinerario.

 

Uluru visto dall'outback - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Vederlo per la prima volta è emozionante: di norma ci si arriva in auto e, posizionato com'è a circa 450 km da Alice Springs in un territorio completamente piatto, lo si nota già da lontano e, man mano che ci si avvicina, non si può fare a meno di rendersi conto che quello che inizialmente sembra quasi un grosso animale addormentato è in realtà un gigante alto 350 metri e con una circonferenza di quasi 9,5 chilometri, probabilmente il monolito più grande al mondo. È ben comprensibile il rispetto che ha sempre saputo incutere dapprima sugli aborigeni e poi anche sui primi occidentali che lo videro, come l'esploratore inglese Giles che ebbe a definirlo "una roccia rimarchevole".

 

Uluru visto da terra, durante il periplo della sua base - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

I suoi cambiamenti di colore, evidenti soprattutto quando è colpito dai bassi raggi dell'alba e del tramonto, sono dovuti alla presenza di sostanze ferrose ossidate che contribuiscono a fargli assumere le più svariate tonalità di arancione, rosso, marrone e viola, senza dubbio lo spettacolo naturale più ammirato del continente oceanico.

 

La salita - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Per decenni i turisti hanno scalato la roccia, facendo sollevare le proteste degli aborigeni Anangu che ritengono la scalata un sacrilegio a un loro sito sacro. Nel 1985 il governo australiano restituì formalmente Uluru agli aborigeni, ma a condizione che per 99 anni il sito fosse gestito assieme a un'associazione mista e che non fosse vietato ai turisti di salirlo. L'antico motto "fatta la legge, trovato l'inganno" a quanto pare si applica anche da quelle parti. Anche se le campagne di sensibilizzazione hanno progressivamente eroso il numero di scalatori, attualmente sono circa 60.000 i turisti che vi si arrampicano ogni anno, in maggioranza giapponesi.

 

Turisti come tante formichine - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Un altro motivo per il quale la scalata è sconsigliabile è la sicurezza: la salita non è semplice perché le pareti sono molto dure e scivolose e, nonostante un corrimano in metallo venga in soccorso agli scalatori, è parecchio ripida e richiede circa un'ora, cosa che in passato ha causato diversi attacchi cardiaci, soprattutto nei caldi mesi estivi. Se non ci saranno colpi di mano da parte delle autorità australiane, dal 2019 sarà definitivamente vietato scalarlo.

 

Gli intensi colori che Uluru assume al tramonto - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Non è necessario salire in cima per apprezzare questo monolito: oltre alla vista al tramonto che va compiuta da alcuni km di distanza per poterla ammirare al suo meglio, si può godere appieno di questa roccia anche solo circumnavigandola a piedi, ammirando le sue tante sfaccettature e i luoghi particolari come le strane fenditure o le pozze naturali e avendo rispetto dei siti sacri aborigeni che lo costellano. 

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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