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ARGENTINA: Il Nord Ovest Argentino - I
Diari di Viaggio
07 Agosto 2012

 

1° giorno 

Dall’aereoporto di Bologna con volo Iberia raggiungiamo Madrid terminal T4, e visto che la coincidenza per Buenos Aires è per il giorno successivo il servizio Madrid Amigo ci trova una sistemazione con tanto di transfert per l’Hotel. Veniamo assegnati al Senator Espa?a, un favoloso hotel mille stelle in piena Gran Via dove immaginiamo una notte qui costerebbe più che tutte quelle che faremo in Argentina a nostre spese. Madrid è imballata di gente, Plaza Mayor, Puerta del Sol e vie limitrofe sono un pullulare di gente per via delle feste imminenti. Ci sono file alle fermate dei bus impressionanti, così ci giriamo tutto quello che possiamo a piedi alla ricerca di giochi di luci da immortalare fotograficamente che le numerosissime luminarie regalano alla città. Nei pressi di Plaza Santa Ana decidiamo di cenare presso la Cerveceria Alemana, luogo dai tavolini di marmo appoggiati sui telai delle macchine da cucire. Ovviamente non manca la scelta di jamon, che sia serrano, iberico o di Salamanca.

 

2° giorno

Sontuosa colazione compresa all’hotel di primissima mattina, poi puntualissimo il transfert ci attende per raggiungere il nuovo aereoporto di Madrid con destinazione voli. Il volo per Buenos Aires (13 ore) è puntuale ed all’arrivo nella capitale porte?a ci attende l’estate. Inoltre c’è luce fino alle 21 ed è un dolce riprendersi dall’inverno italiano. Dall’aereoporto Ezeiza col bus della Manuel Tienda y Leon raggiungiamo il capolinea da dove attraversando solo una piazza si accede alla metropolitana per andare alla ricerca di un hostal. In pieno centro sulla Yrigoyen ne esistono più di uno, e decidiamo subito di farci un giro verso il limitrofo barrio di San Telmo alla ricerca di un luogo dove sbranare il primo bife de chorizo. Incontriamo il Restaurant Urbano, ottimo ed abbondante. Qui vicino c’è anche il nuovo quartiere di ipertendenza di Puerto Madero, ma a meno che non vogliate tassativamente gettare soldi vedete bene di evitarlo.

 

3° giorno

Col bus 59 dopo circa un’ora e mezza di tragitto raggiungiamo la famigerata ESMA (zona Nu?ez), la scuola militare della Armada tanto nota e tristemente conosciuta ai tempi del regime. Qui avvenivamo le torture/interrogatori, e da qui molti desaparecidos non fecero mai ritorno alle loro case, finendo gettati narcotizzati e vivi dagli aerei nel delta del Rio della Plata. L’edificio dall’aspetto marziale ha inserito nella rete di delimitazione alcune sculture a memoria di ciò che rappresentò, ma non troviamo accessi aperti per visitarlo. Veniamo ad imparare che l’apertura al pubblico avverrà solo da metà 2008 (forse…) mentre ora è visitabile solo da parte di iscritti ad associazioni in difesa dei diritti umani, giornalisti stranieri (sì, ma quali?) ed ex sopravvissuti. Stessa sorte tocca al Garage Olimpo che si trova in tutt’altra zona e che a questo punto evitiamo di andare a cercare (zona Flores). Tornando verso il centro sostiamo nei paraggi del Terminal degli Omnibus dove ci prendiamo un passaggio per Cordoba con Mercobus, mangiamo in uno dei comedores dei paraggi, poi con la metro ci dirigiamo verso la piazza del Parlamento dove sul lato c’è la libreria delle madri de Plaza de Mayo. Qui si possono trovare un’infinità di libri riguardanti la situazione di tutto il continente centro-sud americano ed i prezzi sono ben distanti dai nostri. Volendo la libreria fa anche da cafeteria. Al momento non è possibile visitare la Casa Rosada (sede del Presidente della Repubblica) perché stanno ristrutturando alcun sale, solitamente prenotandosi la si può visitare alle 16 di ogni giorno. Rientriamo poi verso San Telmo a visitare la feria e a visionare coppie tanguere nella piazzetta Dorrego. Nei paraggi ceniamo presso il Restaurante Des Nivel, ripieno di foto di artisti che lo frequentarono nei tempi passati (immancabile Carlos Gardel, che con Evita e Maradona è icona nazionale). Per la notte prendiamo il bus per Cordoba (sia io che Marco avevamo già visto Buenos Aires, altrimenti un giorno è insufficente per la capitale).

