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Tra gli orsi del Katmai

Data: 20/08/2012 STATI UNITI (USA) Categoria: Diari di Viaggio

 

Alaska, luglio 2010. 

Domani volerò al Katmai National Park, uno dei quei sogni che sembra difficile da realizzare. Mi addormento con la pioggia, sono nervoso, dormo male. Mi sveglio diverse volte nel cuore della notte, la pioggia non cessa ma nemmeno le mie speranze di raggiungere l'Alaska Peninsula. Sono il primo dell'equipaggio ad arrivare all'idrovolante, nel giro di mezz'ora ci siamo tutti e nove. Il tempo è brutto, il pilota dice che dobbiamo rinviare la partenza aspettando fino alle 10.00, più di un'ora quindi. Le mie speranze si stanno infrangendo contro un muro, attendo nervosamente in auto, sotto la pioggia. Alle 10.00 nuovo meeting, si volerà al Katmai anche se piove! Che felicità! La prima parte del volo è grigia, sopra l'oceano; nebbia e acque grigiastre. Mi assopisco, ho la mente stanca più che il corpo. Tutta la tensione accumulata, l'attesa, la preoccupazione e l'adrenalina per la partenza verso il remoto e tanto sognato Katmai National Park.

 

Un grizzly mentre aspetta il salto di un salmone

 

Ci siamo, apro chi occhi e mi appare la costa dell'Alaska Peninsula. Le scogliere sono associabili ai tavolieri irlandesi, un verde intensissimo che si interrompe in corrispondenza del baratro, una costa frastagliata a breve destinata a trasformarsi. Passano infatti pochi minuti e compaiono i rilievi avvolti dalle nubi. Voliamo davvero bassi, a tratti sembra quasi di poter accarezzare il terreno color pece traccia delle più recenti e devastanti eruzioni vulcaniche. Lungo i pendii corrono piccoli ruscelli alimentati da chiazze di neve, sopravvissuta ai deboli raggi solari dell'estate nordica. Essi, quasi a richiamare delle colate di lava, seguono dei percorsi ben precisi scavati nel terreno e vanno ad alimentare i numerosi laghi argentati che offrono uno specchio opaco alla rada vegetazione circostante. Osservo poi dei corsi d'acqua più importanti, fiumi estremamente pescosi nei quali scorgo chiaramente le figure dei primi esemplari di orso bruno intenti a cercare la posizione più strategica per potersi cibare. Il mondo visto dall'alto: mi sento un fantasma, ammirare quello che succede a pochi metri da te, senza dare nell'occhio, senza lasciare tracce tangibili è assolutamente magnifico.

 

Vette innevate, boschi, acque gelide e animali in libertà: Alaska.

 

Il terreno si macchia ora di giallo, le piste degli orsi e di altre creature che vivono l'asprezza di questo paesaggio sono ben visibili, i laghi si moltiplicano, i fiumi somigliano a degli intestini umani da tanto sono contorti, finché non vedo comparire la confortevole pista di atterraggio, il Naknek Lake. Metto piede nel Katmai National Park, solo. Qui si respira aria di Alaska autentica, vita assolutamente selvaggia, non esistono strade, benzinai, comodità, ospedali, chiese, case e soprattutto il turismo di massa. Da lì a breve vivrò una delle esperienze più belle della mia vita...

 

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Maestro di sci e valente fotografo naturalistico, Andrea sa trasmettere l'adrenalina e l'estasi che lo inondano quando si trova immerso nella Natura, l'elemento che ama e che sa riprendere e raccontare con una sensibilità non comune.

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