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Impressioni indiane

Data: 10/12/2012 INDIA Categoria: Diari di Viaggio

 

Non mi sono ancora abituato all’odore delle strade indiane. Nonostante le oltre 16 ore di treno da New Delhi a Jaisalmer sono sveglio, direi eccitato. Non vedo l’ora di liberarmi del guinzaglio e dar inizio alle scorribande per i vicoli di questa antica città che sembra fatta di sabbia. L’autorishò si ferma pochi metri prima dell’ingresso del nostro albergo subito fuori le mura della città. Una mucca enorme con delle corna spropositate ci da il benvenuto. Mi sembra un buon soggetto per la prima vera foto. Se ne sta in mezzo alla strada stesa su un fianco e muggisce con un’espressione esterrefatta. Non ci credo. Sta partorendo. Senza pudore inquadro quella specie di bolla rossa che si affaccia alla vita. Le mosche ci si avventano. Un uomo si accorge di quel che accade. E’ vestito all’occidentale ma con un gusto pessimo. Tasta il ventre dell’animale. Ha l’aria preoccupata. Forse qualcosa non và. Ma che fa?? Sta cercando di impedire alla mucca di partorire. Continuo a scattare. La mucca si rimette in piedi. L’uomo, a mani nude, spinge con tutte le sue forze fino a ricacciare nel ventre materno quell’idea di vita. Schizzi di sangue, urina ed altri liquidi bagnano il terreno polveroso e l’orribile completo verde militare dell’improvvisato veterinario. L’immagine di quel braccio sinistro infilato fino al gomito all’interno della povera vacca mi si stampa in testa. Perché? Mi chiedo. Infondo non mi importa veramente. Ciò che conta è che sono inciampato su un altro mondo e non vedo l’ora di scoprirlo.

 

Parto on the road

Parto on the road

 

Il sole sta già tramontando. Mi attardo tra i vicoli in cerca di scorci, di facce. Un ragazzo in moto si offre di farmi fare un giro. Rifiuto gentilmente. Lui non insiste. Ha l’aria simpatica e serena. Dopo nemmeno un quarto d’ora lo incrocio di nuovo.  Chiacchiera con altri moto tassisti. Sono tutti ragazzi giovani. Ha notato la reflex. Conosco il miglior punto panoramico di tutta Jaisalmer. Potrai vedere l’intera città da lassù! L’idea mi alletta. Salto sulla sua Honda rossa. Partiamo a tutta velocità tra i vicoli. Nonostante abbia più volte l’impressione che da un momento all’altro ci schianteremo o investiremo una mucca mi diverto un mondo. Raul, questo il suo nome d’arte, mi racconta della vita e della storia di questa città in via d’estinzione al confine col deserto. Il suo inglese con il fortissimo tipico accento indiano mi fa sorridere. Le luci della città si allontanano. Arrivati in cima ad una collinetta abbandoniamo la moto e il suo rombo. Resta il silenzio davanti ad uno spettacolo di rara bellezza. Jaisalmer, la città che scompare, e tutte le sue luci.

 

Sono solo le 7. Indugio qualche minuto. Alla fine mi alzo. Salgo fino alla terrazza dell’albergo. Un’alba che ormai sta finendo riscalda Jodphur. Da qui godo di una vista magnifica sul castello arroccato che domina dall’alto la città blu. Lungo le mura noto della scimmie. In fila indiana si dirigono verso un piccolo tempio appollaiato sull’estremità occidentale della rupe. Non ci penso su due volte. Mi avventuro tra i vicoli. Il mio obiettivo è una scalinata intagliata nella roccia che dovrebbe portarmi fino al tempio.

 

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Fin da bambino la curiosità di Pier lo porta a cercare la sua strada, operazione ancora in corso, nelle maniere più anticonvenzionali. Il viaggio, poi la fotografia, e poi ancora la scrittura si sono rivelati nel tempo strumenti inconsueti ma efficaci per fornirgli quegli stimoli a guardarsi attorno, e dentro, che necessita come l’aria per respirare.

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