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USA: Un po’ di qui e un po’ di là, di Dario e Paola

Nazioni: STATI UNITI (USA)
Data pubblicazione: 27/01/2018
Categoria: Diari di Viaggio

Destinazione e data del viaggio:

USA un po’ di qui e un po’ di là: New York, San Francisco, Los Angeles

10-22 gennaio 2018

 

Nome autori:

Dario Corradino e Paola Motta

 

Perché questa scelta:

Se hai un figlio che studia e lavora a Los Angeles e vuoi andarlo a trovare, perché non dare un’occhiata anche a San Francisco? E già che ci passi quasi sopra perché non concederti un giretto anche a New York? Tre grandi città, tre diverse anime degli States, mille cose da vedere, in compagnia di una coppia di amici. Per fortuna con la possibilità di avere le dritte giuste e progettare i dettagli con Sara di Gaia Viaggi.

 

Il celeberrimo Ponte di Brooklyn

 

Il day by day.

New York

Avere un bell’albergo a due passi da Times Square è stata la scelta vincente. Sei nel cuore pulsante della città fin da subito e molte delle cose da vedere sono a portata di passeggiata. Per capire lo spirito di una città è importante “camminarla”. E così la prima cosa che abbiamo fatto è stato raggiungere Dumbo, ultimo lembo modaiolo di Brooklyn, e inforcare a piedi il celebre ponte, dal quale si godono splendidi scorci di Manhattan. Poi l’omaggio alla città ferita: la visita al Memorial e al Museo dell’11 settembre: esperienza davvero forte. Già che sei lì, però, non puoi resistere a salire sul tetto di New York: l’osservatorio al 102° piano dell’One World Trade Center. Uno spettacolo, a cominciare dall’ascensore. Ancora due passi e sei a Wall Street, uno dei salvadanai del mondo, e poco più in là trovi l’affollatissima statua del toro.

 

La vista dal 102° piano dell’One World Trade Center

 

New York l’abbiamo vista poi anche dall’acqua, con una splendida crociera (la fanno anche in notturna) che ti porta fino alla Statua della Libertà e a Ellis Island e circumnaviga Manhattan, con splendidi scorci sui suoi grattacieli più famosi, dall’Empire State Building al Chrysler Building e un bel passaggio davanti al Palazzo delle Nazioni Unite. Bello il giro attorno a Central Park, dove si affacciano le case dei Vip. Il parco ce lo siamo goduto poco, visto il freddo invernale, ma la neve lo rendeva ancora più suggestivo. Harlem l’abbiamo vista di sfuggita, ma la Fifth Avenue ce la siamo fatta palmo a palmo, per la gioia delle signore. Prima tappa, inevitabile: un giro da Tiffany. Adesso è davvero possibile farci colazione, ma la prenotazione è obbligatoria e bisogna farla parecchie settimane prima. Ci siamo consolati con una coppa di champagne, offerta fra gioielli da urlo, dopo un acquisto certamente non da sceicchi.

 

Una rosa al National September 11 Memorial

 

Dopo le griffe, un giro nella bellissima Cattedrale di Saint Patrick e poi una sosta in uno degli angoli più accoglienti e celebri della città: il Rockefeller Center. Obbligatoria e stupefacente la visita al MoMa, perché vedere dal vivo tutti quei capolavori fa venire davvero la pelle d’oca. E se volete dedicare una serata a Broadway seguite il consiglio di Sara: nel padiglione di Tkts in Times Square, dopo aver dribblato i bagarini, compratevi un biglietto in saldo per lo spettacolo delle 18 o quello delle 20. Ce n’è per tutti i gusti.

 

Una visitatrice in ammirazione al MOMA di New York

 

San Francisco

Non solo Bay Bridge e Alcatraz. Ma certo, anche quelli. Il Bay Bridge si può attraversare in molti modi (in auto, in bus, in bici, a piedi), e si trova dopo un grandissimo parco verde. Sull’altra sponda c’è un belvedere dal quale sono state scattate miliardi di fotografie e, per chi ha tempo e voglia, ci sarebbe da visitare Sausalito e fare un salto fino al parco delle sequoie. In città imperdibile North Beach e i suoi moli. Il più famoso è il Pier 39, un pittoresco centro commerciale che ospita anche una sorprendente colonia di leoni marini.

