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Lungo la Via degli Zar, di Giusi e Egidio

Data: 25/10/2014 RUSSIA Categoria: Diari di Viaggio

 

L’avevamo pensato lo scorso anno a Parigi:  ci piacerebbe tornare a San Pietroburgo! Un passaggio veloce due anni prima e ne eravamo rimasti affascinati. Quindi, detto fatto, chiediamo aiuto in Agenzia e salta fuori una proposta di crociera sui fiumi!  La prenotiamo al volo ed eccoci in viaggio verso Mosca.

 

L’arrivo a Mosca non è dei più promettenti: all’aeroporto diluvia letteralmente e l’impatto con il traffico moscovita è a dir poco shoccante, però poi l’accoglienza sulla motonave è decisamente simpatica, con l’offerta di pane e sale e poi musica e costumi tipici, tutto veramente carino. Di Mosca ci colpisce subito la famosa Piazza Rossa, così seria, grande, quasi intimidisce tutto quel colore rosso scuro; poi piano piano si scopre la bellezza della Chiesa di S. Basilio, la Torre con l’orologio, e le notevoli decorazioni architettoniche dei palazzi,  i lampioni e le luci che alla sera offrono una visuale molto suggestiva della piazza, facendola diventare più…  morbida e romantica. La città è grandissima ed ovviamente ne vediamo solo alcune zone, come il Cremlino e l’Armeria con i tesori degli Zar, sicuramente interessanti, con le Cattedrali e le numerose Cupole dorate, la Collina dei Passeri che  permette di  spaziare con lo sguardo ed anche la “cittadella universitaria” si staglia con imponenza nel panorama.

 

Visitiamo diverse Chiese e Cattedrali e siti storici dove impariamo a conoscere la storia del popolo russo attraverso i racconti della guida e le spiegazioni sui dipinti e le icone, ma ci rendiamo presto conto che ci vorrebbe decisamente più tempo a disposizione per scoprire le diverse anime di questa città, i musei, i teatri, le vie pedonali, i parchi, ed anche i grandi magazzini… E  non si devono dimenticare le più antiche stazioni della Metro che sono davvero spettacolari!

 

La Basilica di San Basilio

 

Ma si parte, e non vediamo l’ora di scoprire le zone interne di questo immenso paese, e la prima sorpresa per noi (mai visto prima) è l’attraversamento delle chiuse del fiume:  devo dire che ognuno di noi lo vive con sensazioni diverse, dà un senso di angoscia nel ritrovarsi inseriti in una “gola profonda”, alla curiosità tecnica della situazione, comunque tutti sui ponti  armati di macchina fotografica a scattare! Già, se la nostra macchina non fosse caduta a terra e per il momento fuori servizio! Meno male che c’è il nostro amico Aurelio promosso sul campo fotografo ufficiale!

 

È sorprendente e rassicurante allo stesso tempo vedere le rive di questi grandi fiumi con immense aree verdi ricche di vegetazione che non ti aspetti, come le betulle con i loro tronchi bianchi, e si intravvedono piccole case in legno, dacie, solitarie o a piccoli gruppi.  Il colore marrone rossastro dell’acqua è un’altra curiosità, anche se sappiamo che non è inquinata ma sono i materiali dei fondali a renderla così particolare.

 

Intanto conosciamo meglio la vita a bordo, semplice e funzionale, le nostre cabine piccoline ci inducono ad essere estremamente ordinati perché lo spazio è veramente ridotto al minimo vitale. Per fortuna siamo superattrezzati  (shampoo, bagno schiuma, dentifricio e spazzolini, ecc.) perché sulla nave non c’è un piccolo shop per gli sbadati e se dimentichi qualcosa… È anche utile portarsi qualche attaccapanni pieghevole perché la dotazione della cabina è scarsa.

 

Il personale di bordo è molto cordiale ed anche se spiccica poche parole di italiano ci si intende bene ed in ogni caso ci sono i “Giverini” molto disponibili ed efficienti che vengono in aiuto per ogni esigenza, ma non solo! Ci “costringono” a vincere la nostra naturale voglia di non far nulla coinvolgendoci in varie attività pseudoculturalsportive e così ci alziamo all’alba per fare ginnastica sul ponte, torniamo a scuola per imparare la lingua russa, cantiamo (in russo) e balliamo canzoni popolari russe, e ci cimentiamo persino in un’ agguerrita maratona lungo il ponte della nave! Poi ci “ubriachiamo” tutti con la scusa di assaggiare i vari tipi di vodka a disposizione e la sera anziché andare a letto presto ci lasciamo rapire dal violino di Oleg e dalla stupenda voce di sua moglie Anna (per gli uomini...stupenda e basta!).

