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Montenegro e Albania - III

Data: 10/06/2016 ALBANIA - MONTENEGRO Categoria: Diari di Viaggio

9° giorno

Colazione casalinga e poi partenza per il monastero di Ardenica, a un’ora di distanza da Durazzo, lasciata la quale le strade peggiorano. Qui la vista cade sovente sui celeberrimi bunker che Enver Hoxha fece edificare in ogni dove, valli, montagne e anche spiagge ne son piene. Il monastero è un angolo di quiete dimenticato dal tempo, all’interno nella parte posteriore si possono ammirare icone di notevole fattezza, dove spicca un rosso intenso di cui più avanti capiremo l’origine. Per arrivare ad Apollonia il percorso è breve, ma la visita che tanto dovrebbe incantare per quanto mi riguarda lascia molto a desiderare. È rimasto poco da ammirare, o meglio tanto è ancora da scavare, è più l’importanza del luogo a scuscitare interesse che il luogo in sé per sé, e il caldo feroce non gioca a suo favore. Le cose più interessanti son vicine all’ingresso, i resti del teatro e le colonne dell’ingresso, poi salendo al punto più alto del complesso si trova un bar, ma la vista non regala nessuna emozione. La zona dei mosaici si trova nella parte opposta, attualmente in lavorazione, mentre il museo e la chiesa sono di epoca molto più recente. Ci fermiamo a Fier per un veloce pranzo al supermercato dov’è possibile trovare di tutto a prezzi irrilevanti, poi facciamo tappa a Valona, Vlöre in lingua locale, che sorge in una baia molto bella. Visitata la moschea Murandi e fatto un giro per le vie limitrofi, troviamo da dormire lungo la baia lasciando la città in un luogo con facile accesso, così accattivante che invece di ritornare in città decido di godermi il tramonto sul mare col sole che si nasconde nelle montagne antistanti della Penisola Karaburun. Relax perfetto, il sole lentamente si accascia su di mare dai colori intensi, e ci si gode il tutto sui lettini gentilmente offerti dall’hotel. Visto l’orario tardo ci fermiamo a cena in hotel, razione enorme ma qualità insufficiente, non vale la pena fermarsi qui. Percorsi 200km.

 

