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Agili giganti

Un approfondimento sul sumo giapponese
04 Marzo 2017

 

Continua il nostro viaggio tra gli sport tipici di varie nazioni del mondo, rimanendo sempre nell'ambito dei combattimenti. Stavolta parliamo del sumo, l'antica lotta giapponese di origine scintoista che tutti quanti abbiamo visto almeno di sfuggita in televisione, anche perché per vederlo dal vivo bisogna andare dall'altra parte del mondo.

 

Lo scatto in avanti di due lottatori sotto gli occhi dell'arbitro

 

Lo scopo di questa disciplina è quello di buttare fuori l'avversario da una specie di ring detto dohyo dal diametro di 4,5 metri e circondato da una corda, oppure costringerlo a toccare il suolo con qualsiasi parte del corpo che non sia il piede. Al di là dell'aspetto meramente sportivo, sono interessanti i cerimoniali a cui devono sottoporsi questi giganteschi atleti insospettabilmente agili, che non di rado superano i 200 kg di peso, acquisiti seguendo apposite diete da 20.000 calorie al giorno.

 

Il caratteristico movimento preparatorio detto "shiko"

 

Il più noto è lo shiko, il caratteristico movimento in cui, partendo da una posizione a gambe larghe e ginocchia piegate, si alza un piede per poi calarlo. Di fatto, funge da esercizio di stretching, utile a prevenire infortuni. Un altro gesto rituale è il lancio di una manciata di sale sul dohyo, a scopo scaramantico contro gli infortuni. Le mosse consentite sono 48, precisamente codificate, così come ci sono cose vietate come il colpire con un pugno, infilare le dita negli occhi, colpire nel basso ventre e altre mosse. Tra questi vi è anche il divieto di perdere il mawashi, vale a dire il maxi-perizoma che copre le parti intime dei ragazzoni.

 

Una fase dello scontro, che spesso si risolve in meno di un minuto

 

Assistere a un incontro di sumo da un certo punto di vista è facile perché, come tutto in Giappone del resto, la vendita dei biglietti è ben organizzata, da altri è difficile perché la maggior parte dei sistemi di vendita prevedono la conoscenza dell'ostica lingua locale, senza contare che per gli incontri più attesi non è facile trovare i biglietti. Se non avete voglia di spendere dei soldi per vedere da decine di metri dei combattimenti che spesso durano meno di un minuto, è possibile assistere gratuitamente agli allenamenti in alcune prestigiose palestre, benché in assoluto silenzio.

 

Un piatto di chanko nobe, tipico della dieta ipercalorica di un rikishi

 

Se proprio volete calarvi ancor di più nei panni di un rikishi (lottatore di sumo), nel quartiere Ryogoku di Tokyo, dove ha sede la palestra più famosa per questo sport, vi sono numerosi ristoranti specializzati che propongono i piatti tipici del lottatore di sumo come il chanko nabe (un piatto con grosse quantità di carne di pollo, pesce, verdure e tofu nel brodo), ai quali i lottatori aggiungono una decina di ciotole di riso e diverse pinte di birra.

 

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