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Popoli: i Dong

Data: 21/12/2013 CINA Categoria: Pillole di viaggio

 

I Dong sono ritenuti i discendenti degli antichi popoli Liao che occupavano gran parte della Cina Meridionale, anche se nelle leggende dei Dong Meridionali si racconta che gli antenati provenivano da oriente mentre in quelle dei Dong Settenrionali provenienti da ancora più a est a causa di un’invasione di cavallette. Popolo orgoglioso e combattivo, durante le dinastie Ming e Qing (1368-1911) si sollevarono diverse volta senza però mai ottenere l’indipendenza. Sebbene i Cinesi (più precisamente da definire col termine di Han) abbiano sempre vessato le minoranze etniche in questa parte del paese, i rapporti attuali con i Dong sono piuttosto buoni e questo sta portando al fatto che sempre più Dong si spostano nelle città e si sposano con Han, perdendo la propria cultura e lingua originaria.

 

I Dong abitano in numerosi villaggi dislocati lungo le colline boscose di un vasto territorio compreso tra le provincie del Guizhou, Guangxi e Hunan. Sono poco meno di 3 milioni e sono una delle 56 minoranze etniche ufficialmente riconosciute dal governo cinese. Vivono a circa 300 km a nord del Tropico del Cancro, in un’area dal clima mite e con precipitazioni annue medie attorno ai 1200 mm. I Dong coltivano enormi alberi che usano per la loro edilizia o per la vendita, ma anche per ricavarne olii. L’albero più importante a livello economico è l’abete, coltivato intensivamente, lo stesso albero che nel XV secolo venne usato per costruire le navi della flotta di Zheng He. Quando nasce un bambino, i genitori piantano alcuni alberelli di abete che verranno utilizzati per costruire la casa dove andrà a vivere da sposato, verso i 18 anni i età, e per questo vengono chiamati “gli alberi dei 18 anni”, anche se con le moderne tecniche di coltura gli alberi sono adatti alla bisogna già dopo 8/10 anni ma continuano ad essere chiamati con questo nome tradizionale. Un’altra delle occupazioni più importanti fra i Dong è l’agricoltura: riso (sia quello glutinoso che quello non glutinoso), grano, miglio, mais, patate dolci, funghi, mandarini, pesche, pere, pomelo e cocomeri sono i più importanti fra i prodotti coltivati per il consumo. Fra quelle invece destinati al mercato i più sfruttati sono cotone, tabacco, colza e soia. I Dong di solito coltivano terreni più bassi, e quindi migliori, di quelli dei Miao e generalmente sono più benestanti. Ovviamente non mancano gli animali: bufali d’acqua, maiali, polli, anatre, oche e pesci in piccole pozze. Molto diffuso è il vino di riso.

 

Anziana Dong tiene d

Anziana Dong tiene d'occhio gli anatroccoli mentre fila - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

I Dong abitano in villaggi di circa 200/300 abitazioni di norma strategicamente nei pressi di un corso d’acqua, anche se alcuni villaggi arrivano a contare fino a 1000 edifici. Le loro case, costruite in legno d’abete, di norma sono alte due o 3 piani. Quelle vicino all’acqua sono costruite su palafitte, con gli animali domestici e le scorte di legname al piano terra e le stanze abitabili ai piani superiori. Nel passato, i proprietari terrieri e i benestanti abitavano grandi case con travi scolpite e colonne decorate. Le strade dei villaggio sono ghiaiate e quasi sempre si trovano pozze con pesci. Una delle caratteristiche peculiari dei villaggi Dong sono le “Torri del Tamburo”. Questi alti edifici nascono originariamente come una specie di stazione dei locali vigili del fuoco, essendo le case costruite interamente in legno si può ben capire l'attenzione nei confronti degli incendi. All'ultimo piano della torre, che ha sempre un numero di tetti dispari (tra i 7 e i 13) perché segno di buona fortuna, viene disposto un grande tamburo in pelle di vacca che viene suonato per dare l'allarme, sia in caso di incendio che di qualsiasi altra calamità o urgenza, anche di tipo bellico, visto che una volta qui venivano custodite le armi. Di fatto la torre è il vero centro del villaggio e, non solo per motivi logistici, viene sempre eretta nei punti più strategici. Costruito su 4 pilastri centrali (che rappresentano le stagioni) e su 12 minori laterali (i mesi), ha al centro un fuoco che viene acceso in occasioni speciali. È il vero fulcro della vita del villaggio, prima ancora dei Ponti del Vento e della Pioggia: è facile trovarvi gli anziani che vi passano il tempo fumando la pipa, giocande a carte o a scacchi, leggendo o calligrafando.

