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Il Nord Ovest Argentino - IV

Data: 20/09/2012 ARGENTINA Categoria: Diari di Viaggio

 

19° giorno 

Col colectivo raggiungiamo Ponte Negro, luogo ultimo dove arrivano i mezzi pubblici per las Lagunas de Yala. Sul chilometraggio da farsi a piedi in molti son stati vaghi, indicativamente sono sui 6 km, tutti rigorosamente in costante salita, ma si è sui 2000 m massimo, quindi non preoccupatevi dell’altura. La prima laguna, Desaguadero, è privata quindi non c’è accesso. Dopo 5’ si raggiunge la più grande, la Rodeo. Ci sarebbe anche un luogo di ristoro, ma al momento della nostra escursione era chiuso. Da qui si potrebbe intraprendere un trekking che oltrepassa la zona, ma comporta l’ascesa ad una montagna di 3700 m ed in seguito ad una di 5300 m. Decidiamo di continuare verso la terza laguna, Comedora. Prima di arrivare, si apre sulla sinistra un ottimo luogo di visione sia su questa che sulla prima. Da qui, con un percorso di 18 km si potrebbe raggiungere il posto termale di Reyas, ma propendiamo per evitare il percorso a piedi e poi non si trova nessuno che continui con un auto o furgone. Cominciamo così la discesa ed una coppia argentina ci fa accomodare sul cassone della camioneta. Risparmiamo vari km, anche perché a metà pomeriggio i bus non arrivano fino a Ponte Negro ma si fermano qualche km prima al ponte sul fiume, dove al nostro arrivo c’è molta gente che fa pic-nic, pesca o tenta di acclimatarsi con un’acqua decisamente fredda. Dalla RN9 col colectivo raggiungiamo Reyas e poi arriviamo a las Termas de Reyas. In realtà la strada è poca, ma il bus è di quelli che arrancano faticosamente e si ferma ogni volta che qualcuno si affaccia sulla strada. Per l’ingresso alla piscina delle terme si pagano 5p, c’è un luogo per cambiarsi e lavarsi ed anche un bar che però serve solo da bere. L’acqua della piscina supera i 40°, nuotare è praticamente impossibile, ma dopo le fatiche della mattina è per noi un toccasana ottimo. Il centro termale vero e proprio si trova poco sopra la piscina, all’interno di un hotel, ma l’accesso è riservato solo agli ospiti dell’hotel. Col colectivo rientriamo a Jujuy dove ceniamo al Rest. Tio Aquiles, el Rey de la Napolitana, che è una cottoletta alla milanese con sopra formaggio, prosciutto cotto e 2 uova. Se ci mettete che di cottolette nel piatto ne trovo 4, immaginate quanto mi ci vuole a digerire il mattone. Poi rientriamo in ostello dove c’è sempre un gran viavai di gente e tirar tardi è facilissimo.

 

