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Argentina e Cile - IV

Data: 09/06/2012 ARGENTINA - CILE Categoria: Diari di Viaggio

 

25° giorno

Con Caltur andiamo a El Chalten, percorso prevalentemente su strada sterrata (ma stanno costruendo quella nuova presumibilmente asfaltata). Il viaggio dura sulle 5 ore. Prima di entrare in paese ci si ferma presso i guardiaparco per le istruzioni comportamentali. Il paesino è già all’interno del parco e bisogna atteneresi scrupolosamente al regolamento. El Chalten è sorto negli ultimi 15 anni, base privilegiata per le ascensioni al Fitz Roy e al Cerro Torre, le 2 montagne simbolo della Patagonia. Una volta lasciati gli zaini presso il nostro hostal ci dirigiamo verso la fine del paese dove parte il sentiero che porta verso il Fitz Roy. Un giro di 11km permette di arrivare ad uno splendido mirandor e di rientrare costeggiando la laguna Capri. Oggi il tempo è bello, cosa rara qui, anche se qualche nuvola è sempre presente ed in alcuni momenti il vento ci sposta, ma tutto sommato c’è da ritenersi più che soddisfatti. La prima parte del sentiero è in forte ascesa poi spiana e diventa una normale camminata. Quando arriviamo al mirador le nuvole si sono alzate e la visione del Fitz Roy è al suo massimo. Ma nemmeno il tempo di arrivare alla laguna Capri per avere l’immagine della montagna specchiata sull’acqua che il Fitz Roy è gia coperto. Attendiamo, ma il tempo non presenta sintomi di cambiamento e così per evitare il peggio rientriamo in paese. Cena presso El Muro che tra le varie cose propone una zuppa di zucca veramente notevole. Qui la zucca va tantissimo, la potete trovare in svariate maniere.

 

Il Perito Moreno

Il Perito Moreno

 

26° giorno

Avevamo sempre avuto un trattamento di favore da parte del tempo, oggi invece ci imbattiamo nel terribile clima patagonico. Vento che urla e che ti svuota i pensieri dalla testa, pioggia ovunque e freddo intenso. Il mattino si presenta così, le nuvole sono basse ed ovviamente del Cerro Torre non c’è traccia all’orizzonte. Aspettiamo, ma senza nessuna aspettativa di miglioramento. Nessuno da El Chalten parte in escursione, nemmeno in direzione dei campi base per l’ascesa alle montagne. Così la giornata passa tutta giocando a carte od ad ogni altro passatempo che ci viene in mente. Nel tardo pomeriggio riprendiamo il bus della Caltur per El Calafate. All’arrivo alla stazione dei bus salutiamo Marco e Caterina che se ne vanno diretti verso la penisola di Valdes, mentre noi 4 torniamo presso lo Hostal Mochillero.

 

27° giorno

Sveglia molto comoda, il bus della Taqsa per Rio Gallego parte alle 11:00. Sosta a La Esperanza , dove è uso comune scrivere un saluto od un pensiero su di un tovagliolino ed appenderlo alla parete. Arriviamo nel primo pomeriggio e facciamo un salto in centro. C’è poco da vedere, questo è un posto di commerci, pieno di banche e poco altro. Rientrati alla stazione dei bus prendiamo un biglietto per Mar Del Plata con cambio a Trelew con Trasporte Patagonia. Prima di partire per questo viaggio di oltre 40 ore ci facciamo un’abbondante pizza presso una pizzeria-rosticceria nei pressi della stazione. Il bus è comodo, ma preparatevi perché durante questi lunghi spostamenti le soste sono pochissime.

 

Il Fitz Roy, mitica cima della Patagonia

Il Fitz Roy, mitica cima della Patagonia

 

28° giorno

Di prima mattina cambiamo bus a Comodoro Rivadavia (stop di 50 minuti) dove alla stazione dei bus non c’è nemmeno un bar, poi via verso Trelew. Qui arriviamo nel primo pomeriggio, facciamo un salto in centro visto che abbiamo 3 ore di tempo e ci fermiamo a mangiare da Girasol, un tenedor libre gestito da cinesi, economico ma pessimo. La città non ha nulla di particolare se non un grande parco con statua del pionere gallese che la fondò. Poi si riparte con destinazione Mar del Plata. Unica sosta del viaggio in un locale dove gli autisti sono trattati come re. Seconda notte filata in bus, comodo ma la schiena non la pensa uguale.

