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Il naufragio della "Costa Allegra" raccontato da chi era a bordo

Data: 22/04/2012 Categoria: Pillole di viaggio

 

Ebbene sì!  Massimo, uno dei nostri blogger, era sulla Costa Allegra durante la sfortunata crociera nell'Oceano Indiano. Ha vissuto in prima persona l'incendio dei motori e i giorni in cui la nave si è trovata alla deriva senza possibilità di manovra. Ovviamente gli abbiamo chiesto di raccontarci l'avventura.

 

Fu inaugurata nel 1992 con il nome di Allegra da parte della Società Costa Crociere, ma la sua vita iniziò ben prima assumendo il ruolo di una di quelle anonime navi mercatili. Il nome Allegra si addicevano, in quanto l’arredamento interno era in stile classico, molto semplice ma capace di trasmettere agli ospiti sensazioni piacevoli e rilassanti, come se la nave appartenesse a un’epoca ormai lontana e di cui si conservavano, infatti, solo i più allegri ricordi. Una nave da crociera di solo nove ponti, dotata di quattrocento cabine, che paragonata con le altre era sicuramente più piccola, permettendo a ognuno dei passeggeri di conoscersi al meglio proprio come se si vivesse in un piccolo paese.

 

Finora nulla era andato storto durante il viaggio sul magico Oceano Indiano.  La sosta a Mauritius aveva risvegliato in tutti quanti un’autentica libertà, che ancora perdurava da anni su quell’isola, dove si potevano incontrare pesci variopinti e la sabbia bianca aveva la modesta funzione di staccare l’acqua cristallina dalle vigorose piante che crescevano nei dintorni; mentre in Madagascar gli ospiti della nave, abituati al benessere quotidiano, avevano improvvisamente incontrato la povertà e molti ne erano rimasti ridicolmente sconvolti. Telecamere e macchine fotografiche di valore erano pronte a immortalare le espressioni dei bambini del mercato, che già avevano iniziato a lavorare e il cui unico diversivo di quella giornata era fare l’elemosina. Un gioco come un altro.

 

Sul ponte della nave

Sul ponte della nave

 

In quella giornata i turisti stavano visitando uno dei mercati più poveri del mondo mentre sulla nave si preparava la prima cena di gala della crociera. Le coppie che quella sera avrebbero sfoggiato vestiti eleganti e raffinati gioielli, in quel momento commentavano così il Madagascar: - Caro, come sono poveri in questo Paese, davvero mi sento in soggezione…

-  No, amore  -, rispondeva il marito abbracciando la sposina,  – non badare alla povertà, pensa  solo a filmare il paesaggio e poi con il tempo che ci avanza, andremo a comprare qualche souvenir per la nostra nuova casa. -

A seguito di queste parole, forse per qualche persona sarebbe stato meglio non scendere dalla nave, perché aspettarsi che il Madagascar non sia un luogo povero è certamente un paradosso.

Le giornate del viaggio continuavano a  trascorrere serene: le signore si divertivano indossando le loro vesti migliori durante gli spettacoli serali e allo stesso modo gli uomini erano piacevolmente attratti da tutta quest’atmosfera. Allegra, per l’appunto.

 

Intanto era giunta la giornata di navigazione. Si tratta di un periodo di tranquillità, durante il quale a volte la noia si mescola alla quotidianità. Nell’ora del pranzo qualcuno aveva deciso di godere del ristorante superiore chiamato Montmartre. Nel momento della degustazione del dessert, lo sguardo dei presenti s’incrociò tra di loro. Si erano appena uditi cinque squilli, che non erano per gli ospiti un segnale di pericolo, tuttavia era proprio la loro mancanza di un chiaro significato, che portava agitazione in tutta la sala. – Ci siamo fermati, sono saltate le luci! -, disse improvvisamente un commensale.

 

- Hai ragione, ma non sarà nulla di grave, si tratterà solo di un piccolo problema tecnico, risolvibile in pochi minuti. Continuiamo il nostro pranzo in tutta tranquillità, amore, perché voglio finire il mio gelato. – Sembrava semplice a dirsi quanto difficile a realizzarsi, soprattutto dopo avere osservato le espressioni dei camerieri, i quali cercavano di mantenere il loro sorriso impostato anche di fronte al personale che già indossava i giubbotti di salvataggio. Nonostante questa situazione, molte persone preferirono perseverare sul vizio della propria gola e decisero di restare sedute al tavolo.

