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Nella morsa del Mare del Nord

Data: 05/12/2012 GRAN BRETAGNA Categoria: Diari di Viaggio

 

A due passi dal faro di John O’ Groats trascorrerò in auto l’ultima notte prima di imbarcarmi per le Isole Orcadi e più avanti per le remote Shetland. Il traghetto per raggiungere le Orcadi salpa di primo mattino. Durante la tratta godo di bellissimi scorci, il migliore è quello dell’Old Man of Hoy, un faraglione alto 147 metri che annuncia la ancor più imponente scogliera retrostante. Sbarco a Stromness, un paesino di pescatori. Giusto il tempo per una rapida e piacevole visita e poi via, alla scoperta delle Isole Orcadi, così poco menzionate nei libri di geografia e soprattutto di fotografia.

 

È una poesia, mi trovo in una terra in cui gli animali pascolano sereni in prati bianchi di margherite, in cui l’Oceano fa sentire costantemente il suo rombo feroce, dove le colline e le nuvole sembrano disegnate a pastello. Qui tutto scorre lento, il cuore delle isole è interamente adibito a pascoli, la mano dell’uomo è evidente ma il suo tocco è delicato, persino gli animali sembrano accorgersene ed apprezzare. Lievissimi saliscendi scorrono tra colline dai colori tenui, procedo lentamente affiancando alcune pale eoliche che paiono esili mani protese verso il cielo. Si muovono dolcemente, sembrano poter udire la meravigliosa e rilassata musica classica che passa la stazione radio e che diventerà un elemento imprescindibile di questa parte di viaggio.

 

Faro e pascolo

Faro e pascolo

 

La costa occidentale e specialmente la zona di Yesnaby è il luogo in cui la mia mente balzerà senza esitazione quando ripenserò alle sorprendenti isole Orcadi. Qui come non mai ho potuto constatare di che cosa è capace l’Oceano… un vento sferzante mi regalerà attimi indimenticabili. Tornerò tre volte in due giorni a Yesnaby, con condizioni diverse ma sempre straordinarie. Una costante: la potenza inarrestabile dell’Oceano. Le massicce scogliere che sto ammirando si stagliano per diverse decine di metri dal mare. Sotto i loro musi aguzzi, degli scogli, che nel corso dei millenni sono stati modellati come delle rampe di lancio, invitano l’Oceano a scatenarsi e divertirsi, proiettando le acque sempre più lontano. Mai avevo visto delle cascate materializzarsi davanti ai miei occhi! Urlo senza controllo, un attacco di adrenalina pazzesco mi rapisce (ricordo i momenti al Madison Square Garden di NYC a tifare i Knicks!), le onde sembrano accogliere le mie ovazioni e di minuto in minuto si scagliano sempre più violentemente contro le rocce a pochi metri da me. Mi ritrovo avvolto, ho le labbra salate e le gelide gocce che raggiungono il mio corpo hanno un effetto rigenerante su di me. Il tratto di costa muta di metro in metro, è tutto altamente spettacolare ed io non mi accontento di un’unica prospettiva. Durante le mie visite percorrerò diversi chilometri, sempre accompagnato da sensazioni forti. La cosa che mi stupisce di più in queste situazioni è la mutevolezza delle situazioni stesse. A seconda della prospettiva, della luce, del vento, della marea, il paesaggio è in continuo cambiamento. Due occhi certamente non bastano a catturare tutto, vorrei essere testimone di qualsiasi boato che vado sentendo senza pausa. A volte sposto il guardo in corrispondenza del fragore di un’onda ma tutto è svanito, a volte invece davanti a me enormi cavalloni si frantumano contro le solide pareti; più in là la costa ha le sembianze di uno zig-zag, le masse d’acqua che si insinuano fra i suoi meandri ad alta velocità fanno apparire gli impatti come devastanti mitragliate. Sembra non esserci mai un limite alla potenza sprigionata, trascorro ore dinnanzi allo spettacolo stupendomi sempre di più, non vorrei mai andarmene.

 

L

 

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Maestro di sci e valente fotografo naturalistico, Andrea sa trasmettere l'adrenalina e l'estasi che lo inondano quando si trova immerso nella Natura, l'elemento che ama e che sa riprendere e raccontare con una sensibilità non comune.

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