 

29° giorno

Arriviamo a Mar Del Plata verso le 11:00, troviamo subito da dormire vicino alla stazione dei bus da Hostel Josè, gestito da un immigrato italiano (ma qui lo sono quasi tutti). Ci dirigiamo subito in spiaggia, che qui è grande e strapiena di gente. Sembra quasi di essere a Rimini, solo che il mare è molto ma molto più mosso e gelato. Ci dirigiamo poi verso il porto dove tra le 17:00 e le 18:00 rientrano tutte le barche dei pescatori che scaricano infinite casse di pesce vendute a ristoratori e al mercato. Qui vicino c’è anche una grande colonia di leoni marini, se non la vedete seguite l’incredibile puzza che raggiunge il porto. Sempre in zona porto ci sono svariati ristoranti di pesce, noi ne tentiamo uno indicato come tenedor libre di pescado, il Centollon. Non costa tanto, ma la qualità non è elevata. Per raggiungere il porto c’è il bus 511.

 

Tango in strada a La Boca, Buenos Aires

Tango in strada a La Boca, Buenos Aires

 

30° giorno

Per Arma e per me sveglia all’alba (ci facciamo preparare la colazione prima dello standard) e poi con bus El Rapido partiamo per Buenos Aires (5,5 ore). Il bus è clamorosamente bello, sembra di stare in businnes class, ti danno anche da bere, mangiare ed il giornale. Dalla stazione dei bus, grande e moderna, con la metro arriviamo in centro e troviamo da dormire presso Hostel Inn Tango (con internet gratis). Il posto è caratteristico, c’è sempre musica, festa e vita, ma se volete dormire avete sbagliato indirizzo. Il giovedì a Plaza de Mayo sfilano ancora le madri dei desaparecidos, ormai non è una cosa molto sentita ma per chi arriva dall’altra parte del mondo fa sempre un certo effetto. Si trova di fronte alla Casa Rosada che è visitabile tutti i giorni alle 16:00, previa registrazione presso il museo che si trova sul fianco. Oggi non ci sono molte richieste così riusciamo ad entrare (entrata con offerta libera, praticamente gratis). La visita è ovviamente guidata e non tutte le stanze sono visibili (si può fotografare solo nel giardino), molto interessante perché non nasconde nessun aspetto della situazione argentina, né della recente crisi economica né delle nefandezze del regime militare. Da lì andiamo al teatro Colon (visitabile però solo il lunedì mattina) e poi al Parlamento che è su modello di quello statunitense. Lì vicino si trova anche il negozio delle madri di Plaza De Mayo, dove potete trovare di tutto, pasticceria compresa. Verso sera facciamo un giro a Puerto Madero, ma ci accorgiamo subito che è luogo per businnes-men più che per giramondo. Ci fermiamo così a mangiare in un piccolo e simpatico ristorante in una zona poco distante da San Telmo, El Urbano dove con 17p ci mangiamo pizza e filetto nella migliore tradizione argentina.

 

