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Popoli: Nyangatom

Data: 13/02/2013 ETIOPIA Categoria: Pillole di viaggio

 

I Nyangatom, temuti guerrieri da sempre coinvolti in scontri con le vicine etnie dell'Etiopia Sud Occidentale e Sudan Meridionale, sono imparentati con i Toposa, assieme ai quali sono giunti in queste terre circa 150 anni fa, gli unici vicini coi quali sono in buoni rapporti. La loro è una lingua nilotica orientale, strettamente correlata con quella dei Karamojong e Teso dell'Uganda, i già citati Toposa e i Turkana. I loro nemici, praticamente tutti i loro vicini, fra questi si distinguono i Suri e i Turkana, li chiamano col nome spregiativo di Bume, cioé "puzzolenti". Lo stesso Nyangatom deriva da un insulto (nyam-etom=mangiatori di elefanti) anche se è poi stato trasformato in quello attuale che significa "fucili gialli". I Nyangatom abitano delle aride lande che ricevono poche precipitazioni e affidano il loro sostentamento principalmente alle loro mandrie di zebù ma coltivano anche mais, sorgo, soia e tabacco. Hanno difficoltà ad accedere alla scarsa acqua della zona e ai migliori pascoli, cosa resa più complicata da cicliche inondazioni. Il cibo è spesso scarso: gli uomini allevano bestiame e per proteggersi dai raid dei nemici pascolano armati, spesso di un kalashnikov. Mentre sono al seguito della mandria lontani dal loro villaggio si nutrono del latte e del sangue degli animali, quest'ultimo ottenuto colpendo con una freccia la vena jugulare di un animale che poi si cicatrizza senza danni per la bestia. I Nyangatom che abitano vicino al fiume di solito non allevano bestiame poiché la zona è infestata dalla mosca tsetse. Se in qualche modo ne vengono in possesso li danno a parenti che vivono lontani dal fiume e che si spostano in cerca di pascoli tra il fiume Kibish e il confine col Sudan, dedicandosi invece alla pesca e alla coltivazione del sorgo. Le capanne dei Nyangatom dediti all'allevamento sono costituiti di ramoscelli intrecciati e non da fango essiccato, in accampamenti temporanei che posso essere velocemente smontati e spostati in caso di necessità. Gli uomini passano la maggior parte del tempo lontani dal villaggio, occupandosi del bestiame e difendendoli dai raid dei nemici.

 

Sono divisi in circa 20 clan, che possono variare in numero da poche persone a diverse centinaia, che seguono una suddivisione territoriale e hanno una discendenza patrilineare. Ogni clan è diviso per classi di età, ognuna con un preciso nome, a loro volta divise per sesso e ognuna con i propri canti e storie specifiche. Genitori e figli socializzano separatamente. Gli anziani rimangono al villaggio mentre i giovani sono in giro a badare agli animali mentre le donne mungono il latte. Come parte della loro iniziazione, i giovani devono dimostrare di saper assistere gli anziani. In una cerimonia alla quale assiste l'intero villaggio, un giovane deve cercare di uccidere un toro con una lancia. Un singolo colpo nel fianco destro perfora il fegato e causa una forte emoraggia che uccide il toro velocemente, senza sprecare molto del prezioso sangue. Se riesce a farlo dimostra la sua bravura. Una volta iniziati diventano braccia guerriere a disposizione del villaggio: dovranno difendere la gente e gli animali, andando in giro con questi ultimi e rischiando la propria vita per proteggerli dai raid nemici. Circa ogni 50 anni i padri cedono la sovranità alla generazione successiva, cosa che in passato comportava dei sacrifici umani: l'asapan. Il medium che si occupava di questo rito di passaggio, anche lui un padre che passava il potere, si riteneva che con questo atto perdesse anche la sua mente e veniva mandato a morire nella savana, cosa resa illegale dal governo di Mengistu.

 

Giovane Nyangatom davanti alla propria capanna

Giovane Nyangatom davanti alla propria capanna - Archivio Fotografico Pianeta Gaia

 

Vista la situazione di perenne conflitto in cui vivono, molta importanza assumono gli aspetti bellici. Dopo l'uccisione di un nemico i guerriri Nyangatom vengono benedetti e cambiano nome, ma devono anche scarificarsi ripetutamente sul petto e sulle spalle per evitare che il "sangue cattivo" che li ha spinti ad uccidere resti nel loro corpo, avvelenandoli. In seguito il clan cui appartiene dona loro una lancia e altre armi, un poggiatesta che funge anche da sgabello e un paio di sandali, avendo acquisito lo status di adulto. Combattono per il diritto all'accesso all'acqua dei pozzi visto che molti di loro non hanno accesso ai fiumi. Per i motivi sopraddetti si considerano mezzi parenti coi Toposa, al punto che non è difficile trovare dei Nyangatom che vivono in villaggi Toposa e quando viene ucciso un animale per mangiarne le carni, una parte viene data ai vicini. Fondamentalmente i Nyangatom si scontrano coi Turkana quando si muovono verso il Triangolo di Ilemi, coi Suri e i Baale a nord, e sull'altro lato del fiume Omo coi Mursi, i Daasanach, i Karo e gli Hamer. Nonostante le inimicizie tradizionali, sono possibili amicizie personali con appartenenti a queste etnie rivali. La guerra del Sudan ha portato a questi latitudini molte armi automatiche e i Nyangatom sono stati tra i più veloci ed assidui a dotarsene: ancora oggi sparano a vista ai Suri. La norma prevede che in caso di attacco della propria mandria un Nyangatom si difenda fino alla morte, e in caso di sterminio non tarderà molto ad essere organizzata una faida.

 

Lo status viene stabilito in base al numero di bestie (vacche, capre, pecore, asini e cammelli) ma anche in base al numero di figli. Sono famosi per le storie che si tramandano e per i canti, spesso dedicati ai loro animali preferiti tra il bestiame, che intonano durante le cerimonie o gli scontri con i popoli vicini. Queste canzoni dedicate al bestiame vengono spesso cantate dai bambini e poi si diffondono in tutta la regione. I Nyangatom non sono vasai e, tra i bottini delle loro razzie presso i Mursi e i Karo, cercano di includere anche questi oggetti. Ciò nonostante il loro numero è in aumento, attualmente attorno ai 14.000 in territorio sudanese (circa il doppio se si considera anche il territirio etiope), anche grazie al sostegno dato, fino a qualche anno fa, da missionari svedesi. Ma il futuro non pare roseo, essendo le terre che abitano reclamate dal governo Etiope per l'Omo National Park cosa che potrebbe limitarne l’accesso all’acqua e la libertà di pascolo.

 



Roberto è un grande appassionato di minoranze, arti e culture extraeuropee e una prolifica penna. Si diverte a raccontare le sue avventure in giro per il mondo su libri autoprodotti e sul nostro blog, arricchendo il tutto con scatti che immortalano volti e posti unici.

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