 

I cosiddetti “Ponti del Vento e della Pioggia”, eleganti ponti coperti, vengono costruiti con legno, archi e lastre di pietra e bambù, il più famoso esempio è quello di Chengyang (nella foto in questa pagina) lungo 165 metri largo 10 e a circa 20 metri dall’acqua. È costellato da 5 tetti a forma di pagoda con decorazioni, ha il tetto ricoperto di piastrelle con fiori scolpiti ed ha balaustre e panchine lungo tutto i suoi fianchi. Questi ponti sono contemporaneamente luoghi sacri, luoghi di socializzazione e luoghi utili. Sacri perché indicati dalla loro religione come luoghi dove espletare riti; di socializzazione perché sono come una piazza di paese dove prima o poi tutti passano ed è tipico sedersi nelle panche laterali che lo fiancheggiano per oziare o chiacchierare coi presenti o i passanti; utili perché essendo totalmente coperti riparano dalle frequenti precipitazioni ("della Pioggia") e sono spesso sfruttati per il fatto che sono regolarmente attraversati dalle correnti d'aria ("del Vento") che si formano lungo il fiume che possono essere utilizzate, ad esempio, per asciugare i panni tinti dall'indaco o per essiccare la carne. E poi sono proprio belli, con quelle successioni di tetti dalle punte arricciate che ai miei occhi sono l'essenza stessa dell'architettura dell'impero celeste di cui i Dong - che costruiscono tutto, dai ponti, alle case e alle Torri del Tamburo, senza utilizzare chiodi - sono dei magistrali interpreti.

 

La dieta dei Dong è basata sul riso. Nelle zone montuose viene mangiato il riso glutinoso con peperoni e altre verdure. L’abbigliamento tradizional dei Dong è prodotto artigianalmente dalle donne, sia in cotone che con la più presioza seta, riservata ai capi più pregiati usati nelle occasioni più importanti, anche se si stanno sempre più diffondendo gli abiti e i tessuti prodotti industrialmente. Gli uomini indossano corte giacche con alamari frontali oppure camicie senza colletto, in testa spesso dei turbanti, abitudine che va sparendo. Le donne indossano pantaloni con orli decorati o gonne, in questo caso coprendo le gambe avvolgendole con panni neri, e portano i capelli raccolti in crocchie, a volte coperte da turbanti. Usano portare una specie di contrappeso, spesso di argento massiccio, che pende in mezzo alla schiena.

 

Funerale Dong di fronte ad una Torre del Tamburo

Funerale Dong di fronte ad una Torre del Tamburo - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

I Dong hanno un ricco repertorio di canzoni e poemi, trasmessi oralmente di generazione in generazione. Le canzoni sono spesso allegre, mentre i peomi più sovente sono profondi e meno diretti. Anche le danze occupano un ruolo importante nella cultura Dong, e vengono insegnate dagli adulti ai bambini, mentre i giovani cantano. Le canzoni sono caratterizzate dai cori polifonici, inseriti dall’UNESCO nei patrimoni intangibili dell’umanità da preservare. A dimostrazione della grande importanza assegnata a questa arte c’è anche il fatto che l’abilità nel canto è considerata una qualità molto importante nel corteggiamento. Tradizionalmente questo avviene inizialmente con incontri comuni dove ragazzi e ragazze cantano e recitano poemi gli uni alle altre. In un secondo momento gli incontri diventano a due e le canzoni diventano più personali e spontanee. Nella fase finale il ragazzo offre un piccolo dono alle ragazza. Anche se non di particolare valore di fatto sostituisce, simbolicamente, quello che è l’anello di fidanzamento nella nostra cultura e accettarlo, anche se il rito prevede che inizialmente la ragazza lo rifiuti alcune volte, significa di fatto accettare la proposta di matrimonio. La proverbiale abilità nel canto delle ragazze Dong le rende molto richieste: io stesso ho avuto la fortuna di essere coinvolto in una festicciola privata nella quale quattro ragazze, con abiti e gioielli tradizionali, erano pagate per cantare ed allietare il convivio.

