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Messico del Nord e Bassa California - I

Data: 30/07/2016 MESSICO Categoria: Diari di Viaggio

1° giorno

Volo Iberia da Bologna, ma al check-in qualcosa non va, siamo fermi e veniamo a sapere che ci sono problemi ai macchinari dei raggi X, così partiamo con 2 ore di ritardo, mantenendole tutte all’arrivo a Madrid. La coincidenza non la perdiamo viste le 4 ore a disposizione, anche se lo spostamento dal terminal dei voli europei (4) a quello degli intercontinentali (4S) richiede circa 30’ , ma sempre con un volo Iberia arriviamo a Ciudad de Mexico (per tutti DF) senza bagagli. Lasciamo come tanti le identificazioni degli zaini e ci avvisano che ci avrebbero ricontattati per segnalare il posto dove farceli consegnare (chi avesse già una prenotazione può lasciarla subito). Le procedure per uscire dall’aereoporto senza bagagli son velocissime, e con la metro dopo 4 cambi di linee arriviamo allo Zocalo per cercare un posto all’Hostal Moneda, luogo centralissimo, comodo e festaiolo. All’ostello forniscono asciugamani, sapone, lenzuola e panni (comunque per quello consiglio sempre di “ritirare” quello della compagnia aerea), altrimenti sarebbe stata dura senza praticamente nulla. Ovviamente dall’aereoporto non richiamano per sapere del nostro accomodamento, ma lo davamo per scontato. Sulla bella terrazza, dove cenare e colazionare, ci sono postazioni internet gratuite, oltre alla console per le feste organizzate di venerdì e sabato sera. Ma per oggi può bastare, tra il viaggio, la problematica zaino non arrivato e le 7 ore di fuso si può andare a dormire (festa in terrazza permettendo…).

 

El Zocalo con la grande bandiera messicana, Città del Messico


2° giorno

Colazione in ostello sulla terrazza, poi dopo aver saputo dall’aereoporto che non c’è traccia degli zaini cominciamo la visita del DF. Siamo appena dietro al Templo Mayor, conosciuto anche come Tenochtitlan, ovvero il centro sacro della vecchia città azteca, il km zero della loro civiltà considerato il centro del mondo. Gli spagnoli rasero al suolo tutto per costruire la grande cattedrale, il tempio è stato rinvenuto solo nel 1978 e i lavori fervono ancora, ma quello che si può vedere, compreso il magnifico museo, è già sufficiente per rimanere meravigliati e per maledire i conquistadores. All’interno del museo si trova la mostra temporanea Moctezuma II, banale dire che sia molto interessante, ma al di là di tutto il museo vale una visita solo per la enorme pietra rappresentante Coyolxauhqui, la cui vista migliore si ha dal secondo piano del museo. Miti e leggende, tombe e riafforamenti del momento, una visita qui richiede comunque tempo, diciamo 4 ore in tranquillità. Usciti dal Templo Mayor basta attraversare la strada per entrare al Palacio Nacional, quello per intendersi dei murales più celebri di Diego Rivera. In occasione dei 200 anni dal grido dell’indipendenza e da 100 dalla rivoluzione tutto il Messico è tirato a festa (e il confronto coi 150 anni dell’unità d’Italia impietoso a loro favore) ed entrare al Palacio è come ripercorrere e rivivere la storia di questi 200 anni, anche se poi questa situazione si riproporrà in ogni posto, con tante iniziative sempre seguitissime dai messicani, segno che la storia può far cultura e anche economia. Entrata gratuita ma  si paga il guardaroba (non si può entrare con zaini e borse, macchine fotografiche sì ma non si usano al chiuso), filmati sulla storia, museo molto interessante e i murales che ormai sono un’icona della nazione, altra visita che ci rimette direttamente nella storia più profonda ed intensa. Immagini anche crude, come l’esposizione dei crani di Hidalgo (il prete visionario autore del grito dell’indipendenza, la cui campana potete mirate qui, traslata da Dolores de Hidalgo), Allende, Aldama e Jimenez, ma immancabili in una visita durante gli anniversari messicani, y  ¡Viva Mexico! Nel tardo pomeriggio lungo Avenida 5 de Mayo ci rifocilliamo, prima di intraprendere un giro a piedi nella parte a nord est dello Zocalo, passando da Plaza Santo Domingo e dal Palacio y Museo Inquisicion che nella sede storica della Inquisizione Spagnola (durata fino al 1812) fa rivivere i terrori dell’epoca. Visita evitabile, è tutto rifatto e nemmeno bene. Continuiamo per il Mercado Abelardo Rodriguez dove si trovano altri interessanti murales di Diego Rivera, lungo le scale che conducono al piano superiore dove si trovano solo uffici. A quel punto, senza nessuna notizia degli zaini iniziamo a procurarci un po’ di cose almeno per lavarci, girando per qualche supermercato sempre nella zona attorno a Calle Moneda. Cena in ostello, qualità decisamente scarsa e per nulla tipica, ma visto il tutto compreso ci adeguiamo. Di giorno temperatura ottima per poter girare a lungo a piedi, di sera occorre coprirsi, sceso il sole non si arriva a 10°. Nella nottata festa grande sulla terrazza, ma all’orario della movida siam già crollati.