 

Cinque squilli e poi il silenzio, un dubbio su come agire. Improvvisamente di nuovo dei suoni. Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. E il settimo più lungo e forte. Questo non era un segnale qualunque, ma purtroppo era un messaggio ben noto a tutti: bisognava ritornare immediatamente in cabina a prendere i giubbotti di salvataggio, perché la situazione correva il rischio di diventare pericolosa. In quel momento nessuno ci pensò due volte, commensali e vari ospiti si avviarono verso le cabine quando si sentì la voce del comandante: - Sono il vostro comandante e avviso tutti gli ospiti che a causa di un piccolo incendio si è dato inizio alle procedure di sicurezza. Vi preghiamo di mantenere la calma e seguire le indicazioni di tutto l’equipaggio -. La situazione non doveva destare timori, perché secondo le parole del comandante l’incendio era di piccole dimensioni e nessuno aveva motivo di impaurirsi. Tuttavia un incendio in mezzo all’Oceano non è una cosa di cui si è abituati e forse neanche l’equipaggio nonostante la loro magistrale professionalità che sicuramente in quel momento era da premiare.

 

Sul ponte della nave

Sul ponte della nave

 

Le porte denominate mangiafuoco si erano già tutte chiuse, ma c’era chi le apriva ugualmente per raggiungere le cabine e nel buio dei corridoi si potevano incontrare le cameriere, senza alcun giubbotto, che ancora proseguivano nel loro lavoro di pulizia come se nulla fosse accaduto. – Ma non vi mettete un giubbotto? -, chiese un ragazzo che passava di lì. – Più tardi -, rispose la dolce Kaori – prima devo terminare il mio lavoro -. Senz’altro: prima il dovere e poi la vita, questo è un ragionamento che solamente un indiano potrebbe fare. In fondo si trattava solo di un incendio su una nave da crociera, che al momento si trovava senza elettricità, con ogni scomparto al buio, i servizi igienici intasati, ma nonostante questo le cameriere continuavano a riordinare l’area. Da quegli istanti aveva inizio l’irrazionalità.

 

Una settimana prima dell’accaduto non si avevano preoccupazioni mentre in un secondo la vita era cambiata: ogni persona indossava i giubbotti di salvataggio e già si vedevano calare le scialuppe con a bordo il personale dell’equipaggio. – Mantenete la calma, l’incendio è ora sotto controllo. - , disse la voce rassicurante del comandante. Convincere a restare calme più di mille persone, tra cui anziani e bambini era sicuramente un’impresa. Qualcuno sveniva, altri non rispettavano le direttive e passeggiavano, come se nulla fosse accaduto, per la nave nonostante dovessero restare fermi, almeno per un’oretta, nelle sale di sicurezza. Sembra che sia proprio in quei momenti che si veda come sia davvero una persona, se l’altruismo sia soltanto una parola, oppure possa anche rendersi concreto. Pensava proprio a questo Roberto, osservando coloro che lo stavano filmando e fotografando come se fosse un attore famoso. Lui era seduto su una sedia, da cui sentiva emanare ormai un forte calore, mentre c’era chi creava delle riprese soltanto per sentirsi come i giornalisti televisivi. Accanto a queste persone magari era appena svenuto qualcuno, ma loro non ci badavano e nemmeno pensavano ad aiutarlo anzi, una foto avrebbe reso il momento più interessante.

 

Erano trascorse circa tre ore, quando s’iniziò a comprendere che la situazione non era più grave, ma comunque ancora da determinare. I servizi igienici, infatti, non funzionavano e così neppure i motori. Senza elettricità sarebbe stato difficile sperare di ripartire in fretta.

 

In un’epoca moderna nella quale eravamo abituati a vivere, dove tutto era tranquillamente regolato da strumenti digitali e il cibo non era certo un problema, il fatto di trovarsi senza la possibilità di utilizzare i cellulari, il ristorante di nouvelle cuisine e soprattutto i bagni, era irragionevole. I membri dell’equipaggio apparivano agli occhi degli ospiti quasi come volontari dei centri di sostegno, per le persone in difficoltà: essi cercavano di ripulire la nave, distribuivano i panini di salame e formaggio singolarmente e si aggiravano tra i corridoi cercando di aiutare il prossimo. Analizzando quella nave da crociera con occhi esterni sembrava di essere tornati indietro nel tempo, quasi in guerra, quando mancava il cibo e sfociava l’ira dalla gente di nazionalità differenti.

 

Oramai i turisti si stavano dividendo secondo la loro provenienza: si creavano gruppi d’italiani, francesi o tedeschi, che spesso e volentieri litigavano tra loro per ottenere i luoghi più comodi, per il proprio riposo serale e dove non essere disturbati.