20° giorno

Destinazione P.N. Calilegua, destinazione poco considerata visto che abbiamo atteso 2 giorni ma a noi non si è aggiunto nessuno così il tour di Pasajes del Noroeste ci costicchia. La guida è un giovane di Jujuy che conosce vita morte e miracoli della zona, ci riempe di dettagli su tutto, e quando gli iniziamo a chiedere della situazione politica si infervora e non smette più di parlare. Prima del parco passiamo da Lib. Gral. San Martin (in Argentina, fuori dalle grandi città molti paesi si chiamano coi nomi degli eroi della liberazione) facendo un giro per barrio Ledesma. Il nome è quello della famiglia proprietaria dello zuccherificio più grande della zona che ha dato vita ad una città autonoma nella città. I titolari vivono in una magione sontuosa chiamata La Rosita, dal nome della sede del presidente argentino. Davanti non ci si può fermare e tantomeno la si può fotografare, c’è la vigilanza che controlla sempre. Ora producono altre cose, fra cui cellulosa (con gli scarti della canna da zucchero), frutta e formaggi e sono una vera e propria potenza della zona. Ovviamente approffitarono alla grande del periodo della dittatura, in cambio di servigi al regime (sottoforma di utilizzo dei suoi numerosi furgoni per trasportare i nemici in luoghi di detenzione) ottennero in cambio concessioni terriere che permisero di espandere la coltivazione di canna da zucchero e di differenziare le loro produzioni. Ci fermiamo per comprarci qualcosa da mangiare (paga la guida, è compreso nel tour) e notiamo che scendendo ai 500 m di qui la temperatura si fa tropicale, caldo, caldo ed ancora caldo ed una grande umidità. Siamo in linea d’aria a meno di 200 km da Tolar Grande ma pare di essere dall’altro capo del mondo. Entriamo al parco e facciamo qualche escursione all’interno della sua fitta boscaglia, procuratevi dosi industriali di repellente che comunque potrà prevenire qualcosa ma non tutti gli insetti che incontrerete. Un sentiero che conduce prima ad una nascosta laguna poi al fiume vi porterà ad avvistare numerose impronte di animali. All’ingresso del parco vi daranno tra i vari opuscoli anche quello per decifrare queste impronte. Di animali va detto che il parco ne sarebbe pieno, ma noi non scorgiamo praticamente nulla, in effetti viene specificato che la fauna è prevalentemente notturna. Dal primo punto di accesso, percorriamo poi un lungo giro in auto per arrivare a quota 1100 m, dove si riesce a vivere rispetto alla situazione insetti. Da qui le viste si fanno più interessanti, con montagne totalmente coperte di ogni tipo di vegetazione, vegetazione che accomuna questa striscia di terra con tutto il Sud America. Questa situazione si ripropone identica dal Venezuela a qui, ovviamente le nuvole fanno un tutt’uno con le cime del parco e l’umidità è scontata. Visitamo nei paraggi una casa del mango, luogo dove una famiglia si è specializzata nella lavorazione di tale frutto, ottenendone prodotti di tutti i tipi, poi riusciamo a vedere un albero del pane, di cui molto ho sentito parlare ma non ne avevo mai incontrato uno prima. Alcuni frutti sembrano grandi come cocomeri, ma devono essere di peso limitato visto che pendono tranquilli dai rami dell’albero. Ci viene garantito che il sapore del frutto ricorda l’ananas. Rientriamo seguendo un percorso che ci porta ad una terrazza panoramica su Jujuy, poi raggiungiamo il solito ostello dove per la serata è previsto un nuovo asado. Nel piatto c’è talmente tanta carne che non riusciamo a terminarla tutta. Per quanto riguarda il bere basta dire di portare qualcosa che i ragazzi eseguono. La compagnia è fantastica ed ovviamente si finisce per andare a dormire a orari non propriamente in sintonia con quelli programmati per la mattina successiva. Vista la presenza, oltre alla nostra, di un veterinario spagnolo, anzi navarro, le solite numerossime ragazze di qui ci chiedono info sulle attuali situazioni europee in generale, ma è quasi triste accorgersi che loro spesso ne sanno più di noi.

 

La Laguna Rodeo

 

21° giorno

Siamo a Jujuy da 3 giorni ma non l’abbiamo mai vista. Così iniziamo ad esplorare il centro cittadino che sulle prime non sembra gran cosa. In piazza visitiamo il Museo della Polizia coi manichini dei poliziotti che fanno veramente ridere. Fa impressione notare le foto dei vari capi della polizia che si sono succeduti, provate a verificare quelli dal ‘76 all’83 per curiosità…. A fianco c’è la Catedral e mentre siamo lì, incontriamo un gruppo cileno ed uno argentino che provano un gemellaggio (i rapporti tra le 2 popolazioni sono ancora molto freddi), poi raggiungiamo la Casa del Gobernator. È accessibile la Sala de las Banderas, dove una custode vi ragguaglierà sulla storia argentina e su come si è arrivati alla prima bandiera e di conseguenza a quella attuale e a quelle delle varie provincie. Quando ci parla della prima bandiera ufficiale argentina, le rammentiamo che anni prima a Sucre (Bolivia) ci avevano parlato della stessa bandiera a colori invertiti e là conversata. In effetti ci giustifica la cosa con un dettato del Gral. Belgrano in merito alle disposizione non definitiva dei colori ed alla doppia presenza di una “fantomatica” prima bandiera per salvarsi la sua spiegazione. Il balcone che dà sulla piazza ha fatto la storia, essendo quello da cui Evita Peron pronunciò uno dei suoi più famosi e caldi discorsi, quello del detto “Tornerò e sarò milioni”. Ci imbattiamo anche nei preparativi della festa del sindacato CTA, dedicata a Che Guevara e a Tupac Amaru, coi colori biancocelste argentini ovunque. Da lì oltrepassando uno dei vari ponti si raggiunge il Mercado del Sur. Si tratta di infinite bancarelle o negozietti nella zona prospicente l’orribile Terminal de Omnibus. Ci trovate di tutto, dai cappelli da gauchos alla Gϋemes agli strumenti musicali, dall’abbigliamento intimo alla maglia di Manu Ginobili (e qui dire che si è di Bologna dove Ginobili vinse tutto è un vantaggio!) coi colori della nazionale argentina. La visita merita, poi essendo per me l’ultima vera visita ne approfitto per fare un po’ di compere. Rientrati in ostello a prendere gli zaini iniziamo un lungo e triste giro di saluti. Nel pomeriggio un bus ci porta verso un distributore di benzina nei dintorni di Gral. Gϋemes da dove un altro bus mi porterà a Mendoza. Marco scende invece a Tucuman, per lui l’avventura continua in direzione nord-est, Chaco-Formosa-Corrientes-Misiones poi Brasile.