 

Il cibo è ottimo ed abbondante ed in particolare ci piacciono molto le buonissime zuppe/minestre russe dove ci trovi di tutto, dai pezzetti di carne a diversi tipi di verdure e poi dobbiamo scoprire cos’è quel sapore particolare… E ci abituiamo anche a bere thè o caffè lungo dopo i pasti, perché tutto sommato aiutano la digestione senza essere troppo aggressivi. È bello questo viaggio anche per un altro aspetto, e cioè il clima piacevole che si crea a bordo, disteso e cordiale dove possono nascere rapporti anche amichevoli interessanti tra le persone e quindi gli scambi di opinioni e le idee circolano tranquillamente. Anche noi abbiamo allargato la nostra compagnia ad altre coppie di turisti con i quali ci siamo trovati particolarmente in sintonia.

 

La motonave Rachmaninov

 

Intanto si susseguono i villaggi e le località che visitiamo proseguendo la navigazione, sempre assistiti dal bel tempo. Si intuisce la vita modesta delle famiglie che vivono principalmente di turismo, salvo che nei pochi centri maggiori, come ad esempio Jaroslavl, dove ci sono anche industrie tessili e meccaniche. L’artigianato offre la maggiore possibilità di guadagno, ma, come abbiamo imparato a bordo nave, bisogna distinguere fra prodotti  “di serie A” da altri minori. Ci lascia un tenero ricordo una signora anziana che vendeva i pochi fiori del suo giardino ai turisti delle navi, evidentemente povera, ma molto dignitosa; così come le bancarelle di frutti di bosco, o i venditori di aringhe affumicate.

 

Ascoltiamo a bordo i racconti sulla storia russa che Simona ci fa apprezzare con la sua esposizione  chiara e colorita da aneddoti e informazioni molto interessanti, tant’è che le viene chiesto un fuori programma, per una ulteriore “lezione” sui tempi moderni. Grazie a lei ed anche alle guide locali che ci accompagnano facciamo una vera e propria full immersion nella vita degli Zar, da cui nascono spunti di riflessione e confronto con le altre grandi Corti europee.

 

La Cattedrale di Yaroslavl

 

La nostra macchina fotografica si rifiuta sempre di funzionare e Aurelio… smarrisce la sua! SOS a bordo! Tam tam ai naviganti! Chi trova una vecchia macchina fotografica dimenticata dal suo proprietario nel bar Sinfonia per favore gliela riporti! È vero, lui non doveva abbandonarla per lanciarsi in un rock scatenato, ma come si fa a resistere alla voce e alla musica di Anna e Oleg? E così impariamo a fotografare con i nostri cellulari che ovviamente funzionano benissimo! Poi qualche anima buona fa ricomparire la macchina di Aurelio e siamo tutti contenti! Siamo rimasti piacevolmente colpiti dalle esibizioni di alcuni gruppi di cantori russi (tutti uomini) che hanno eseguito per noi, in diverse località, brani della tradizione popolare: voci armoniose e possenti che ti catapultano indietro nel tempo e ti fanno immaginare la steppa, la neve e il gelo e i soldati che cantano per farsi coraggio e ricordare il focolare delle loro case. Era un film? Può darsi, però l’atmosfera creata, suggestiva e malinconica, era autentica.

 

Le chiuse continuano ad arrivare puntuali, alcune decorate in modo originale, ad esempio con la riproduzione fedele di due delle caravelle di Colombo, la Nina e la Santa Maria. Peccato sia tarda sera e non si vedano benissimo. Attraversando il lago artificiale Rybinsk abbiamo anche visto la statua della Matushka a protezione delle acque. A Mandroga facciamo una bella passeggiata a piedi  nel villaggio dei souvenir dove ci sono anche le isbe russe e poi un simpatico pic-nic collettivo, allietati dalla musica tradizionale russa, con i virtuosismi della balalayka e della fisarmonica, così trascinante che alla fine siamo tutti in piedi a cantare e ballare insieme ai tre ragazzi del complessino russo. Ma rimane il panorama delle distese d’acqua ad attirarci sempre, con le rive verdi che a volte si fanno così lontane da darci la sensazione del mare, e i colori caldi dei tramonti, veramente stupendi. O con le immagini di originali campanili che emergono dal fondale o della Cattedrale tutta in legno che grazie alla maestria dei suoi costruttori non ha neppure un solo chiodo!

