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INDIA: Kashmir e Ladakh, di Angelo e Mariangiola - III
Diari di Viaggio
02 Gennaio 2016

8 agosto

Prima colazione con il sottofondo in musica delle preghiere dei monaci. Partiamo per i nostri tre monasteri: Shey Palace, Thikse e Hemis. La strada per Thikse è stata interrotta per le grandi piogge, quindi lunghe code e passaggi a guado - con l'auto - di un torrentello impazzito. Avviso: Deep ahead.

Commoventi i bimbetti vestiti da monaco, nei dintorni dei monasteri. Venendo via da Hemis, nel boschetto di salici e pioppi lungo la strada, ne ho visto uno, seduto con un amichetto senza tunica, forse un fratellino. Ma era già tardi, le 17:30 passate, a che ora sarà rientrato? Ecco venir fuori la nonna che è in me... Al ritorno, rientro a Leh per visitare il negozio consigliato da Gianni per pashmine e tappeti. Tre bellissimmi scialli finalmente acquistati e una pashmina regalata a me. Subito Angelo non sembrava convinto, ma adesso lo è. Ritorniamo a piedi dal centro di Leh all'albergo ed è piuttosto lungo. Cena e poi a letto, domani il grande giorno del primo passo a oltre 5000 m.

 

Il monastero di Shey Palace visto dal basso

 

Non mi stanco di ripetere che i paesaggi sono vastissimi, con valli che entrano in profondità nei monti, con oasi sperdute e piccolissime in un altopiano di scarichi glaciali interrotto solo dal corso rapace dell'Indo e dei torrenti suoi affluenti. Siamo un pochino in crisi con Yogesh: è molto silenzioso, sembra che non voglia spiegare o rispondere, sembra si risvegli solo quando parla l'altra guida tibetana. Forse si è accorto di avere un gruppo più tosto del previsto e non è molto motivato. Sperava di cavarsela con un po' di “favolette” complicatissime sulla religione buddista. Sono un po' cattiva, vedremo in seguito.

 

9 agosto

Sveglia alle 6, colazione 6:30, partenza 7. Rifacciamo la strada di ieri, meno trafficata, ma ancora con acqua e frane che rallentano. Ora siamo al posto di blocco della polizia. Non si capisce perché non ci facciano passare: ieri sera hanno richiesto un permesso per i passaporti e ora siamo qui con i passaporti. Non ci rendiamo completamente conto che viaggiamo in un territorio con grosse difficoltà di controllo con la Cina e tutto si complica. La guida nostra tibetana starà giù per il disbrigo delle pratiche, ci raggiungerà dopo.

 

Il monastero di Thikse

 

La salita verso il passo Chang-La si dispiega prima nella valle, con visioni di monasteri non visitati, e poi si arrampica sui versanti scoscesissimi e franosi della basi di scarico delle cime. Passiamo da un versante all'altro delle vallette laterali, per salire sempre più fino a un altopiano. Saliamo ancora passando da versanti scoscesi ad altopiani prativi con ruscelli dove pascolano cavalli selvaggi. Poi marmotte.

La strada passa da condizioni buone, asfaltata, a condizioni terribili. In India si guida a sinistra. Le strade che qui percorriamo sono molto dissestate e molto strette. Gli autisti “bravissimi” si sfiorano reciprocamente ma non si urtano e si usano molta correttezza. Se vedi due o tre sassi messi in semicerchio sul bordo della strada, è certo che c'è un buco o una piccola frana che rende insicuro il bordo della strada. Un bidone messo allungato per traverso dal bordo indica un'interruzione.

 

Strade che tagliano i fianchi delle montagne

 

I guadi sono all'ordine del giorno. Quando due mezzi si affrontano, faccia a faccia, in un passaggio strettissimo, quello che decide di cedere il passo mette la freccia dalla parte da cui deve passare chi gli è di faccia. I giochi più duri sono tra camion. Sulle strade a strapiombo, senza parapetti, spesso dalla parte “sbagliata”, con l'autista che va velocissimo - anche 60 km/h talvolta -, spesso ci siamo detti che è motivo di serenità pensare che siamo insieme, con figli ormai grandi e indipendenti, con le loro famiglie, e ci rilassiamo.

Infine arriviamo al passo Chang La (5270 m!): un po' di stordimento per qualcuno, ma stiamo tutti bene. Troviamo abbastanza gente, pochissimi turisti stranieri e un organizzatissimo tavolo con militari. Forse un medico o un infermiere che misurano la pressione a chi vuole, e poi danno anche una pastiglia di diuretico a chi ha la pressioni minima alta, e pare – non posso saperlo bene - che controllino che il “malato” non si fermi al passo per più di 15 minuti. Un caffè con un tassista di Leh, prima di cominciare la discesa verso il Lago Pagong, incantati dai colori diversi delle rocce, dal fondo della valletta: è uno scenario che cambia in continuazione.

 

I magnifici colori del Lago Pagong

 

 

Finalmente occhieggia il blu intenso del lago: largo 4 km e lungo 150. Arriviamo proprio in testa, e il lago si allunga, scompare ai nostri occhi nascosto dietro promontori di montagne. Pranzo al sacco al tavolo di un ristorantino, e poi partiamo per una breve escursione sul litorale.

Dobbiamo, con rimpianto, riprendere la strada di ritorno: avevamo impiegato sei ore per arrivare al lago, ci saranno solo cinque per tornare, perché abbiamo trovato meno traffico. Cena in hotel, meno Carla che sta un po' male, e meno Yogesh, con cui Gianni ha avuto una “spiegazione”. Speriamo che la prenda bene.

 

continua...

 

Puntate precedenti:

Kashmir e Ladakh, di Angelo e Mariangela - I

Kashmir e Ladakh, di Angelo e Mariangela - II

 



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