 

22° giorno

Arrivo a Mendoza dopo 19 ore e mezza, puntualissimo e di prima mattina. Ho 3 ore di attesa e ne approfitto per girare la città. La particolarità è quella di avere le piazze posizionate a forma del numero 5 del dado. Però di prima mattina pare di aggirarsi in un luogo deserto. Girando le varie piazza mi imbatto in un monumento in omaggio agli spagnoli, cosa assai singolare in questi luoghi. Ci sarebbe una terrazza che fa da mirador, ma al momento è in ristrutturazione così non ci si può accedere, si trova sopra all’ufficio turistico. Con un bus parto per Santiago. Il percorso per il confine sale dolce ma costante, ed ad un certo punto si apre una finestra naturale da dove si ammira la vetta dell’Aconcagua, la montagna più alta di tutte le Americhe, 6962 m. Si arriva al confine e lì inizia un’interminabile attesa. Tutti vengono fermati, fatte le velocissime registrazioni (a fianco c’è un ufficio di cambio valuta) bisogna far passare i bagagli di tutti ai raggi x ed essendoci molti bus (oltre a macchine e moto, camion no perché vanno ad un altro accesso) la cosa porta via 3 ore. Bisogna anche mettersi in fila stile riconoscimento all’americana col foglietto di ingresso in mano, poi i controlli sono praticamente inesistenti visto che tutti i foglietti dei passeggeri del bus vengono dati assieme al doganiere che ovviamente non distingue più nessuno. Il Paso de Libertadores è a 3200 m, poi inizia una discesa che a vedersi mette i brividi, ed in effetti più di una persona guardando il folle vuoto dal finestrino si sente male. Alle 20:30 di sera sono al terminal Alameda di Santiago, ero partito da Jujuy giusto 30 ore prima. La temperatura è ottima, non c’è nemmeno quell’umidità che invece a Buenos Aires appesantisce l’aria. Con la metro vado a cercare da dormire presso un enorme ostello nel Barrio Brasil, una zona appena fuori dal centro ma molto comoda per tutti i collegamenti. Purtroppo il mio ristorante di fiducia (in 750 giorni è la terza volta che passo di qua), Las Vacas Gordas è chiuso così salta la tanto attesa parillada. In zona non c’è nulla di aperto, evidentemente la domenica sera non è giornata da ristorante, così finisco nei pressi del Hostal da La Pica de los Cuňados che è un’empanaderias da asporto. Ci sarebbe una scelta di oltre 20 tipi di empanadas ma quando arrivo ne rimangono giusto 3 tipi… La cameriera, giovane e carinissima, si scusa mille volte e decide di farmi anche uno sconto visto che non ho potuto ordinare quello che preferivo.

 

La Moneda, Santiago del Cile

 

23° giorno

Ho già visto Santiago, ma un salto in bus alla Moneda è doveroso, giusto per vedere il luogo dov’è insediata la prima donna eletta dal voto popolare di tutto il Sud America, ovvero Michel Bachelet. Poi rientro verso el Hostal passando dalla zona bohemien di Concha y Toro, luogo pittoresco e particolare. Sono giusto 3 viuzze ed una piazzetta ma sembra difficile collocarlo in una città sudamericana. Mi riprendo lo zaino e raggiungo Plaza de Los Heroes, da dove partono i bus Centropuerto per l’aereoporto. Questa è la maniera più economica per raggiungere l’aereoporto, altrimenti ci sono i bus della Turbus o i taxi. Al duty dell’aereoporto ci sono ottime offerte sui vini cileni, ma col regolamento ora in funzione nella comunità europea, negli USA ed in UK, lo si può portare a proprio rischio e pericolo. È possibile entrare col vino, ma se bisogna prendere una coincidenza ben difficilmente ve lo faranno passare. In pratica sarei potuto arrivare senza problemi a Madrid, ma da Madrid non avrei più potuto portarlo. Mi ha preso in giro anche la cassiera del duty per queste regole, visto che il terminal degli arrivi di Madrid fa parte dell’aereoporto come quello delle partenze, ma….(intanto poi nel parcheggio del medesimo aereoporto una bomba dell’Eta si era spazzata via 2 vite umane e tonnellate di cemento armato, mentre il mio vino sigillato poteva essere pericoloso!!!)