Bunker di cemento disseminati ovunque - Archivio Fotografico Pianeta Gaia


10° giorno
Colazione in hotel, col personale poco puntuale, quindi l’essersi alzati in anticipo poco è servito, partiamo per il passo Lllogaraja (1.027 m), una salita tra tantissimi tornanti e splendida vista sulla baia di Valona. Dal mare si passa in meno di 30’ alla montagna immersa tra gli alberi, per aprirsi al panorama del mar Ionio nella zona meridionale dell’Albania. Fermarsi ad ammirare il panorama è un obbligo, la vista spazia infinita tra i promontori che si immergono al mare come caffè nel latte, le prime isole greche si affacciano nel mare e le spiaggie più prossime son lambite da un’acqua di mille colori. Nelle zone dove ammirare i panorami più incantevoli si trovano venditori di miele ed erbe curative, e si trovano immancabili alcuni bunker che danno una vista d’insieme per forza di cose unica. Scendendo visitiamo Porto Palermo, dove il castello domina una baia nella cui parte a nord si trova un passaggio utilizzato per nascondere sommergibili, risalente ai tempi di Hoxha. Ora la zona è in uso ai soldati statunitensi, assieme alle meravigliose spiagge rimirate dal passo, quindi non accessibili, peccato. Il Castello è però una visita interessante, una bella architettura, utilizzato un po’ da tutte le popolazioni passate da qui, iniziando dagli ottomani, passando per i soldati italiani finendo per quelli di Hoxha, tutti sfruttandolo come prigione. Nella zona ci sono molti camperisti in sosta, il mare è splendido, ma l’accesso non facile, il rientro poi tra infiniti ricci di mare ancora meno. C’è un baretto ma nulla di più. Da lì raggiungiamo Buneci, una spiaggia che si sta attrezzando con bar e ristoranti alla moda, ricavati nel mezzo di bunker dalle dimensioni diverse, usati a seconda del bisogno, come parcheggio, ripostiglio, cucina e cabina per cambiarsi. Finiamo su consiglio dell’autista in un ristorante per un lauto pranzo, serviti da una cameriera che parlava un italiano impeccabile, a suo dire imparato dalla televisione (ma quale, vista la padronanza e la completezza di termini eleganti con cui si esprimeva)? Continuiamo per Saranda, dove ci fermiamo presso un hotel Bahamas, notando che la maggior parte della case nuove è abbattuta. Iniziando a parlare con la gente del posto di questa cosa anche nei giorni successivi impariamo che non esiste un piano regolatore in Albania, si fa richiesta al comune di competenza per costruire una struttura su di un proprio progetto, se viene accettato si paga per i metri quadri richiesti, ma non per l’altezza. Solo che qui tutti poi costruivano molto più in grande, fino a poco più di un anno fa nessuno faceva caso alla cosa, ora il sindaco di Saranda (anche perché il turismo sta diventando una voce rilevante dell’economia locale) ha mandato i controlli e chi non è in regola riceve una multa. Chi non paga (ed evidentemente nessuno paga) riceve le ruspe che gli abbattono il piano d’ingresso, ma poi il comune non può sostenere le spese di rimozione delle macerie, che restano sul terreno a raccontare mille storie di scempi ambientali (inizialmente ci chiedevamo che terremoto avesse recentemente colpito la zona…). In hotel abbiamo l’opzione di scelta tra la piscina ed il mare, scegliamo quest’ultimo, trovandoci lettini regolabili ma onde che sbattono forte su di uno scalino naturale non proprio comodo. Così rimiriamo il solito tramonto con l’isola di Zante in fronte che si raggiunge in 45’, ma il traghetto attracca in un punto più lontano e servono 90’. Ci informiamo per il giorno seguente, ma con gli orari non troviamo una soluzione adatta e rinunciamo alla fuga greca. L’hotel, un grande hotel come se ne trovano nei vari resort in giro per il mondo attorniato da costruzioni abbattute e montagne sbancate per costruire altri hotel, si trova lontano dalla città così restiamo a cena, qualità migliore del giorno precedente ma nulla di memorabile. Poi facciamo chiacchere coi camerieri, uno dei quali si vanta di non poter più tornare in Italia perché durante una lite ne finì accoltellato ed è stato espluso e dichiarato cittadino indesiderato. L’aspetto avvalorava la tesi, ma la professionalità andava sopra a tutto. Percorsi 102 km. 

 

L'anfiteatro di Butrint - Archivio Fotografico Pianeta Gaia


11° giorno
Colazione al buffet dell’hotel e poi partenza per Butrint lungo una strada in costruzione, tutta interrotta così da impiegarci un’ora per 25 km. Da notare che qui costruiscono qualsiasi cosa, case e strade, sbancando regolarmente la montagna, la vedo brutta in futuro alle prime pioggie intense coi fiumi che scorreranno al mare con forza imparabile. Butrint è un sito archeologico la cui costruzione iniziò nel III secolo a.c., ma deve molto del suo splendore ai bizantini e soprattutto ai romani, passando in epoche più recenti agli ottomani (ai quali si deve un piccolo forte posto all’entrata del canale) e ai veneziani. Dico subito che il luogo è splendido, una specie di istmo su cui sorgono costruzioni nascoste nel bosco, il tutto nel mezzo di una tranquillità unica. Il teatro greco che affonda nell’aquitrino è ancora conservato in ottime condizioni, ma tutto il magnifico percorso ovale che pian piano vi condurrà alla sommità è pieno di costruzioni ammirevoli, che la natura ha contribuito ad abbellire (una specie di visita in stile Tikal in Guatemala), per giungere al museo che sorge nel punto più alto del luogo, dominato da una fortezza veneziana. Qui si trova anche un piccolo ma interessante museo che ripercorre la storia di Butrint durante i secoli, si nota che per un lunghissimo periodo si persero le tracce e solo nel 1927 archeologi italiani riportarono alla luce questo posto. Dalla sommità la vista spazia a sud verso la Grecia (se avete il cellulare acceso ve ne accorgerete per il continuo passaggio dalla rete albanese a quella greca), a quella verso ovest dove il canale omonimo sfocia in mare col forte ottomano a presidiare il tutto. Servono minimo 3 ore per visitarlo in maniera adeguata, poi da qui rientriamo verso Saranda. Però a Kxamil in quattro ci facciamo scaricare per sostare in quello che vien considerato il più bel posto di mare dell’Albania. Prima sosta in una taverna dove rifocillarci in grande stile con insalate greche ricchissime e poi via al mare, che qui vede di fronte due isole stracolme di vegetazione. Il luogo è effettivamente molto affascinante, sembra un piccolo angolo di Caribe nel mediterraneo, pieno di vacanzieri (per lo più albanesi) perché le minime spiagge sono attrezzate. Peccato solo che la vista sulla costa sia inframezzata dalle solite abitazioni abbattute. La combinazione ombrellone con due lettini costa per tutto il giorno 500L, poi uno li può mettere dove preferisce, così si può sostare a bordo mare per finire su di una palafitta a godersi un tramonto pacific style. Sebbene la Lonely Planet dica come sia bella l’esperienza di nuotare alle vicine isole in fronte, occorre segnalare che la mancanza di qualsiasi regola relativa alla navigazione degli idrojet costituisca un pericolo notevole: bambini di 12 anni viaggiano come missili ovunque, il venir travolti da uno di questi è un rischio elevato che nessuno qui compie. Dopo esserci goduti questo angolo paradisiaco cerchiamo un bus per Saranda che ci era stato assicurato, imparando che oggi quello designato all’incombenza ha avuto un problema e non è stato sostituito. Grazie alle mille telefonate del proprietario della taverna arriva a prenderci un taxi che col buio pesto ci porta in centro a Saranda dove incontriamo il resto degli amici al ristorante per gustare piatti col pesce padrone della scena. Percorsi 59km. 
 

