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Il Nord Ovest Argentino - II

Data: 16/08/2012 ARGENTINA Categoria: Diari di Viaggio

 

7° giorno 

Visto che a causa delle condizioni atmosferiche non è ancora possibile fare il volo in parapente  decidiamo di lasciare la vivissima Cordoba, ma raggiungere il P.N. Las Quijadas pare complesso. Troviamo così uno spostamento per Villa Dolores con lo stesso autista del giorno precedente. Nella cittadina, incastonata tra la Sierra Centrale e le Ande, fa un caldo indescrivibile e visto che c’è ben poco da vedere decidiamo, come molti, di passare il tempo al bar del terminal dopo aver dibattuto col maletero della nuova situazione cilena. Lui è un cileno espatriato dopo il colpo di stato del 1973 ed ora, morto Pinochet, pensa di rientrare almeno in vacanza in quello che fu il suo paese. Da qui con un bus Tuc arriviamo a San Luis, quando arriviamo è sera e ci fermiamo nel primo posto che incontriamo per cercare di organizzarci per il giorno seguente. Purtroppo è già tutto chiuso, non ci rimane che andare a mangiare presso il Rest. Los Robles.

 

8° giorno

Ci dirigiamo allo sbaraglio verso il terminal sperando di incontrare qualcosa che ci possa portare al P.N. Las Quijadas. Purtroppo un servizio regoalre di bus non c’è, si potrebbe fare un biglietto fino a San Juan e farci scaricare lungo la strada ,ma poi ci dicono che non è detto che un bus ci carichi. A quel punto decidiamo di raggiungere direttamente San Juan (conosciuta anche come La Porta dell’Inferno…) col bus 20 de Julio (4:30h). Col taxi ci facciamo portare al Hostal Zonda. Il Zonda è un vento invernale che improvvisamente porta calore anche quando il tempo sembra volgere al brutto. Non c’è bisogno di questo ora, fa un caldo disperato, si sopravvive solo perché tutte le strade sono costeggiate da enormi platani così il sole non ci buca la pelle. La città, essendo vigilia di Natale, è addormentata, l’ufficio turistico è aperto ma non dà che qualche info, mentre per i viaggi ai parchi non si riesce ad organizzare nulla. Ci giriamo così in lungo e largo la città, che fu il luogo nativo di Sarmiento, il terzo presidente argentino che diede un forte segnale di evoluzione culturale alla popolazione. C’è anche la sua casa-museo ma oggi ovviamente non è visitabile. Per cena è tutto chiuso, riusciamo a farci prendere dal più grande ed elegante ristorante della città che ha organizzato un cenone di gran classe all’interno del cortile dove fanno bella mostra di sé le parillas. Menù fisso, ma stile tenedor libre sia come cibo che come bere. Il Remolachas costa, per qui è tanto ma per un cenone di Natale dove ti servono di tutto e soprattutto del bife de lomo fino a quando praticamente devi litigare per evitare di fartene portare ancora non è veramente nulla. Dobbiamo fortemente ringraziare il capocameriere che vedendoci vagare semidisperati ci ha ugualmente fatti entrare nonostante l’abbigliamente disgustosto che sfoggiavamo visto il tono della serata (costante dei miei viaggi, come penso accada a tutti i viaggiatori).

 

Il Fungo, simbolo del P.N. Ischigualasto

Il Fungo, simbolo del P.N. Ischigualasto

 