 

La società Dong è basata sia su principi matriarcali che patriarcali. Evidenze dei primi sono dati dal culto della dea femminile Sa Sui mentre dei secondi dal fatto che, non avendo in passato i cognomi, si assegnava il nome del padre e che l’eredità viene trasmessa agli uomini. Le donne occupavano un ruolo minore e non era loro nemmeno permesso di toccare alcuni oggetti sacri. Le ragazze vivevano separatamente ai piani superiori della casa fuori dalla vista di altri uomini. Dopo il matrimonio venivano loro affidato un “terreno femminile” per coltivare in proprio. Ora i costumi sono meno rigidi in tal senso. I Dong sono monogami e alle coppie senza figli è permesso di adottarne. Il matrimonio dura tre giorni e i festeggiamenti si tengono dapprima presso la famiglia della sposa. Poi la sposa si reca presso la famiglia dello sposo dove la festa continua per tutta la notte. Il giorno seguente c’è la cerimonia del “Ferma il cavallo”, durante la quale lo sposo impedisce ai convitati di andarsene cantando. La sposa però raramente si trasferisce in casa dello sposo immediatamente, di solito dopo alcuni mesi o anni, spesso dopo aver dato alla luce il primo figlio. La ragazza di norma porta con sé la dote di gioielli in argento che era della madre.  Alla nascita di un bambino vi sono diversi aspetti di cui tenere conto, in particolare la prima persona che entra in casa dopo il parto, alla quale il neonato sarà indissolubilmente legato. I vicini portano cibo e doni, così come i parenti della madre a partire dal terzo giorno. Curiose alcune consuetudini: al piccolo vengono fasciate le mani, probabilmente perché non si graffi ma ufficialmente per impedire che diventi un ladro; all’età di un mese gli viene praticato il primo taglio dei capelli e le ciocche vanno conservate; alla stessa età gli viene fatto mangiare il primo riso fermentato; a circa sei mesi gli viene data da mangiare per la prima volta della carne macerata nel vino, un rito di passaggio molto importante.

 

Anche per i funerali vi sono dei precisi passaggi da rispettare. Innanzitutto chi muore di morte violenta viene cremato mentre chi trapassa per cause naturali viene sepolto. Al defunto vengono versate in bocca tre cucchiai di tè e un pezzetto d’argento. Poi viene lavato il corpo con acqua acquistata appositamente, ricoperto di banconote bagnate, vestito con abiti nuovi e deposto sul “letto dei sogni” e vegliato. Poi si tengono tre giorni di banchetti, offerti anche agli sconosciuti (pure io sono stato trascinato a mangiare e bere vino di riso, a mia insaputa, in una di queste occasioni). Il quarto giorno si sgozza un gallo, il corpo messo in una bara che attraversa il villaggio fino alla Torre del Tamburo con i partecipanti al funerale che si fasciano la testa con stoffe bianche (il colore del lutto anche per gli Han). Vengono fatte offerte per il defunto, bruciati altarini di carta, fatti esplodere numerosi petardi e la famiglia offre dei doni. Terminata la cerimonia la bara viene portata in un’area montuosa e deposta in una buca che è stata “santificata” dal sacrificio di un pollo e da preghiere. Poi tutti tornano a casa per pranzo e cena. In seguito i figli tornano sul luogo per terminare la tomba e per pregare il morto di “tornare a casa” a vivere nell’altare dedicato agli antenati. Se il defunto è una donna, si tiene un’ulteriore cerimonia durante la quale il fratello o altri parenti stretti sono chiamati ad assolvere agli obblighi materni per i figli rimasti in vita.

 

Villaggio Dong di Zhaoxing

Villaggio Dong di Zhaoxing - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

I Dong sono animisti e adorano diverse divinità, alcune con forme di animali reali e altre di animali mitologici. Usano chicchi di grano, radici di bambù, uova e sia occhi che ossi e sangue di pollo per le divinazioni. Anche i serpenti sono tenuti in grande considerazione, così come i due capostipiti della progenie Dong, Zhang Liang e Zhang Mei, ai quali ci si rivolge in caso di malattia o catastrofi. Molti tabù connotano le credenze dei Dong, con specifici divieti legati alle donne incinte, alla caccia e alla costruzione di una nuova casa. Fra i più curiosi c’è il divieto di sposarsi nell’anno della Tigre (perché il felino non partorisce prima di 9 anni e nella Cina rurale i figli sono sempre stati considerati una ricchezza); il divieto di iniziare la costruzione di una nuova casa se un vicino è morto di recente; il divieto di pescare pesci che risalgono la corrente; l’obbligo di traslocare in una nuova casa di notte, mentre i vicini dormono. I Dong effettuano riti magici, sia contro gli spiriti maligni e i nemici che per far innamorare qualcuno. In tempi recenti si sono riscontrati anche casi di riti voodoo, mutuati dalla popolazione cinese.

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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