 

Disco di Coyolxauhqui. Museo del Templo Mayor, Città del Messico

 

3° giorno

Colazione all’ostello in terrazza, solita telefonata all’aereoporto senza nessuna notizia quindi partiamo per visitare i giardini galleggianti di Xochimilco. Per arrivare con la metro andiamo fino a Tasqueña e poi col tren ligero fino al capolinea di Xochimilco (dallo Zocalo servono oltre 90’, segnalo agli appassionati che si passa a fianco del gigantesco stadio Azteca). Un tempo il DF era un lago che terminava proprio a Xochimilco, poi venne in parte bonificato dagli spagnoli (e la città ora sprofonda creando grandi disagi) lasciando aperti i canali di questa zona. Il giro da queste parti è diventata una della maggiori attrazioni per gli abitanti della capitale perché permette di prendersi una pausa di relax nella confusione della città e vedersi un luogo simpatico. Ci sono svariati imbarcaderos per le trajineras, piatte imbarcazioni coloratissime adatte a starsene in ozio, spinte da un palo che funge da pala ma che in realtà dà la spinta sul fondale (e che costa un capitombolo a rischio volo in acqua al nostro marinaio). Le imbarcazioni costano 200 p ad ora, dipende poi quanto si voglia starsene in giro, ci si può salire anche in 20, sovente sono fiestas ambulanti, e si viene affincati da trajineras di mariachi, di venditori di fiori, bibite, cibo e si sbatte con tranquillità tra una e l’altra. Dopo 2 ore di giro, avendo visto alcuni canali e flora e fauna del posto riprendiamo il tren ligero e da Tasqueña un bus per Coyacan, un tempo luogo a parte della città, ora inglobata all’interno ma con un fascino tutto suo, meta di grandi visite per via della casa natale di Frida Kahlo e per quella di Leon Trotsky nel suo esilio finale. Lungo le strade del centro si trovano tanti comedores, pranziamo e poi ci immergiamo nella vita bohemiene del posto per far tappa alla Casa Azul, ora museo Frida Kahlo (55p, comprensivi dell’ingresso a Anahuacali, la casa tempio fatta costruire da Diego Rivera). Visita alquanto interessante, direi assolutamente da non mancare, poi con nella testa la storia/leggenda dell’avventura segreta tra la pittrice e Trotsky è d’obbligo arrivare al museo dell’eroe della rivoluzione russa, colui che comandò l’Armata Rossa durante la rivoluzione d’ottobre. Per chi si stupisce della presenza del sovietico da queste parti, occorre dire che subì come tutti le ingerenze di Stalin, (in un’illustrazione presente nel museo emerge come nel 1940, anno della morte, dei personaggi di spessore dal 1920 solo lui e Stalin erano ancora vivi, e lui ancora per pochi giorni…) dovette uscire dal suo paese e dopo un lungo errare gli venne accordata la possibilità di ripare in Messico dall’allora presidente Lazaro Cardenas (lo stesso che ospitò vari giocatori del Barcelona durante la guerra civile in Spagna). Ovviamente questo museo è molto più angusto di quello di Frida Kahlo, ma permette di capire tante cose sull’esilio di Trotsky, che qui trovò la morte datagli da un agente di Stalin con una picozza. Il personaggio si chiamava Ramon Mercader, e giusto come nota di colore era il fratello della moglie di Vittorio De Sica. Continuiamo la visita di Coyacan e rientriamo verso la metro attraversando gli immensi Viveros, o meglio, il parco dei vivaisti. La metro ad ora di cena è un muro di gente, nonostante il numero incredibile di corse che si susseguono, ma visto il prezzo irrisorio e le problematiche del traffico su ruota (bloccata a giorni alterni a seconda dei numeri di targa e non pari o dispari..) si capisce il perché. Rientriamo per cena all’ostello, in serata c’è musica ma non tanta gente come la sera precedente, ed i nostri zaini continuano a non vedersi.  

