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Montenegro e Albania - IV (fine)

Data: 02/07/2016 ALBANIA - MONTENEGRO Categoria: Diari di Viaggio

13° giorno

Colazione in hotel, dove alcuni presentano i primi segni di malattia, così in due gatti andiamo a visitare Berat, altra città patrimonio mondiale dell’UNESCO, e conservata come un museo durante il regime di Hoxha. Saliamo dalla Kala per iniziare la visita, una vecchia cittadella fortificata ancora abitata, quindi tra le sue strette viuzze mentre si cercano le viste più sorprendenti ci si imbatte negli abitanti, solitamente tutti piuttosto anziani come le loro auto almeno Euro-10! Praticamente ogni singola casa meriterebbe la visita, da non perdere la vista su Gorica e per comprendere bene le pitture e le icone che decorano in lungo e largo l’Albania il museo Onufri, dal cui nome deriva una colorazione del rosso. Scendendo attraversiamo il ponte a sette arcate per arrivare nel quartiere di Gorica (dove in inverno mai batte il sole), visitarlo brevemente e trarne la vista più bella su Mangalem e le sue bianchissime case, nel mezzo delle quali spunta la Moschea del Sultano, uno dei luoghi di culto più importanti dello stato. Personalmente Berat è il luogo storico più interessante dell’intera Albania, ma interessante anche a livello mondiale e non solo di quanto visto in questo viaggio. Recuperando gli altri compagni di viaggio iniziamo il trasferimento verso Tirana, abbandonando da subito l’idea di andare l’indomani a cercare di navigare sul lago Koman causa problemi di salute. La strada fino a Durazzo è pessima, mentre da lì a Tirana c’è una nuova autostrada, in totale son 3 ore di trasferimento, comprese alcune soste per sostenere chi si sente male. Arriviamo nella capitale sotto un sole da canicola pressante e troviamo da dormire in un hotel lungo il viale principale, Zogu I, quello che conduce a Piazza Skanderbeg, il centro della nazione. Preso posto nell’hotel anche io vengo raggiunto da dolori di stomaco intensi, e finisco la giornata e la notte lottando a lungo per averne ragione, cosa che non avviene in giornata, saltando di fatto la prima visita alla capitale e la cena serale. Percorsi 110 km. 

 

Berat, la città delle mille finestre - Archivio Fotografico Pianeta Gaia


14° giorno
Il risveglio è decente, mi sento le forze per cercare un posto per colazione, e si ricade sul solito problema, ai bar si trova solo da bere, quindi serve cercarsi una panetteria che per fortuna l’hotel ha proprio di fronte a se. Da qui alla piazza centrale son 300 metri e arriviamo in un momento in cui fervono i lavori di ristrutturazione, ma quei famosi palazzi giallini (che contengono ministeri vari) da sempre immagine di una Albania in stile Corea del Nord si ergono ancora nel loro posto, così che la visione richiami alla memoria ricordi di quando qui era proibitissimo entrarvi. Dietro a questi palazzi sorge la moschea Et’hem Bey e a fianco di questa la Torre dell’Orologio dove trovarci un panorama dei lavori in piazza attorno alla solita statua a cavallo di Giorgio Castriota. Le energie lasciate per salire pochi scalini mi prosciugano, così pian piano scendo verso la zona universtaria passando a fianco alla Piramide progettata dalla figlia e dal genero di Hoxha, che doveva ospitarne il museo ma che visti i tempi della caduta mai arrivò a quel compito e ora è stato trasformato in discoteca, ma dall’aspetto di totale decadenza. La zona universitaria, alla quale si arriva percorrendo l’enorme Viale Deshmoret e Kombit, per altro trafficato quasi zero, presenta alle spalle il grande Parco Kombëtar, che si rivela per me tappa fondamentale nel riposarmi dopo aver usato ogni residua stilla di energia per arrivarci. Due ore di riposo e poi tappa a rifocillarci nel ristorante più vicino, che risulta essere uno dei più belli dell’intera città, che si trova all’interno di un piccolo castello. Un prosciutto e melone è l’unica cosa che mi sento di mangiare, la razione è anche troppo abbondante, il caffè turco è tra le bevande e fortunatamente il tutto mi da una carica di energia inaspettata. Rientrando sosta alla Galleria d’Arte Moderna (senza biglietto, col vago sospetto che i soldi cadano in tasca direttamente alla cassiera), divisa in due parti, al piano terra le icone sovente attribuite a Onufri ed alla sua scuola, la seconda al piano superiore con le tele che documentano il realismo socialista, assolutamente imperdibili, il modo migliore per comprendere la vita nella seconda metà del secolo scorso da questa parti. Attendetevi operai allegri mentre fondono l’impossibile, donne a capo di spedizioni minerarie, bambini eternamente felici, ma soprattutto il senso della proporzione rappresentato in modo del tutto personale. Prima di cena giro a Blloku, il quartiere di tendenza negli anni zero. L’aspetto di città grigia e leggermente spenta cambia immediatamente, sarà anche che il quadrilatero è a traffico chiuso, però quello che rimane è la spersonalizzazione totale di una città, tra essere a Madrid, Londra o Mosca poco cambia, il brutto è che avvega solo tra queste quattro vie. Facciamo tappa in uno degli innumerevoli bar all’aperto che propongono già prezzi diversi da tutta l’Albania, così arriva l’ora del cibo dove scegliamo per l’ultima cena di viaggio il bel ristorante Sarajet, peccato solo che il mio stomaco non abbia ancora intenzione di ricevere specialità troppo particolari. Rientro a piedi in hotel per un ultimo sguardo a una città in forte evoluzione, che detta molto onestamente non presenta nulla di particolarmente attrattivo se non l’immergersi in un luogo che solo 20 anni fa pareva totalmente inaccessibile, roba che in confronto Mosca era una Parigi in piccolo. In questi tempo però l’assimilazione dei canoni occidentali è diventata totale, certo è possibile vedere ancora anziani intenti a vendere le galline vive lungo il viale principale, ma attorno a loro ci sono altri anziani al cellulare e Mercedes ovunque, l’auto status symbol della popolazione, qui a Tirana molto più nuove che nella Kala di Berat, anche se lassù lo spettacolo è ben diverso. Giornata a km zero di spostamenti motorizzati.