31° giorno

Prima tappa a San Telmo, il quartiere più storico della capitale porteńa, che però di mattina non è molto vivo.Qui ci ritroviamo con Cristian e Giulia, che a causa del cattivo tempo hanno deciso di lasciare il mare per la capitale. Infatti il tempo non è bello, una spruzzata d’acqua ci accompagna da quando siamo arrivati e questo è strano per il periodo. Ci rechiamo poi al quartiere del porto, ovvero la Boca , famoso e popolare. A dire il vero di tutto il quartiere la zona visitabile è quella nei dintorni di El Caminito, dove ci sono le case di lamiera colorate di qualsiasi colore rimasto dalle tinteggiature delle barche. Qui c’è anche il famoso stadio del Boca, conosciuto come La Bombonera, e l’immagine di Maradona è ovunque. Viene riproposta anche assieme agli altri miti argentini, Carlos Gardel ed Evita Peron. Le sua maglie sono ovunque, sembra che lo sport argentino sia solo lui, al massimo potrete trovare le maglie di Ginobili, e niente altro. Nella piazzetta centrale della Boca ci sono piccoli spettacoli di tango, i tangueri si alternano al suono delle loro radio, e a volte chiamano a ballare anche i turisti intenti ad osservarli. Basta una semplice offerta per partecipare, la cosa è consigliata perché gli spettacoli veri e propri nei locali di San Telmo sono molto costosi. Cena di nuovo a El Urbano, poi in piazza nel centro di San Telmo a respirare un’ultima aria di questa grande e splendida città.

 

32° giorno

Ci dirigiamo al cimitero della Recoleta, dove si trovano alcune delle costruzioni più belle e particolari della città. È una specie di Pere Lachaise, con tanto di vie ed indicazioni delle tombe più famose. Ovviamente quella più cercata è quella di Evita Peron, che risiede nella tomba di famiglia in una viuzzina particolarmente stretta. Ma non faticherete a trovarla, seguite il flusso di gente e ci arrivate. Dal centro della città il cimitero si raggiunge col bus 59. Fuori dal cimitero c’è la feria artesanal, il mercato degli hippie, veramente pieno di cose ai prezzi migliori che possiate incontrare. Prima di prendere qualsiasi souvenir fate un giro qui. Nei paraggi si trova anche un monumento floreale, costituito da una immenso fiore di metallo che alla mattina apre i petali ed alla sera si richiude come una gigantesca palla. Poi per me ed Arma è finita, dobbiamo rientrare all’ostello a recuperare i bagagli e dirigerci alla stazione dei bus Manuel Tienda Leon. Da qui partono i collegamenti diretti per l’aereoporto internazionale Ezeiza, circa 45 minuti. Ci sarebbe anche il bus di linea più economico ma ci mette almeno 1,5ore. Il duty free dell’aereoporto ha alcune cose veramente economiche (per i tabagisti molte sigarette costano 0,75€ al pacchetto), ed è possibile anche comprarsi enormi tranci di carne argentina già sottovuoto da portarsi come pregiato souvernir. Il volo della Air France è strapieno, ci chiedono se vogliamo aspettare il giorno dopo ma ahimé non possiamo, ed un posto sul volo ci viene fornito solo quando l’aereo sta per decollare.

 

El Caminito, la via più famosa del quartiere del Boca, Buenos Aires

El Caminito, la via più famosa del quartiere del Boca, Buenos Aires

 

33° giorno

Si arriva comunque in perfetto orario a Parigi, e da qui a Bologna è un attimo. Nemmeno 2 ore di volo, in confronto alle 13 precedenti sono una scherzo, se le confrontiamo poi con le 47 di El Calafate-Mar Del Plata sono un battito di ciglia. Ovviamente il clima a Bologna è decisamente differente, ci saranno 30 gradi di differenza, ma quello che più impressiona è la poca luce che troviamo. Alle 17:00 è già buio, a Buenos Aires fino alle 22:00 ci si vedeva tranquillmente anche in giorni in cui il sole non faceva capolino. È finita, beati gli altri che hanno ancora qualche giorno di viaggio. La sensazione di aver toccato la fine del mondo ci assale pesantemente quando tocchiamo terra, quel non so ché descritto da così tanti scrittori nel corso dei secoli ora ci permea intensamente anche se non ci rendiamo conto di cosa possa essere. La grande magia della fin del mundo sta proprio in questo.

 

I diari di viaggio di Luca sono pubblicati anche su: http//www.catchweb.net

 



Luca viaggia con lo stesso spirito dei suoi esordi portando con sé non solo il fido zaino ma soprattutto un’innata voglia di conoscere e di vivere il viaggio, che non è solo vedere cose mai viste prima ma anche affrontare le sorprese, belle o brutte, che possono capitare dietro ogni curva.

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