 

Un'isba a Mandroga

 

È nell’immenso lago Ladoga che la nave beccheggia un po’ a causa di un venticello rompiscatole che fa increspare di spuma bianca le onde.  Ci dicono che sia normale da queste parti per la vicinanza con il golfo finlandese.  Comunque lo spettacolo è bellissimo.  Stiamo per arrivare a San Pietroburgo e cominciamo già con i saluti: prima una serata speciale con spettacolo dei crocieristi volenterosi che animati da spirito vacanziero si esibiscono in canti, danze, scioglilingua (quasi tutto in russo, ovviamente), e poi cena dell’Arrivederci del Comandante. Possiamo ricominciare tutto d’accapo?

 

La raffinata eleganza di San Pietroburgo

 

Ed eccoci all’ultimo approdo:  San Pietroburgo al nostro arrivo è illuminata da un bel sole caldo che poco dopo sparisce e si alza un vento freddo nordico che ci ricorda i fiordi norvegesi!  E noi, un po’ tremolanti, iniziamo il nostro tour della città. Anche qui, come già per Mosca, sappiamo che per vedere tutto il bello che offre questa metropoli bisognerebbe fermarsi molto più a lungo, ma ci accontentiamo di questo secondo assaggino per noi e rivediamo con piacere la Fortezza di Pietro e Paolo, il palazzo d’inverno Ermitage che già da solo meriterebbe un altro viaggio di parecchi giorni per ammirarne le opere, e poi, tralasciando il palazzo Pushkin che avevamo già visto, con la magnifica sala d’ambra, andiamo a visitare il palazzo di  Peterhof dove invece si fanno certamente ammirare i giardini e le numerose fontane che completano in modo veramente eccellente questa residenza estiva degli Zar.

 

È ricomparso un bel sole caldo ed è un peccato non avere un cestino con la merenda e un plaid per spaparanzarsi all’ombra in un prato… Sarà suggestione, ma a San Pietroburgo ci sembra di respirare un’aria più europea, fresca:  i colori e la luce che si riflettono sulla Neva ne fanno una città unica, bellissima e giovane allo stesso tempo. Siamo a nostro agio sulla Nevskij Prospekt a prendere un caffè in un elegante bar-libreria (dedicato a Pushkin?), o semplicemente a camminare per strada guardando i palazzi  e poi sulla Neva in barca per un’escursione che offre una visuale particolare della città attraverso i vari canali che la percorrono. Ognuno di noi ha “scelto” una casa dove abitare sentendosi così un po’ Paperone, visti i prezzi degli appartamenti!

 

È ormai ora di ritornare a casa e stavolta i saluti sono davvero gli ultimi. Armi e bagagli e siamo a Torino e, come succede spesso al ritorno da un viaggio, guardiamo la nostra bella città con occhi diversi, da turisti! Siamo molto contenti di questa crociera: ci aspettavamo sì un Paese grande, ma la vastità del territorio e le distese d’acqua che lo attraversano sono state davvero una bella scoperta per noi. E, senza voler entrare in discorsi più politici, è chiaro che la situazione economica e culturale è oggi assai variegata ed in continuo mutamento. Le notevoli differenze di vita che si osservano tra i villaggi e le grandi città sono evidenti e così come succede un po’ in tutto il mondo, i giovani lasciano le campagne per migliorare il loro futuro andando a cercare lavoro e maggior fortuna nelle grandi città, ma non dimenticano le loro tradizioni e appena possono trascorrono week-end e vacanze nelle piccole dacie sui fiumi e i  laghi della grande terra russa.

 

di Giusi & Egidio Garzotto con gli amici Anna & Aurelio DeMarchi, viaggio dal 02 al 12 luglio 2014

 



 

Pianeta Gaia - Viaggiatori per Passione

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