 

I palazzi colorati di Tirana


15° giorno
Colazione al solito nei vari posti lungo il viale nei dintorni dell’hotel, poi la navetta ci porta all’aereoporto, di dimensione ridotte (tipo Bologna per intenderci) in direzione di Kruja. La fila al check-in è limitata, poi occorre passare all’immigrazione e ci vengon fatte storie perché non risulta mai inserito a terminale il nostro ingresso. Spieghiamo come sia avvenuto via terra al nord e a quel punto tutto è a posto, altro controllo bagagli ed ultimo controllo dove viene chiesto se si abbiano ancora soldi locali in uscita (ma son solo domande, nessuna perquisizione). All’interno dell’aereoporto i prezzi sono europei, così una colazione costa quanto una cena di pesce a Durazzo. Il volo Alitalia per Roma è in ritardo di un’ora, ma incredibile ma vero quando si arriva al ritiro bagagli, il mio zaino è già lì che gira pronto per il ritiro. Così prendo il Leonardo Express al volo abbinato al biglietto del treno per Bologna, ma essendoci posto solo in prima classe il Fiumicino-Bologna finisce per costarmi 94 €. Va detto però che dall’atteraggio all’arrivo a Bologna passano solo 3:15, un tempo fino a poco fa impensabile, come impensabile erano comunque i 94 € per effettuarlo. Parlando di soldi, son riuscito a conservare qualche lek per souvenir, con la curiosità di sapere per quanto tempo rimarrà in corso questa moneta prima di essere mangiata dall’euro, visti i passi in avanti notevolissimi compiuti dall’Albania nel giro di pochi anni. 
 

Piazza Skanderberg, Tirana

 

2 note di commento

Il viaggio si è svolto in agosto, periodo in cui le temperature massime toccano i 35°, mentre le minime notturne non creano problemi. Per un € ad agosto 2010 occorrevano indicativamente 70 krune croate (1 kruna =0,1€), ma a Dubrovnik con gli € si paga ovunque e se ne riceve anche il resto, in Albania per un € servivano 135 lek (1lek =0,007€) e pagare in € diventa più difficoltoso, dovendo inoltre fare il cambio a mente per il resto in moneta locale. In Montenegro (in lingua Crna Gora, ovvero Monte Negro) nessun problema di cambi, dall’indipendenza è stato adottato l’euro (non sono nell’euro, ne adottano solamente la moneta) quindi tutto a posto. I bancomat si possono facilmente trovare in tutte le città, in Albania esistono anche vari uffici cambiavalute ed è possibile farlo anche presso gli uffici Western Union. Sufficiente la carta di identità in tutti e tre i paesi, qualche problema incontrato in uscita dall’Albania perché entrando via terra non erano stati riportari a computer i dati, ma è stato possibile uscire senza dover compilare nessun modulo aggiuntivo. I cellulari funzionano ovunque, nel sud dell’Albania (precisamente nel sito di Butrint) si ricevono le compagnie greche, solitamente più economiche. Un’ora di internet in Montenegro costa mediamente 2 € (sulla costa, probabilmente nell’interno le tariffe scendono), in Albania meno della metà. In Montenegro le persone che hanno a che fare col turismo parlano qualcosa di inglese e a volte anche di italiano, in Albania i giovani parlano quasi tutti inglese e non sempre italiano, gli anziani italiano, imparato dalla televisione. Noi ci spostavamo con un pulmino con autista, cambiato al momento dell’ingresso in Albania, dove le strade soprattutto nel sud sono in condizioni pessime, quindi più che del chilometraggio è bene informarsi sui tempi reali di viaggio. L’Albania è a prevalenza di religione musulmana, ma ovunque vendono alcool e non si notano restrizioni di nessun tipo, anche perché il padre della patria, Skanderbeg (Giorgio Castriota) un nome che trovere ovunque inflazionato peggio del rublo alla caduta dell’Unione Sovietica scacciò i turchi dall’Albania, era di origine italiana e coi turchi ci stette per un breve periodo finendo per tradirli (XV secolo).



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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