 

La clam chowder, la zuppa di molluschi tipica di San Francisco

 

Da qui si vede la baia e l’isola di Alcatraz, il supercarcere in disuso da decenni verso il quale partono battelli e tour praticamente sempre. È anche uno dei principali generatori di gadget: visto he era praticamente impossibile evadere (anche se qualcuno c’è riuscito) vuoi rinunciare a una maglietta o un cappellino dell’Alcatraz Swim Team? Per gustare la clam chowder, la zuppa di molluschi tipica di San Francisco, meglio però andare (grazie Sara!) in uno dei localini del Pier 45. Più ruspanti, meno turistici. La zuppa si può mangiare servita in una pagnotta, o comodamente seduti a un tavolo dopo aver passeggiato su un lungomare allegro, pieno di artisti di strada.

 

La colonia di leoni marini al Pier 39 di San Francisco

 

E poi? Vuoi perderti una passeggiata sulla Russian Hill a vedere Lombard Street tutta curve e immortalata da mille film? O due passi a Chinatown, la più grande d’America? O un giro fra i negozi e le boutique griffate di Union Square? O una corsa sulle cable cars, i tram che vanno su e giù per le classiche ripide strade di San Francisco, ai quali attaccarsi e penzolare fuori? Noi poi non ci siamo persi altre tre cose: la vista sulla città dalla Coit Tower, a Telegraph Hill, voluta da un’eccentrica signora vissuta negli Anni Trenta, fanatica dei pompieri e del gioco d’azzardo. E poi le Painted Ladies, le belle case vittoriane di Alamo Squadre. E infine un giro a Haight-Ashbury, il quartiere che fu fulcro della cultura hippie anni prima della celebre Summer of love del 1967. Dopo 50 anni, non fosse per le auto (e neppure tutte) mentre ci cammini hai l’impressione che il tempo si sia fermato ad allora: peace and love!

 

Il Golden Gate, tra Oceano e baia di San Francisco

 

On the road

Sei in California, vuoi non provare l’ebbrezza della guida sulle loro mega-autostrade? Devi però mettere in conto le distanze, veramente impressionanti, e i limiti di velocità, assolutamente da rispettare. Poi, con un buon navigatore, puoi andare dove vuoi. C’è qualche regola di circolazione un po’ diversa dalle nostre ma ti ci abitui in fretta, come al cambio automatico: qui sulle strade con tante corsie si sorpassa sia a sinistra che a destra; agli incroci con gli stop non vale la precedenza a destra, ci si ferma tutti e si riparte nell’ordine dal primo che si è fermato; lo specchietto retrovisore sinistro è a grandezza naturale per non “ingannare” la vista, anche se così in realtà il campo visivo è limitato; salvo contrario avviso, con il rosso puoi girare a destra, dopo aver dato la precedenza. Più o meno tutto qui.

 

Le Painted Ladies, case vittoriane di Alamo Squadre a San Francisco

 

Ci sono diverse autostrade che percorrono l’intera California. C’è la 1, costiera, bellissima, ma adesso è interrotta in più punti per crolli di viadotti. C’è la 101, che passa un po’ più all’interno. E c’è la 5, che attraversa tutta la Central Valley. Partendo da San Francisco la 1 e la 101 corrono vicine proprio in un punto che merita una deviazione, per andare a vedere Monterey e Carmel e farsi almeno la 17th Mile Drive lungo la costa del Pacifico. La 101 è bella: noi l’abbiamo fatta fino a Santa Barbara. Per alcuni tratti coincide con “El Camino Real”, uno storico trail lungo 700 miglia che risale al periodo “spagnolo” di questa terra. Cominciò a tracciarlo, nel 1769, il padre francescano Junipero Sella, per diffondere il Vangelo. Il simbolo del trail è una campana, a ricordare i missionari e la loro opera a favore delle popolazioni locali: laddove c’era una campana c’era cibo, acqua, aiuto per i poveri, cure per i malati.