 

Ballerini di tango per strada, Buenos Aires

 

4° giorno

Arriviamo puntuali nella seconda città d’Argentina, quella con l’università più vecchia delle Americhe e dalla grande vita notturna. Decidiamo di sistemarci presso Hostal Palenque. Il posto è pieno di gente (soprattutto donne… Anche una ragazza belga che si è laureata con una tesi sulla dittatura militare argentina che è poi quella che mi fornisce le indicazioni sulla ESMA e sul Garage Olimpo avendo potuto vedere questi luoghi accompagnata da sopravvissuti che mi dice che si son sentiti male nel rivedere i luoghi delle loro torture), vivissimo e i gestori sanno informarvi per tutto quello che accade o per dove andare in città o nei paraggi. La giornata la dedichiamo alla visita della città, iniziando dalla Cripta Jesuitica al limite della zona pedonale. Da lì raggiungiamo la Catedral ed il vicino Museo de Arte Religioso Juan de Tejado. All’interno vi sono ancora 14 monache (3 entrate nell’ultimo anno, un piccolo evento), ma la clausura per queste carmelitane scalze non è così ferrea come un tempo. Ora possono richiedere permessi per uscire, possono navigare in internet e chattano con regolarità. Nel mezzogiorno visitiamo il mercato Norte, dove si possono vedere maialini e capretti scuoiati pronti alla vendita per essere mangiati, oppure si trovano svariati comedores molto belli. Noi optiamo per La Parilla de Estacion per una parilla completissima con tanto di capretto. A questo punto ha riaperto la Manzana Jesuitica (solo visite guidate), probabilmente la perla della città, e poi è possibile visitare lì a fianco i vari patii dell’università. Nella piazza centrale si visita il Cabildo, dove ci sono alcune mostre temporanee (nel nostro caso incontriamo i quadri in vendita di un pittore locale e foto di un artista argentino che rappresentano la presenza islamica nel sudamerica). In serata in uno dei patii del Cabildo assistiamo ad uno spettacolo di tango, ovviamente gratuitamente. È stracolmo di gente, fra cui molti giovani.

 

5° giorno

Con un tour della Nativo (molto ben organizzato) andiamo a visitare il Triangolo Jesuitico nei dintorni della città. Prima tappa a Caroya, con sosta obbligatoria allo stadio dei rodei, gloria locale. Poi è il turno della Colonia Caroya e sempre in paese di quella di Jesus Maria (si può fotografare solo il patio e non gli interni) entrambe risalenti ai primi del 1600. Qui di gesuiti non ne risiedevano molti, utilizzavano questi luoghi per lavorare la terra e produrre svariate cose, situazione che alla lunga li portò verso contrasti economici con la corona spagnola fino all’espulsione dal paese. Pranzo presso La Casa de Ana, ristorante gestito da friulani, dove mangiamo anche pasta (ma è meglio restare sulla carne…). Poi si continua verso la Posta de Sinsacaste. Qui veniamo “assaliti” dal custode del luogo che in circa 40’ ci narra alla velocità della luce tutti gli accadimenti di oltre 100 anni di storia argentina, sia legata all’indipendenza (proclamata nel 1810 da Belgramo, dichiarata nel 1816 grazie a San Martin) che alla guerra interna. Il personaggio ha un debole per un federalista del posto, Facundo Quiroga ucciso nei paraggi in un’imboscata. Alla prima occasione in cui rifiata la guida riesce ad inserirsi e a portarci via, presso Barraco Yago ovvero il luogo di tale imboscata. Poi raggiungiamo la Estancia di Santa Catalina che è privata e dove si può visitare solo la chiesa. Rientrati in città ci consigliano per la sera il Restaurante. Alfonsina (discreta pizza) dove ci sono sempre concerti. Questa sera è la volta dei Negros Vichen, un trio interessante all’interno di un luogo veramente molto bello.

 

La Cattedrale di Cordoba by night

 

6° giorno

Con un bus differencial della Panaholma andiamo verso La Pampilla (nientr’altro che una curva sulla strada) da dove entriamo all’interno del P.N. Quebrada del Condorito. Per arrivare al bancone norte (zona di avvistamento condor) ci sono 11 km a piedi, si va dai 1500 m ad un massimo di 1950 m, senza grandi ascese per vedere i condor ed i loro piccoli volare in questa enorme quebrada. I condor volano in lontananza sfruttando le correnti ascensionali calde, quelli più accessibili sono i jote de cabeza negra, alcuni cartelli vi permetteranno di distinguere i vari uccelli. Considerate che il parco al momento non ha strutture, dovete portarvi cibo, bevande e soprattutto protezioni per il sole altrimenti la giornata diventa un inferno. Al ritorno sulla strada principale, dopo 22 km a piedi, notiamo che i bus differencial non si fermano e così fanno anche tutte le macchine ed i camion che passano. Dopo 1:30h, iniziamo a scendere a piedi verso il primo comedor che potremo incontrare, ma fortunatamente dopo 3 km un bus Ciudad de Corboda ci carica. Veniamo informati dall’autista che solo questo bus fa fermate lungo il percorso, i differencial no, quindi verificate con attenzione gli orari prima di mettervi sulla strada. Fra i giri in città, nel parco e lungo la strada abbiamo affrontato 30 km a piedi, ma vedere gli enormi condor volare giustifica la fatica. In città ci mangiamo un bife de chorizo presso La Parilla de Raul, considerato uno dei migliori in città, ma stranamente non è di buon livello.

 

continua...

 

 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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