 

Il traghetto che ci ha trainato

Il traghetto che ci ha trainato

 

I giorni trascorrevano monotoni finché un pomeriggio arrivò la notizia che un peschereccio avrebbe trainato un’elegante nave da crociera fino a portarla su un’isola e così improvvisamente l’umore di tutti cambiò. Forse la speranza di terminare quel sogno, che stava diventando anche un po’ scomodo e per qualcuno incuboso, stava portando più serenità alla gente, ma a volte la speranza protratta nel tempo conduce solo all’apatia.

 

E in questo stato molti erano entrati, soprattutto di notte quando in una di queste, in ora tarda, si sentì improvvisamente squillare un cellulare  -  Forse si era tornati alla normalità.  E molti si svegliarono di soprassalto, quasi pensando a un’allucinazione, un altro sogno e cercando subito i loro telefoni per comunicare.

- Silenzio ! -, gridavano le persone vicino con tono nervoso, – fateci dormire! -. Un atteggiamento strano da parte loro: preferivano il buon sonno alla possibilità di risentire le voci dei famigliari o amici.

- Abbiamo detto che vogliamo dormire! Non parlate al cellulare! - Pochi giorni fa le stesse persone che ora lottavano per la pace notturna erano nervose e impaurite volendo parlare con i loro famigliari ad ogni costo e ora che ce n’era la possibilità, la rifiutavano. Queste sono le bellezze e incongruenze del comportamento umano. Finché tutto si basa su semplici parole o insulti e non si va oltre allora è ancora tollerabile, tuttavia qualcuno si era già alzato per dimostrare anche una certa superiorità fisica che, una volta accortosi della propria inferiorità, sfociò fortunatamente nel nulla. La notte stava sposandosi con l’alba e i primi bagliori portavano al rispecchio quasi di un’allucinazione: la terra.

 

Dopo quattro giorni di navigazione in cui la nave da crociera era stata umilmente trainata da un semplice peschereccio e si era vissuti come in un campo Rom ora si stava raggiungendo la terra ossia le isole Seychelles, note per le loro spiagge paradisiache.

 

- Dall’inferno al paradiso! -, commentò in tono scherzoso un signore che era appoggiato alla ringhiera del ponte. – Siamo giunti alle isole! Ora ci riporteranno a casa... -. Questi i commenti mentre s’iniziava lo sbarco dei primi passeggeri. Per qualcuno quell’esperienza era stata addirittura infernale, senza servizi igienici, con poco cibo e sudore sulla pelle, per altri forse soltanto un diversivo. In quei giorni di navigazione non si viveva né un inferno, né un purgatorio, ma un breve e semplice periodo di meditazione. E fu proprio grazie a quei giorni che la mente di tutti viaggiatori, volenti o nolenti, ebbe una trasformazione, trovandosi a dover superare ostacoli mai prima d’ora affrontati.

 

Sette squilli di allarme. Un unico codice per la salvezza in mezzo all’Oceano. Non bisogna temere i momenti bui, i rischi che sempre si possono correre altrimenti mai nessuno avrà il coraggio di reagire e, in questo caso, di viaggiare. E pertanto si perderà così l’occasione di scoprire un mondo nuovo, ricco di affascinanti sfumature.

 

La vacanza risultò comunque essere stata Allegra, ricca di risorse e insegnamenti. Forse la più Allegra e umana che ciascuno si potesse mai immaginare. Se si desidera esplorare e vivere la vita allora è necessario anche imbarcarsi al buio con il mare mosso, perché l’Oceano, come tutto il Mondo, è ricco di tesori meravigliosi e inimmaginabili.

 

I bagagli ammassati insieme ai container alle Seychelles

I bagagli ammassati insieme ai container alle Seychelles

 

Ma purtroppo molti di noi rimangono semplicemente umani, incatenati dai loro timori e preferiscono riposare sulla spiaggia accettando il lusso del resort che la Costa Crociere ha offerto per riparare all'accaduto... Me compreso!

 

Il presente racconto è tratto dall’evento accaduto in data 27 febbraio 2012 sulla nave da Crociera Costa Allegra.

I nomi dei personaggi sono stati volutamente cambiati. 

L’autore ci tiene a ringraziare con tutto il cuore il Comandante e l’intero equipaggio della Costa Allegra per la loro professionalità, in particolare, per ragioni personali, ricorda con affetto lo chef executive Antonello Porcu e il sacerdote Don Camillo Sessa, che con la loro gentilezza e simpatia hanno aiutato moltissime persone.

    



Max può a ragione veduta definirsi un giramondo avendo iniziato a viaggiare per il pianeta all’età di 6 anni. Tour e villaggi turistici, crociere e viaggi fai da te, città d'arte e luoghi selvaggi: per lui non ci sono formule giuste o sbagliate, l'importante è conoscere ogni volta un altro pezzetto di mondo.

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