9° giorno

La mattina di Natale ci siamo solo noi in giro ed una famiglia francese, poi nel primo pomeriggio col bus Vallecito raggiungiamo San Augustin del Valle Fertil. Lo scenario cambia, deserto ma molto bello con passaggio da Difunta Correa. Qui,in pieno deserto, leggenda narra che una madre col suo piccolo si persero e dopo tre giorni di agonia la madre morì. Il piccolo continuò miracolosamente a succhiare il latte dalla madre e dopo svariati giorni (quanti? A seconda di quanto vi piace la leggenda…) fu ritrovato vivo. I pellegrini iniziarono a venire a portar doni alla Difunta Correa ed ora sorge un santuario attorniato da mercato, bancarelle, comedores… Arriviamo a S. Augustin e siamo assaliti da agenzie di viaggi e gente degli Hostales. Andiamo a dormire presso Doňa Zoila ed organizziamo l’escursione al P.N. Ischigualasto (conosciuto anche come Valle della Luna) per il giorno seguente. Ci giriamo il pueblito fino al dique (si può fare il bagno) alla fine del paese verso le prime colline, da dove c’è anche una grande vista della zona, poi cerchiamo un posto per mangiare dove sembra tutto chiuso. Di aperto c’è solo Servi Compra, un posto che fa un po’ da tutto, comunque serve da mangiare molto bene. Rientrando in centro ci imbattiamo in una rappresentazione natalizia dei bambini del luogo. Quello che più colpisce è il fatto che molte delle persone arrivate ad assistere allo spettacolo siano giunte a cavallo. Presso el Hostal c’è l’uso della cucina, chi vuole può farsi da mangiare comprando qualcosa in un negozio che da sulla piazza centrale aperto 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno!

 

10° giorno

Sveglia molto presto e con una vecchia Fiat Uno ci facciamo circa 1:30h di viaggio per raggiungere il parco. Visto che siamo subito dopo Natale, le persone del parco non sono ancora tutte presenti e dobbiamo attendere un po’. Ci imbattiamo in un gruppo di 10 camper tedeschi, in ognuno c’è una coppia di pensionati che sta facendo il giro delle Americhe in 6 mesi di tempo. Assieme a questo torpedone entriamo al parco (ci si può andare con qualsiasi mezzo, ma ogni gruppo deve essere accompagnato da un guardaparco. Se si arriva a piedi, il guardaparco vedrà di sistemarvi su di un mezzo non pieno) e ci fermiamo nelle soste fissate nel percorso. Già di mattina fa un caldo assurdo e la luce è accecante anche con lenti scure. Portatevi protezioni solari e molta acqua, nonostante i percorsi a piedi siano corti c’è da cuocersi. Fra le varie soste c’è quella al Verme (dove si possono vedere fossili) e quella alla Valle della Luna (che dà il nome al parco). I percorsi sono limitati, un po’ di più si può camminare per dirigersi alla Cancha de Boches, formato da palle di roccia perfettamente rotonde. Questo è il frutto di milioni e milioni di anni di commistioni fra polvere, acqua e vento. Nel percorso c’è la possibilità di vedere alcune grandi formazioni rappresentanti poltrone, tartarughe ed una simile alla sfinge egizia. Altra sosta al Sottomarino, una sorta di 3 periscopi giganti che emergono incredibili al di sopra di una grande roccia. Ovviamente il lavoro del vento è riconoscibilissimo, ma anche nel posto successico si resta ad occhi aperti. Il grande Fungo su sfondo della montagna rossa regala visioni favolose, non a caso queste ultime 2 viste sono il logo di tutta la zona. Rientriamo al centro visitatori proprio quando giungono gli studenti che gestiscono il museo. Ci è così possibile vedere una delle cose per cui il parco è famoso a livello mondiale, i dinosauri. Qui è stato trovato quello che al momento è il più vecchio esemplare mai incontrato, l’Eoraptor Lunensis che data 228 milioni di anni. Assieme a lui ci sono i resti fossili molto ben conservati del Herrerasauros, esemplare carnivoro da cui si dice discendano tutti gli attuali uccelli. Non pensate ad animali di dimensioni enormi, ci sono anche quei dinosauri, ma non sono di questo periodo. È una visione sognata sin da bambino quando sui libri vedevo queste figure e fantasticavo di loro. L’escursione al Cerro Morado al momento non è fattibile perché devono essere risistemati alcuni tratti. Per quella è comunque consigliata una gita serale, per i colori e per il fatto che nel pomeriggio ci si cuocerebbe. Rientriamo a S.Augustin sempre con la Uno, che essendo sprovvista di aria condizionata pare ora un vero e proprio forno, poi sempre con Vallecido raggiungiamo di nuovo San Juan. Attesa in autostazione, dove ceniamo presso il Rest. Dardo’s e poi con Andesmar partiamo per Tucuman per un viaggio notturno.