Un incrocio di Argirocastro - Archivio Fotografico Pianeta Gaia


12° giorno
Colazione al solito buffet dell’hotel e poi prima sosta a un monastero talmento disperso che nemmeno l’autista ne aveva notizia (e per fortuna abbiam trovato chiuso) e in seguito visita a Syri i Kalter, ovverso la sorgente dell’occhio blu, una vera e propria sorgente che si trova nel mezzo di un fiume verde intenso. Si vede lo sgorgare dell’acqua da un pozzo naturale profondo 50 m, il luogo è immerso in un verde d’incanto, ci sono solo qualche bungalow e un ristorantino dove passare il tempo in meditazione gustandosi il solito caffè turco. Prendiamo per Gjirokastra, la città patrimonio dell’Unesco, conosciuta anche come la città dei mille scalini, splendidamente conservata anche perché città natale di Enver Hoxha che quindi ha goduto di grandi benefici durante la seconda parte del XX secolo. Tutta grigia e costruita su più montagne, facciamo la prima tappa la castello per vedere i tanti cannoni, un aereo della Nato abbattuto a suo tempo e anche i soliti bunker che in lontananza dominano la valle. Una tappa d’obbligo è presso la casa Zekate (pagate solo se dite al titolare/portinaio che vi è piaciuta…), abitazione tipica tradizionale, ma il bello del posto è girarsi le viuzze senza grossa importanza di dove si vada. Passate le 12 però preoccupatevi di trovar un posto dove mangiare nel caso siate interessati, perché nonostante i turisti presenti molti chiudono. Io ho trovato un piccolo posto per un kebab, altrimenti dieta. Da Gjirokastra trasferimento a Berat (che nel 1944 è stata la capitale), la strada non sarebbe tantissima, ma è pessima e occorrono 4 ore. Arriviamo che il sole sta già scendendo, trovare da dormire è difficile e c’è posto solo nel “bulgaro” hotel Tomori, e quando abbiam sbrigato le formalità possiamo solo fare un giro delle moschee che sono tutte illuminate, rimirando però la zona di Mangalem, quella famosa per le abitazioni bianche dalle mille finestre, come la città è conosciuta. Anche se siamo al buio, ma la città è ovviamente illuminata strategicamente nei luoghi più interessanti, si nota bene perchè questo sia il posto più importante dell’Albania, turisticamente parlando. Ceniamo nella terrazza all’aperto di un ristorante nel bel mezzo del fascino di Mangalem e con la Kala lassù imperiosa a dominarci. In prima serata il viale centrale, Veli Zaloshnja, è un brulicare di gente, ma già verso le 23 pare il Sahara di prima mattina. Così tanto vale raggiungere la terrazza del nostro hotel per scattare qualche foto in notturna verso Mangalem, che merita particolarmente. Percorsi 180km. 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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