 

Le impronte di Marylin Monroe sulla Walk of Fame

 

Santa Barbara è una gemma sul Pacifico: immense spiagge, splendidi tramonti. Qui abbiamo scoperto che cosa vuol dire “deviazione” sulle strade americane. Tra Santa Barbara e Los Angeles, nostra ultima tappa, la 101 era interrotta da diverse “mudslides”, frane cadute pochi giorni prima. Ci è toccato raggiungere la 5 per arrivare alla nostra meta: circa 400 chilometri più del previsto. Per fortuna attraverso scenari incredibili: la Foresta Nazionale de Los Padres e poi la Central Valley, con i suoi infiniti frutteti, rettilinei che si perdono all’orizzonte e qui e là i pozzi di petrolio. Stupore dopo stupore, a 65 miglia orarie si arriva infine a Los Angeles e ai suoi intrecci di strade e freeways a dodici corsie.

 

L'avveniristica Walt Disney Concert Hall a Los Angeles

 

Los Angeles

Immaginati una città lunga da Torino ad Aosta e larga quasi altrettanto, piena di zone residenziali, intrecci di strade e - ovviamente - di cose da vedere. Eccoti a Los Angeles. Qui se non hai l’auto è davvero difficile spostarsi. Il parcheggio, in compenso, non è un problema. Si trova sempre facilmente, anche se in alcuni casi può essere davvero caro (ma a Beverly Hills, proprio all’ingresso di Rodeo Drive, ho speso anche solo un dollaro l’ora).

 

La grande spiaggia di Santa Monica

 

Ecco, sei a Los Angeles. Dove vai? Tappa d’obbligo Hollywood, il Teatro Cinese, la Walk of Fame e soprattutto le orme dei divi lasciate sul cemento. Per i maniaci c’è anche il tour fra le case dei divi e l’escursione alla grande scritta sulla collina. Se però vuoi vedere la città dall’alto il posto migliore è il Griffith Observatory (imperdibile per chi ha amato il film “La La Land”). Per gli appassionati di cinema obbligatorio un giro agli Studios o a Disneyland, The Happiest Place on Earth. Ma qui a LA ti sembra di vivere quasi ovunque in un film: questa città l’hai vista migliaia di volte. Noi non ci siamo persi Beverly Hills e il concentrato di griffe mondiali a Rodeo Drive.

 

La fine della mitica Route 66

 

A Downtown siamo arrivati proprio in coincidenza con il #metoo, e così abbiamo visto il variopinto, divertente e numeroso popolo degli anti-Trump tra i raffinati grattacieli, il Grand Park e l’incredibile architettura di Frank Ghery per la Walt Disney Concert Hall, sede della LA Phil (filarmonica e coro di Los Angeles). Ancora un salto sull’Oceano, a Venice e nella magnifica Santa Monica, là dove finisce la celebre Route 66, che attraversa tutti gli States, da Chicago a qui: 3.755 chilometri di leggenda. E poi sul molo, a inciampare su un’altra citazione cinematografica diventata catena di ristoranti: il Bubba Gump Shrimp Co. Per sentirsi un po’ Forrest Gump e rimpiangere di non avere quei mille anni di tempo per vedere tutto quel che ci sarebbe da vedere in questo incredibile Paese.

 

Il Bubba Gump Shrimp Co. sul molo di Los Angeles

 

Cosa è stato utile portare e cosa no, cosa ho dimenticato di portare con me, una mini guida per chi dopo di noi sceglierà la stessa meta

Gli Stati Uniti sono praticamente un continente. Ci trovi di tutto. E vorresti comprarci di tutto. Il consiglio: partire con le valigie abbastanza vuote e il portafoglio abbastanza pieno. Quel che serve si può comprare lì: cose utili e souvenir. Se si ha tempo, pazienza e fortuna si possono fare buoni acquisti. On the road: mai farsi mancare acqua e bibite (ma attenzione: niente alcolici, neanche birra!) e cibo in auto. Le distanze fra una cittadina e l’altra sono notevoli, e non ci sono autogrill: per ogni esigenza bisogna uscire e rientrare dall’autostrada. I pedaggi non esistono. Fare il pieno è una gioia. Fumare è un incubo. Buon viaggio!

 



 

Pianeta Gaia - Viaggiatori per Passione

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