 

La Casa Azul, dove visse Frida Kahlo, Città del Messico



4° giorno

Colazione all’ostello in terrazza, poi dopo aver saputo che gli zaini dovrebbero essere arrivati in aereoporto o forse stanno arrivando, decidiamo di andarceli a prendere (nella speranza che ci siano) per poi partire verso nord. All’aereoporto ci fanno entrare senza grossi problemi alla zona bagagli, nessuno sa nulla e non si vedono, ci dicono di provare a salire all’ufficio Iberia per avere maggiori informazioni, ma uscendo (senza nessun controllo, siamo quelli dei bagagli vien urlato ai doganieri…) appoggiati in un angolo li scorgo e li recuperiamo notando che sono stati aperti, controllati e richiusi. Ma è già tanto averli trovati, così possiamo partire senza perdere tempo, rispettando l’idea originale. All’aereoporto c’è un piccolo terminal dei bus, per nostra fortuna un bus parte per Querétaro e nonostante la tariffa sia molto più alta dello standard decidiamo di prenderlo per non perder tempo. I controlli sono incredibili, stile imbarco aereoportuale europeo, con consegna di un kit cibo e ripresa filmata di ogni passeggero a bordo, il tutto per la sicurezza dei viaggiatori nei confronti degli zetas (i narcotrafficanti), in realtà per giustificare un prezzo più alto da parte della compagnia. A Querétaro si arriva via autostrada, ad accogliere la gente un’enorme bandiera del Mexico vicino alla Central Camionera (il terminal dei pulman). Con un bus arriviamo in centro e troviamo da dormire presso un ostello ma iniziamo subito la visita della città, teatro dell’indipendenza 200 anni fa, quando Miguel Hidalgo incontrava qui altri cospiratori pronti a dare la vita per l’indipendenza. Ovviamente tutto è tirato a festa per l’evento, ci giriamo piazze e piazzette, il clima è più caldo che al DF e c’è un mare di gente ovunque. Proviamo ad organizzare una spedizione che comprenda Sierra Gorda e Huasteca Potosina, ma il passaggio tra un luogo e l’altro non lo vuole fare nessuna guida per paura degli zetas, così dopo un lungo contrattare decidiamo di fissare per il giorno dopo solo una visita alla Sierra Gorda. Riprendiamo la visita fino al mirador che da sull’acquedotto (se ne vede un tratto ad archi di oltre un km) costuito dagli spagnoli, o come meglio dicono i queretareños, progettato dagli spagnoli e costruito dalla gente del posto. Leggenda narra che fu fatto per volere di un generale spagnolo innamorato di una monaca del convento in città, sprovvista di acqua il conquistadores diede ordine di portarla al convento e di conseguenza alla città. Scende presto la sera qui ma la città rimane piena di gente, si cena all’aperto e scegliamo un ristorante in Plaza de la Corregidora , attratti dalla parillada che però si rivela di qualità non eccelsa, anche se confrontata con la cena dell’ostello del DF è pur roba di alto livello. La città illuminata a festa in ottima maniera regala viste splendide dei palazzi di epoca coloniale. Querétaro era una delle città dell’argento, luogo importante per gli spagnoli dove costruirono importanti palazzi ancora ben conservati. Come già intravisto nel DF, qui in città ma anche nelle immediate periferie si vive bene, tutte quelle notizie che arrivano a proposito delle paure e miserie del Messico cadano velocemente, come ci accadrà di constatare anche nel prosieguo del viaggio, a differenza della campagna dove la vità è ancora durissima. Altra cosa notata da subito, qualsiasi posto dove mangiare o bere è sempre fornito di amuchina in gel per i clienti (anche nei comedores in strada o nei mercati), una chicca che da noi non esiste.

 

continua...

 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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