 

La formazione rocciosa detta Il Sottomarino, P.N. di Ischigualasto

La formazione rocciosa detta Il Sottomarino, P.N. di Ischigualasto

 

11° giorno

L’arrivo è puntuale nel grande terminal di Tucuman, a questo punto dobbiamo trovare un passaggio per Cafayate, piccolo centro andino che si dice attorniato da splendide montagne e quebrade. C’è solo Aconquija che ci va (6:30h) e prima della partenza possiamo comodamente farci una pizza nel ristorante del terminal, il Bar de las Rosas. Verso Cafayate partono ben 4 bus della medesima compagnia, ma piano piano si svuotano ed a Santa Maria ne continua solo uno. Ovviamente nessuno vi informerà, quindi state in occhio. Si passa da Amaiche del Valle, dove un cartello vi dirà che il sole splende sul pueblito 360 giorni all’anno. Fa strano constatare che noi siamo di passaggio in uno dei rimanenti 5. All’arrivo a Cafayate quelli del Hostal El Balcon si fanno trovare al terminal e ci portano gratuitamente a vedere se il posto è di nostro gradimento. Ci rifilano una favolosa camera da 4 con bagno facendocela pagare normale, in più ci regalano per la mattina successiva il giro alle cantine della zona. Dopo oltre 24 ore di viaggio (comprese le attese dei vari bus) ci troviamo finalmente in un luogo tipicamente andino, l’Argentina moderna qui pare finita ed anche le genti hanno lineamenti andini, simili in tutto e per tutto ai boliviani o ai peruviani. Decidiamo di regalarci una cena alla grande a base di capretto da El Patio con compresa peňa locale.

 

12° giorno

Sveglia comoda e poi si va a visitare alcune cantine locali. Qui il vino è diventato una fonte di guadagno fondamentale, si produce per l’interno ma ora molto anche per l’esportazione. Qui un imprenditore francese si è comprato una cantina spendendo una follia solo per poter produrre il vino alla quota più alta del mondo. La prima cantina visitata è Vasija Secreta, che presenta anche uno storico museo. Fa molta quantità, tra l’altro anche un fiaschetto da 4 litri che da queste parti viene molto usato. Le specialità di qui sono tra i bianchi il Torrontes e fra i neri Cabernet, Shiraz, Merlot ed altri (scusate ma io non bevo vino…). Alla fine c’è sempre un giro di assaggi, ma Marco mi fa notare che il Torrontes è valido, mentre per i neri viene offerta una bottiglia da cantinone. Secondo stop presso una produzione di formaggio, la Cabras de Cafayate. La produzione è esclusivamente di formaggio di capra, ne assaggiamo 2 tipi, uno non male l’altro assolutamente insapore. Poi si torna sui vini con fermata da Domingo Hnos., casa maggiormente dedicata alla qualità che però è decisamente più giovane della precedente e non presenta nessun museo da visitare. Ci presentano bottiglie prestigiose e premiate, ma gli assaggi sono di prodotti molto più comuni, anche se si possono assaggiare formaggi prodotti negli allevamenti degli stessi proprietari. Nel pomeriggio l’ostello organizza una spedizione alla Quebrada de Cafayate, lungo la strada per Salta (5:30h). Escursione assolutamente consigliata visto che non ci sono mezzi pubblici per andarci e perché la guida conosce molto bene i luoghi. Questo è fondamentale, visto che non è così semplice trovare gli anfratti migliori. Si fanno molteplici soste, i colori sono fenomenali e le formazioni rocciose incredibili. Presso El Castillo occorre guadare il fiume in compagnia delle capre (non chiedetevi cosa state pestando…), poi ci saranno ulteriori soste presso El Obelisco, El Anfiteatro, La Garganta del Diablo, ecc. Una guida pratica vi porterà in posti favolosi, lungo percorsi onestamente indimenticabili, pieni di colori che non si possono credere appartenere alla stessa montagna. Rientrati ci fermiamo a mangiare nella piazza centrale presso El Rincon del Amigo. Si mangia tranquillamente seduti in piazza senza che nessuno passi a disturbare la cena con macchine inquinanti. Qui i ritmi sono già quelli di alta montagna, dimenticate stress, impegni e mentalità occidentale.

 

continua...

 

 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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