 

24° giorno

Il ritardo in partenza da Santiago viene mantenuto anche all’arrivo a Madrid, così devo fare una gran corsa per passare dal nuovo terminal T4S (quello degli intercontinentali) al T4 dei voli continentali, controlli velocissimi compresi. Arrivo a Bologna (non si mangia a bordo, o volendo qualche panino pagandolo come 2 bife de chorizo a Salta!) con 20’ di ritardo a causa della congestione dell’aereoporto di Madrid (Barrajas era grande prima della costruzione dei 2 terminal nuovi, ora è gigantesco), e dopo lunga e sfiduciosa attesa arriva anche lo zaino. Visto il poco tempo a disposizione immaginavo che gli inservienti di Madrid avrebbero faticato a far arrivare lo zaino, invece gli spagnoli continuano a stupire. La Spagna sta facendo passi da gigante in tutti i campi, anche l’efficienza aereoportuale lo conferma. A Bologna ci sono 8° quindi non incontro nemmeno uno sbalzo termico pazzesco, se non fosse che c’è una nebbiolina mista a pioggia schifosa e che alla 17 è già buio…….

 

2 note di commento

Il viaggio si è svolto all’inizio dell’estate australe, tra dicembre 2006 e gennaio 2007, quindi giornate lunghe gran caldo ma anche possibilità di piogge, che in alta quota possono facilmente trasformarsi in nevicate. In Argentina la moneta corrente è il peso, un euro equivale circa a 4 pesos, in Cile vige il peso (ovviamente cileno) ed un euro equivale a circa 680 pesos. E’ sempre possibile prelevare con Cirrus/Maestro/Visa e quasi ovunque (ed esclusione dei mercati) è possibile pagare con carta di credito senza tasse aggiuntive. Per gli spostamenti in bus c’è possibilità di scelta tra le infinite compagnie, qualsiasi spostamento su larga scale è coperto. Sembra strano ma un Rio Gallego-Jujuy (4000 km) lo trovate sempre, mentre per spostamenti tra piccoli puebliti diventa più complesso e bisogna appoggiarsi ai remis (una sorta di taxi) oppure andare con agenzie di viaggi che vi personalizzeranno i vostri itinerari (ma questo comporta spese molto più elevate). Non cercate il “realismo magico” in Argentina, al massimo nei luoghi più remoti delle Ande, assieme al Cile questo è lo stato più avanzato di tutto il continente e forse anche per via delle discendenze europee di quasi tutti i suoi abitanti pare più uno stato europeo che sudamericano. La gente ha però ancora quel gusto di fermarsi a parlare di tutto che da noi è andato perduto. Fate però attenzione a parlare della famigerata Guerra Suzia con persone che abbiano più di 40 anni perché possono portarne ancora ferite aperte e grosse contraddizioni al loro interno perchè potrebbero aver sostenuto il golpe o servito l’esercito in quel periodo (quando fu cacciata Isabelita Peron i militari furono sostenuti dalla popolazione civile, non si verificò qui la situazione cilena), mentre i giovani universitari saranno contentissimi di parlarvi di quei fatti che vengono studiati nei loro programmi scolastici. Ad occhio, o parlando con la gente, il ricordo del crack di fine 2001-inizio 2002 è solo un ricordo od un monito per i futuri governi. Nel 2007 in Argentina ci saranno le elezioni, in tanti amano parlare di politica quindi lanciatevi pure in commenti e battute. Abbiamo notato che quelle sul ritorno di Menem sono solitamente molto amate soprattutto dai giovani. La classica è: ma perché vuole tornare Menem, ha già venduto tutto, cos’altro è rimasto da vendere?

 

I diari di viaggio di Luca sono pubblicati anche su: http//www.catchweb.net

 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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